La mente va a un episodio mai
raccontato, risalente a quest’estate. Chi mi legge con frequenza conosce bene i
miei pomeriggi pugliesi: di riposo e mare. In una giornata in cui nulla faceva
presagire che qualcosa sarebbe andato diversamente, la sorpresa. Erano i giorni dell’Ilva, quelli in cui il
dilemma “chiudere oppure no” lasciava 10.000 persone in un dubbio lavorativo
tremendo, atroce. Le prese di posizione
si moltiplicavano, ma non si giungeva a una soluzione condivisa e logica. Ma
era agosto, nessuno avrebbe onorato
cotanta problematica con la propria presenza in un territorio martoriato dal
disastro della malattia.
Proprio nessuno? No, mi
sbagliavo. Mentre sorseggiavo un non meglio precisato cocktail sulla solita
scogliera, tra una chiacchiera e l’altra con qualche amico scorgo una figura
mediaticamente conosciuta. Non un personaggio locale, di quelli che vedi una
volta e ti rimangono in mente, ma uno che avevo visto in televisione, che
parlava in modo forbito e surriscaldandosi soprattutto per un’altra magagna
italica, il caso Fiat. Era Maurizio Landini. In quell’angolo di mondo, su
quegli scogli dimenticati dai più. Beveva la sua birra in un bicchiere di
plastica, si guardava intorno. Occhi curiosi e attenti, mole massiccia,
camicina d’ordinanza. Circondato da ragazzi della Fiom, non da un’imponente
servizio d’ordine.
Lo riconobbi facendo qualche
passo avanti, che si sa, la mia vista balla abbastanza. Volevo scambiarci due
parole: una sensazione sulla situazione italiana a livello globale e un’infarinatura della mia situazione lavorativa, che ancora mi fa
prudere le mani.
Disponibilissimo, raggiungibile,
attento a ogni parola gli veniva rivolta, cercava perennemente il confronto con
noi, per capirne di più. Mi ha trasmesso la piacevole sensazione di essere
preparato e non qualunquista, coerente e non opportunista. Era lì per Ilva
ovviamente, per testimoniare attenzione, presenza. E ha fatto il suo.
Ci pensai nei giorni appena
successivi; la cosa lì per lì non mi sembrò un evento. Eppure confrontarsi
liberamente con un leader di quel calibro non è cosa da tutti i giorni, non è
cosa da scogliera e birra.
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