Dunque, la squadra ha giurato. Ma
paradossalmente i riflettori non sono puntati sulle formule di rito, sui
ringraziamenti, sull’arrivederci al vecchio inquilino, sulla campanellina che
fa passaggio di consegne e responsabilità.
Negli stessi istanti in cui
giuravano Emma Bonino, Maurizio Lupi e Dario Franceschini – tutti insieme,
uniti in un abbraccio mortale – fuori dal Palazzo accadeva qualcosa di strano
per l’Italia, Paese di rivolte a parole e calma assoluta nei fatti.
Un uomo – calabrese,
probabilmente disperato – sparava ad altezza uomo, ad altezza Carabiniere. 6, 7
colpi, precisi e assordanti. 3 feriti, 2 delle forze dell’ordine e una donna in
stato interessante. La breve fuga, la faccia a terra che fa cattura e sdegno.
L’Italia non è un Paese così, l’Italia si ribella con
altri mezzi. Magari meno persuasivi ma più civili, seppur altrettanto sdegnati.
E ora guai a trovare facili colpevoli in chi si indigna, evoca la morte –
cerebrale, non fisica – di una classe dirigente e genera, seppur come lontana
conseguenza, gesti di siffatta, inaudita incomprensibilità.
Nessun commento:
Posta un commento