Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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venerdì 26 aprile 2013

Giodello

è un ragazzo dalle mille qualità. Le ho scoperte poco a poco, dentro ad una di quelle amicizie che partono lente e poi diventano per la vita. Per la vita, si, perché qualcosa ci unirà praticamente per sempre. Ma lo racconterò fra qualche capoverso.

Giodello è schietto e preciso, malinconico e sorridente. Si infervora per la politica, si arrabbia per quello che non va – quindi si arrabbia molto spesso, visto il periodo. Giodello ogni tanto si assenta, viaggia in un’altra dimensione. Colorata, movimentata, ma sua. Tutta sua. E guai ad entrarci.

Giodello è in primis un collega, una persona della mia generazione con la quale ho condiviso tanto. Tutto è partito da paranoie contrattuali, per poi riverberarsi dentro molto altro. Sotto la barba perenne nasconde un sorriso gentile e tanti buoni propositi, chè si, lui è proprio buono di natura. Forse per la composizione familiare (settimo di 7 fratelli, 5 dei quali preti), forse per un’educazione non marziale ma giusta, forse per un modus vivendi mai eccessivo, mai sopra le righe o oltre una certa soglia.

Le prime uscite da colleghi, con quella sensazione che no, non può andare, non deve andare: SIAMO COLLEGHI! Le tante cose da dirsi, da raccontarsi. L’intesa con pochi cenni, la gioia per il contratto, la tranquillità che diventa maggior voglia di fare: Giodello ora prima di essere collega è amico, è persona cui rivolgersi senza sovrastrutture, è valore aggiunto e sicurezza.

Già, ma perché all’inizio di questa monografia alquanto essenziale e asciutta ho sparato un saremo legati per la vita che sa di definitivo, finale, costante, assoluto? Perché Giodello durante una chiacchierata su Skype dai toni surreali mi ha stupito chiedendomi una cosa, un piccolo favore che nessuno mi aveva chiesto mai. Neanche i più cari amici, quelli che un po’ te l’aspetti, che “tanto sarai tu” ma tu lo sai, non lo sarai. Durante una delle sue più classiche sortite politiche mi spara un “vuoi fare da testimone al mio matrimonio?” che lì per lì mi ha lasciato basito, toccando corde sconosciute. Testimone? Matrimonio? Chi, io?  E come si fa? E che si fa? Ho risposto d’impeto e di cuore: certo, nessun problema.

Da quel giorno mi sento responsabile e responsabilizzato; il testimone custodisce gioie e inquietudini di chi una volta fuori dalla Chiesa avrà un oggetto rotondo tra le dita. Io, testimone, di Giodello: ci ho pensato e ripensato in metropolitana quel giorno, e sono uscito dal convoglio con quel sentimento che parte dallo stomaco e sa di vuoto / pieno, di gioia mista a interrogativi. Sarò all’altezza? Certo che si. E la scelta diventa ringraziamento e onore, e il collega diventa cumpare, e Elblondo fa un altro passo verso l’essere uomo che questo blog certifica.

Ovviamente questa monografia apre il tema ma non lo chiude: tanto ci sarà da raccontare. Dalla scelta del vestito a un eventuale discorso da fare in pubblico, dagli interrogativi a un viaggetto – non addio al celibato eh – che io e l’altro testimone abbiamo organizzato con attenzione e cura, dai personaggi di contorno che diventano figure primarie alla location – sorprendentemente pugliese – tutto sarà trattato qui dentro, poco alla volta. Già, poco alla volta: tre parole perfette per chiudere questo post che ha cercato di raccontare un rapporto che proprio con questa caratteristica è nato e cresciuto.

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