Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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mercoledì 21 novembre 2012

Due uffici postali

Nell’ufficio postale in cui vado per sbrigare le classiche faccende bollettistiche mi chiamano per nome. E’ una sede piccolina, ben ubicata, comoda per chi come me lavora da quelle parti e vuole togliersi il pensiero velocemente, possibilmente in pausa pranzo.

Spingo la porta, prendo il numerino corrispondente a ciò che devo fare, e già mi riconoscono. Attendo (poco), e poi comincio a chiacchierare con Antonio, il mio sportellista preferito. Avrà la mia età, l’ho tenuto informato sul Perù, mi ha chiesto del mare e delle ragazze, appuntandosi mentalmente che si, ci deve andare pure lui a Lima.

Mentre la bolletta entra, esce e rientra nella stampante che ne certifica l’avvenuto pagamento, compilo il modulo di ricarica della Postepay (che ho fatto lì, obviously). Antonio continua a chiedere, è un curioso del mondo. Mi fa la ricarica lentamente, per potersi godere quelle quattro chiacchiere con tranquillità. Conta i soldi tra le mani, li riconta, mi guarda, “siamo a posto”. “Ci vediamo presto” gli rispondo io. No, non sembra proprio un ufficio postale.

Soprattutto se paragonato a ciò che succede dalle mie parti, nella mia zona. Il lavoro talvolta non permette di fare gli orari che si vorrebbero, e le bollette arrivano a scadenza. E allora ci si deve arrangiare con scelte d’emergenza, come entrare nel turbinio infernal – fantozziano della Posta ubicata a pochi metri da casa. Il fatto che è sotto al mio portone e la evito come Messi fa coi difensori è tutto dire. Già nella viuzza d’entrata il clima si fa pesante, l’aria si assottiglia, l’anima si mette in coda. Arrivare al distributore automatico è parte di un approdo sognato, che svela la sua amara realtà quando le pupille confrontano il numero che hai in mano con la cifra scintillante sul display. E parte la conta: serviranno almeno due ore.

Tutto qui? Certo che no. Passati i 120 minuti meno utili e conditi dai più svariati aromi che la tua stessa vita rimembri, tocca a te. Allo sportello si respira la simpatia tipica riscontrata durante una riunione tra feldmarescialli delle SS. Le addizioni sono  vietatissime, i sorrisi banditi dal 1986; le occhiaie marcate, l’alito marcio. E tu, che sei lì col sorriso che accompagna la tua vita nonostante due ore di attesa e l’obbligo morale di metterti in pari con lo Stato ti senti un dio greco, una persona onesta, un cittadino italiano.

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