Ora mancano i ministri, i
decisori, quelli che mettono la faccia su scelte ingenerose e impopolari.
Come ci si è arrivati, a cotanto nipote, è meglio tralasciarlo.
La rinomina a Presidente di Giorgio Napolitano – un grande italiano che dimostra, se ce ne fosse bisogno, la
completa incapacità della classe dirigente – poteva portare solo a un nome come
il suo. Giuliano Amato è per molti versi assolutamente impresentabile;
bisognava puntare al giovane fingendo
di non sapere quanto fosse esso stesso vecchio,
per i nostri meccanismi politici.
Il bello viene adesso; i rumors
dei ben informati fanno trapelare nomi e cognomi da brivido: Massimo D’Alema
agli Esteri, Mario Monti all’Economia, Angelino Alfano alla vicepresidenza,
Maria Stella Gelmini all’Istruzione, Renato Brunetta alla Pubblica
Amministrazione. E qui mi fermo.
5 nomi – potrei farne altri;
tanti ne sono usciti – che ci riporterebbero indietro di una, due, tre
legislature. Per la serie cose che
l’Italia non può permettersi. La mia, personale e inascoltata ricetta dice
nomi nuovi, non grillini, di esperienza ma apolitici. Perché il governicchio,
perché le Grandi Coalizioni, perché Sinistra e Destra insieme non farebbero
bene al Paese che amo ogni giorno di più.
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