Il primo è stato il cantore della Milano da bere, il
tuttofare dalla rima facile e tagliente. Il secondo ha sdoganato la volgarità
da salotto, quella del si fa ma non si
dice.
Il primo è stato parte e pezzo di una cultura lombarda
fantastica, leggera, soave e senza filtri. Il secondo è stato per decenni il
rappresentante della romanità più comprensibile e vicina.
Schegge integranti di un cantautorato che non c’è più se ne
sono andati a poche ore di distanza, come legati da un filo sottile ed
invisibile che li univa nel loro stesso genio musicale.
Per Milano e Roma sono stati due lutti sentitissimi e
difficili da digerire, e non a causa del coma alimentare tipico del periodo
pasquale. Milano, città freddolina per definizione, si è mobilitata nonostante
le giornate uggiose per salutare Enzo. Roma ha tributato gli ultimi onori a
Franco nella chiesa degli Artisti.
Tutto il resto è noia,
no, non ho detto gioia…ma noia, noia, noia…
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