Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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lunedì 26 novembre 2012

Sarà ballottaggio

E a Rosy Bindi non piacerà. Eppure le cose sono andate proprio come da sondaggi: 44-35. Nichi Vendola ha preso il 15%; pensavo meglio. Bruno Tabacci e Laura Puppato si sono rivelati inesistenti, ma era preventivabile. Quasi 3 milioni e mezzo di votanti, qualcosa di inaspettato. Un flusso imponente di elettori che voleva dire no a qualcuno, a qualcosa, a un Ventennio, a un altro Ducetto all’orizzonte.

Una prova democratica e leggera, una giornata di festa e una serata di analisi televisive qualunquiste. Il vero vincitore sin d’ora è l’odiatissimo Matteo, che nell’immediatezza dei risultati non sembra stupito, ma rafforza la sua convinzione verso uno “Yes, we can” che ho già sentito da qualche parte.

Il gioco è piaciuto, si rifà domenica prossima e sarà l’ultima chiamata. C’è chi dice che vincerà chi intercetterà i voti e gli umori del buon Nichi, chi dà già Pierluigi pronto per la prossima campagna elettorale. Io non mi sbilancio; alcuni fattori sono imponderabili e 9 punti percentuali sono 300.000 preferenze: un’onda assolutamente surfabile.

Dall’altra parte ancora non si sa cosa si farà, se imporre dall’alto o fingere democraticità. Una sola riflessione sui nomi: da una parte si sono confrontati Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci. Dall’altra, a Silvio piacendo, le previsioni dicono Alfano, Meloni, Mussolini, Biancofiore e Cattaneo, mentre Sgarbi e Galan hanno ben pensato di ritirarsi. Qualità differenti in un formato che sembra uguale.

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