Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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giovedì 8 novembre 2012

Il meglio deve ancora venire

Lo cantava qualche disco fa Ligabue, e da mercoledì mattina ora italiana lo urla, gioiosamente, Barack Obama.

Barack è indubbiamente amato in patria per tutta una serie di motivi che in Europa capiamo solo di sguincio, dando letture parziali, a tratti un po’ provincialotte: la baruffa chiozzotta nel bel mezzo della nottata appena trascorsa tra Lucia Annunziata e Giuliano Ferrara dice molto più di mille parole, e mentre alcuni inviati italici sul campo – Botteri, Severgnini – esultano smodatamente manco avessero potuto votare, altri – Cazzullo – fingono terziaria imperturbabilità.

L’elezione non era in dubbio, checché ne dicessero sondaggisti e numerologi. Obama si è indirettamente giovato delle gaffes in serie di un competitor a dir poco impresentabile (ricorda qualcuno, per appartenenza e promesse?), che dava la perenne sensazione di nulla sapere di politica estera, o di economia. Gli afroamericani hanno fatto parte del resto, e anche la First Lady, coi suoi appelli accorati, ci ha messo del suo.

La retorica post vittoria fa molto “stelle e strisce”, fa molto show, molto “Campioni del Mondo!”. Il globo aspettava, ansiosamente certo: ha ottenuto una risposta ovvia, senza incognite da “Swing State”.

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