Nell’ufficio postale in cui vado
per sbrigare le classiche faccende bollettistiche mi chiamano per nome. E’ una
sede piccolina, ben ubicata, comoda per chi come me lavora da quelle parti e
vuole togliersi il pensiero velocemente, possibilmente in pausa pranzo.
Spingo la porta, prendo il
numerino corrispondente a ciò che devo fare, e già mi riconoscono. Attendo
(poco), e poi comincio a chiacchierare con Antonio, il mio sportellista
preferito. Avrà la mia età, l’ho tenuto informato sul Perù, mi ha chiesto del
mare e delle ragazze, appuntandosi mentalmente che si, ci deve andare pure lui a
Lima.
Mentre la bolletta entra, esce e
rientra nella stampante che ne certifica l’avvenuto pagamento, compilo il
modulo di ricarica della Postepay (che ho fatto lì, obviously). Antonio
continua a chiedere, è un curioso del mondo. Mi fa la ricarica lentamente, per
potersi godere quelle quattro chiacchiere con tranquillità. Conta i soldi tra
le mani, li riconta, mi guarda, “siamo a posto”. “Ci vediamo presto” gli
rispondo io. No, non sembra proprio un ufficio postale.
Soprattutto se paragonato a ciò
che succede dalle mie parti, nella mia zona. Il lavoro talvolta non permette di
fare gli orari che si vorrebbero, e le bollette arrivano a scadenza. E allora
ci si deve arrangiare con scelte d’emergenza, come entrare nel turbinio
infernal – fantozziano della Posta ubicata a pochi metri da casa. Il fatto che
è sotto al mio portone e la evito come Messi fa coi difensori è tutto dire. Già
nella viuzza d’entrata il clima si fa pesante, l’aria si assottiglia, l’anima
si mette in coda. Arrivare al distributore automatico è parte di un approdo
sognato, che svela la sua amara realtà quando le pupille confrontano il numero
che hai in mano con la cifra scintillante sul display. E parte la conta:
serviranno almeno due ore.
Tutto qui? Certo che no. Passati
i 120 minuti meno utili e conditi dai più svariati aromi che la tua stessa vita
rimembri, tocca a te. Allo sportello si respira la simpatia tipica riscontrata
durante una riunione tra feldmarescialli delle SS. Le addizioni sono vietatissime, i sorrisi banditi dal 1986; le
occhiaie marcate, l’alito marcio. E tu, che sei lì col sorriso che accompagna
la tua vita nonostante due ore di attesa e l’obbligo morale di metterti in pari
con lo Stato ti senti un dio greco, una persona onesta, un cittadino italiano.
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