Scrivo con ritardo non colpevole
di questa pellicola che molto racconta della recente storia d’italia (i
minuscola) perché è ensamble che fa pensare, che tocca sensibilità economiche
prima, di criminalità pensata poi.
La Leda, azienda protagonista di
quest’ora e 43 minuti, altro non è che la Parmalat di Calisto e Stefano Tanzi.
Insolvente dagli anni ’90, perennemente perdonata in nome delle svariate
amicizie del potente qui impersonato da un immenso Remo Girone. Segretarie
consenzienti e disponibili, bocconiani ai quali i conti non tornano proprio e
un contabile preciso e senza scrupoli con il volto impassibile di un Toni
Servillo ai massimi livelli interpretativi.
Miliardi inventati e investimenti
sbagliati: la LedaParmalat sprofonda in un abisso di falsità travestite a
bilancio arrivando fino a Piazza Affari. Il gioiellino si manifesta per quello
che è: un’enorme scatola cinese della quale non si riconosce il dominus. Il
Parma Calcio, le agenzie di viaggio, i villaggi turistici…tutto finto, utile a
mascherare il buco. L’unica moneta sonante, l’unico “pieno a perdere” sono i
veri danari dei risparmiatori, investiti da uno tsunami di azioni dal valore
reale ridicolo.
Già, ridicolo: l’unico aggettivo scrivibile che viene in
mente pensando a chi oggi si finge in fin di vita, e si presenta in Tribunale
col sondino.
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