Capita, nel giro di pochi giorni,
di sentirti come nel celebre film del titolo, quello con Gwyneth Paltrow. Per
la serie “cosa sarebbe successo se…”. Ma andiamo per episodi.
Piazza del Duomo, Milano. Un
amico di vecchia data ha un leggero e perdonabile ritardo per la passeggiata in
centro condita da sano aperitivo. Gli occhi spaziano su tutta la piazza,
circondati ed esterrefatti dalla magnifica potenza visiva emanata dal Monumento
per definizione. A un tratto, le pupille si bloccano su un volto che sembra
conosciuto, ma che l’astigmatismo latente ancora non fa inquadrare per bene.
Passo avanti dopo passo avanti, certifico con sicurezza che si tratta di I.,
ragazza pugliese proveniente dal mio stesso paese di origine. Carattere incerto
e volubile I., opportunista sin dall’adolescenza, atteggiamento costruito in
funzione di presente o mancato interesse. Camminucchia con un bel paio di
amiche, e la cosa poteva divenire interessante. Ma I. no, mi vede ma finge che
io sia il condottiero di marmo sul cavallo che sovrasta Piazza Duomo, che a sua
volta improvvisamente si rannuvola. Continua a fissarmi e non basta un mio
cenno con la mano sinistra, di saluto e stupore. I. gira il busto verso Corso
Vittorio Emanuele, e se ne va.
Fermata della metropolitana,
appena dopo gli obliteratori, non ancora sul mezzanino. Una ragazza con la
quale molto è rimasto non detto incrocia nettamente il mio sguardo, anch’esso
molto più attratto dalla di lei amica che da questo incontro fortuito. Finge
disagio, poi labirintite. Quindi, si dirige sicura verso l’uscita più lontana
da me, senza dire una parola, lasciandomi con un palmo di naso (e prendendo,
almeno spero, l’uscita sbagliata).
Metropolitana, linea gialla,
treno verso Comasina. Altro sabato pomeriggio tra Decathlon e la compagnia di
amici che per motivi lavorativi e logistici non vedevo da un bel po’. Si
prospetta una serata a base di pizza, birra ed Europeo quando, proprio di
fronte a me, seduta, noto un volto conosciuto. Ma sì, è lei: un anno più
piccola di me, frequentava la mia scuola superiore e abita tutt’ora nella mia
stessa zona. Molto bellina, abbastanza appariscente, mostra quell’espressione
facciale di disagio e da “è lui o non è lui?”. Certo, ero io, e dovevi darmi il
tempo di dirtelo! Proprio mentre mi slanciavo con sorriso accondiscendente e
braccio in avanti per salutarla spegne la mia allegria fingendo di ricevere una
telefonata.
Insomma, nell’arco di una settimana tre volte Sliding
Doors. E no, non è una sensazione piacevole.
Nessun commento:
Posta un commento