Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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domenica 24 giugno 2012

Tre volte Sliding Doors

Capita, nel giro di pochi giorni, di sentirti come nel celebre film del titolo, quello con Gwyneth Paltrow. Per la serie “cosa sarebbe successo se…”. Ma andiamo per episodi.

Piazza del Duomo, Milano. Un amico di vecchia data ha un leggero e perdonabile ritardo per la passeggiata in centro condita da sano aperitivo. Gli occhi spaziano su tutta la piazza, circondati ed esterrefatti dalla magnifica potenza visiva emanata dal Monumento per definizione. A un tratto, le pupille si bloccano su un volto che sembra conosciuto, ma che l’astigmatismo latente ancora non fa inquadrare per bene. Passo avanti dopo passo avanti, certifico con sicurezza che si tratta di I., ragazza pugliese proveniente dal mio stesso paese di origine. Carattere incerto e volubile I., opportunista sin dall’adolescenza, atteggiamento costruito in funzione di presente o mancato interesse. Camminucchia con un bel paio di amiche, e la cosa poteva divenire interessante. Ma I. no, mi vede ma finge che io sia il condottiero di marmo sul cavallo che sovrasta Piazza Duomo, che a sua volta improvvisamente si rannuvola. Continua a fissarmi e non basta un mio cenno con la mano sinistra, di saluto e stupore. I. gira il busto verso Corso Vittorio Emanuele, e se ne va.

Fermata della metropolitana, appena dopo gli obliteratori, non ancora sul mezzanino. Una ragazza con la quale molto è rimasto non detto incrocia nettamente il mio sguardo, anch’esso molto più attratto dalla di lei amica che da questo incontro fortuito. Finge disagio, poi labirintite. Quindi, si dirige sicura verso l’uscita più lontana da me, senza dire una parola, lasciandomi con un palmo di naso (e prendendo, almeno spero, l’uscita sbagliata).

Metropolitana, linea gialla, treno verso Comasina. Altro sabato pomeriggio tra Decathlon e la compagnia di amici che per motivi lavorativi e logistici non vedevo da un bel po’. Si prospetta una serata a base di pizza, birra ed Europeo quando, proprio di fronte a me, seduta, noto un volto conosciuto. Ma sì, è lei: un anno più piccola di me, frequentava la mia scuola superiore e abita tutt’ora nella mia stessa zona. Molto bellina, abbastanza appariscente, mostra quell’espressione facciale di disagio e da “è lui o non è lui?”. Certo, ero io, e dovevi darmi il tempo di dirtelo! Proprio mentre mi slanciavo con sorriso accondiscendente e braccio in avanti per salutarla spegne la mia allegria fingendo di ricevere una telefonata.

Insomma, nell’arco di una settimana tre volte Sliding Doors. E no, non è una sensazione piacevole.

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