è un ragazzo dalle mille qualità.
Le ho scoperte poco a poco, dentro ad una di quelle amicizie che partono lente
e poi diventano per la vita. Per la
vita, si, perché qualcosa ci unirà praticamente per sempre. Ma lo racconterò
fra qualche capoverso.
Giodello è schietto e preciso,
malinconico e sorridente. Si infervora per la politica, si arrabbia per quello
che non va – quindi si arrabbia molto spesso, visto il periodo. Giodello ogni
tanto si assenta, viaggia in un’altra dimensione. Colorata, movimentata, ma sua. Tutta sua. E guai ad entrarci.
Giodello è in primis un collega,
una persona della mia generazione con la quale ho condiviso tanto. Tutto è
partito da paranoie contrattuali, per poi riverberarsi dentro molto altro.
Sotto la barba perenne nasconde un sorriso gentile e tanti buoni propositi, chè
si, lui è proprio buono di natura. Forse per la composizione familiare (settimo
di 7 fratelli, 5 dei quali preti), forse per un’educazione non marziale ma giusta, forse per un modus vivendi mai eccessivo,
mai sopra le righe o oltre una certa soglia.
Le prime uscite da colleghi, con
quella sensazione che no, non può andare, non deve andare: SIAMO COLLEGHI! Le
tante cose da dirsi, da raccontarsi. L’intesa con pochi cenni, la gioia per il
contratto, la tranquillità che diventa maggior voglia di fare: Giodello ora
prima di essere collega è amico, è persona cui rivolgersi senza sovrastrutture,
è valore aggiunto e sicurezza.
Già, ma perché all’inizio di
questa monografia alquanto essenziale e asciutta ho sparato un saremo legati per la vita che sa di
definitivo, finale, costante, assoluto? Perché Giodello durante una chiacchierata
su Skype dai toni surreali mi ha stupito chiedendomi una cosa, un piccolo
favore che nessuno mi aveva chiesto mai. Neanche i più cari amici, quelli che
un po’ te l’aspetti, che “tanto sarai tu”
ma tu lo sai, non lo sarai. Durante una delle sue più classiche sortite
politiche mi spara un “vuoi fare da testimone al mio matrimonio?” che lì per lì
mi ha lasciato basito, toccando corde
sconosciute. Testimone? Matrimonio? Chi, io? E come
si fa? E che si fa? Ho risposto d’impeto e di cuore: certo, nessun
problema.
Da quel giorno mi sento
responsabile e responsabilizzato; il testimone custodisce gioie e inquietudini
di chi una volta fuori dalla Chiesa avrà un oggetto rotondo tra le dita. Io,
testimone, di Giodello: ci ho pensato e ripensato in metropolitana quel giorno,
e sono uscito dal convoglio con quel sentimento che parte dallo stomaco e sa di
vuoto / pieno, di gioia mista a interrogativi.
Sarò all’altezza? Certo che si. E la scelta diventa ringraziamento e onore, e
il collega diventa cumpare, e Elblondo fa un altro passo verso l’essere uomo
che questo blog certifica.
Ovviamente questa monografia apre il tema ma non lo
chiude: tanto ci sarà da raccontare. Dalla scelta del vestito a un eventuale
discorso da fare in pubblico, dagli interrogativi a un viaggetto – non addio al
celibato eh – che io e l’altro testimone abbiamo organizzato con attenzione e
cura, dai personaggi di contorno che diventano figure primarie alla location –
sorprendentemente pugliese – tutto sarà trattato qui dentro, poco alla volta.
Già, poco alla volta: tre parole perfette per chiudere questo post che ha
cercato di raccontare un rapporto che proprio con questa caratteristica è nato
e cresciuto.
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