Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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domenica 11 novembre 2012

Lascia. O forse no

E così, il giorno prima di una sentenza di primo grado che lo condanna (ma dai!), Silvio lascia, salvo poi ritrattare (ma dai!/2). Va a fare il panchinaro, l’Inzaghi, il padre nobile (si, quello che con la scusa dell’anzianità tocca il culo delle nipoti), l’insegnante per futuri (Una) bomber. Con tutta probabilità non ne sentiremo la mancanza.

Già da qualche tempo che se ne parlava, da quando i risolini malcelati si sono diradati, diventando attenzione per la marzialità dell’atteggiamento montiano, per la sua inattaccabilità. Lo insegnano nel privato peraltro, patria del berlusconismo: prima regola, essere inattaccabili.

Mr. B. non lo era; non lo è mai stato. Il salto triplo dalle connivenze craxiane a quelle dellutriane al bunga bunga è stato un florilegio di imprenditorialità rovinata, di fotografie di un Paese alla deriva. La palla ora passa tra i piedi di Angelino Alfano, di Danielona Santanchè, di Galan, di Micaela Biancofiore. Trovare un Politico in questa rosa di nomi resta affare improbo, impresa per coraggiosi veri. Nonostante questo, e non è la prima volta che lo si spera e lo si scrive, i segnali per la fine di un’epoca ci sono tutti.

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