Tra un “se ne poteva fare a meno”
e un “chissà quanto si sarà speso”, emerge dalla mia testa qualche
riflessioncella. Ieri mi trovavo per caso in Duomo, e tra volti conosciuti che
fanno finta di non vederti e un acquisto in Decathlon con l’amico di una vita
mi ritrovo nel centro di un turbine organizzativo: transenne, polizia, cecchini
sui tetti pronti a sparare, elicotteri che volteggiavano in cielo vicini,
troppo vicini alla Madonnina più amata dai milanesi. Stava per passare
Benedetto XVI, che dopo lauta cena all’Arcivescovado avrebbe celebrato la parte
centrale dell’evento per il quale era qui: il Family Day nello sconosciuto e
inutilizzato aeroporto di Bresso.
Mai visto un dispiegamento di
forze così massiccio, e oggettivamente invasivo. La tensione si tagliava col
coltello, alla faccia della figura pacifica che un Pontefice dovrebbe per
definizione rappresentare. Davanti e dietro alla Lancia d’ordinanza dove
alloggiava il Papa, almeno una quindicina di auto blindate. Dentro, sul sedile
posteriore si appoggiavano con le braccia le guardie del corpo, chè le portiere
erano spalancate, e loro erano mezzi in piedi, in bilico tra la seduta e un
volo che li avrebbe sfracellati in terra senza umana pietas.
Un saluto veloce e poi via, sfrecciando verso 500mila
persone che lo attendevano trepidanti. Stamattina si parla di un milioni di
fedeli per la Messa. Resta un pensiero, una considerazione: la sicurezza non è
mai troppa e va bene, ma così tanta sicurezza ci fa sembrare il posto insicuro
che non siamo.
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