Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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domenica 3 giugno 2012

Il Papa a Milano

Tra un “se ne poteva fare a meno” e un “chissà quanto si sarà speso”, emerge dalla mia testa qualche riflessioncella. Ieri mi trovavo per caso in Duomo, e tra volti conosciuti che fanno finta di non vederti e un acquisto in Decathlon con l’amico di una vita mi ritrovo nel centro di un turbine organizzativo: transenne, polizia, cecchini sui tetti pronti a sparare, elicotteri che volteggiavano in cielo vicini, troppo vicini alla Madonnina più amata dai milanesi. Stava per passare Benedetto XVI, che dopo lauta cena all’Arcivescovado avrebbe celebrato la parte centrale dell’evento per il quale era qui: il Family Day nello sconosciuto e inutilizzato aeroporto di Bresso. 

Mai visto un dispiegamento di forze così massiccio, e oggettivamente invasivo. La tensione si tagliava col coltello, alla faccia della figura pacifica che un Pontefice dovrebbe per definizione rappresentare. Davanti e dietro alla Lancia d’ordinanza dove alloggiava il Papa, almeno una quindicina di auto blindate. Dentro, sul sedile posteriore si appoggiavano con le braccia le guardie del corpo, chè le portiere erano spalancate, e loro erano mezzi in piedi, in bilico tra la seduta e un volo che li avrebbe sfracellati in terra senza umana pietas. 

Un saluto veloce e poi via, sfrecciando verso 500mila persone che lo attendevano trepidanti. Stamattina si parla di un milioni di fedeli per la Messa. Resta un pensiero, una considerazione: la sicurezza non è mai troppa e va bene, ma così tanta sicurezza ci fa sembrare il posto insicuro che non siamo.

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