Scrissi di calcio due anni fa, in
occasione dei Mondiali sudafricani, e poi appena dopo la scoppola all’ultimo
atto degli Europei, quest’estate. Mi piace come sport ma non amo scriverne: se
ne parla già fin troppo. Eppure, uno dei gesti tecnici più incredibili di
sempre – la rete del 4-2 in Svezia-Inghilterra di Zlatan Ibrahimovic – qualche
riga la merita.
L’uomo è indiscutibilmente rozzo
ai sentimenti, povero di cuore, ricchissimo di portafogli. Cambia una squadra
di club ogni 2 anni, e ogni volta bacia lo stemma del nuovo team con ardore,
attaccamento. Fisico possente, tecnica sopraffina, carattere ingestibile che a
tratti sfocia nel maleducato spinto, Ibra – come lo chiamano i suoi tifosi – ha
fatto gioire molti e spento entusiasmi di molti altri.
Mercoledì sera il colpo di genio,
la follia, la rete che rimarrà negli annali dello sport più amato del mondo.
Rinvio lungo dalla sua difesa, il portiere avversario esce avventatamente
colpendo la sfera di testa e lui, all’estremità destra dell’area di rigore
quasi fa per girarsi di spalle, colpendo la palla con forza sopraffina, al
volo, senza lasciar rimbalzare il cuoio sull’erba umida. Un gesto non catturabile,
neppure dal fotografo più esperto. La palla va proprio verso la porta, decisa e
potente. Rimbalza una volta – quasi a prendere in giro il difensore che vi si
era avventato per tentare un salvataggio disperato – ed entra nella rete,
rompendo il madornale silenzio che uno stadio intero aveva costruito attorno
alla prodezza.
Non un gol casuale, ma voluto. Eppure Zlatan non ci
crede, sembra frastornato. Pelè, Maradona e Messi, autori di simili prodezze –
e portatori sani di maggior tecnica rispetto allo svedesone – si vedono
avvicinati da un momento di pazzia che ha reso divino un colpo impensabile, da
guardare e riguardare, continuando a sgranare gli occhi, non riuscendo a
farsene una ragione.
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