E così, il giorno prima di una
sentenza di primo grado che lo condanna (ma dai!), Silvio lascia, salvo poi
ritrattare (ma dai!/2). Va a fare il panchinaro, l’Inzaghi, il padre nobile
(si, quello che con la scusa dell’anzianità tocca il culo delle nipoti),
l’insegnante per futuri (Una) bomber. Con tutta probabilità non ne sentiremo la
mancanza.
Già da qualche tempo che se ne
parlava, da quando i risolini malcelati si sono diradati, diventando attenzione
per la marzialità dell’atteggiamento montiano, per la sua inattaccabilità. Lo
insegnano nel privato peraltro, patria del berlusconismo: prima regola, essere
inattaccabili.
Mr. B. non lo era; non lo è mai stato. Il salto triplo
dalle connivenze craxiane a quelle dellutriane al bunga bunga è stato un
florilegio di imprenditorialità rovinata, di fotografie di un Paese alla
deriva. La palla ora passa tra i piedi di Angelino Alfano, di Danielona
Santanchè, di Galan, di Micaela Biancofiore. Trovare un Politico in questa rosa
di nomi resta affare improbo, impresa per coraggiosi veri. Nonostante questo, e
non è la prima volta che lo si spera e lo si scrive, i segnali per la fine di
un’epoca ci sono tutti.
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