Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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domenica 28 aprile 2013

Giuramenti & sparatorie

Dunque, la squadra ha giurato. Ma paradossalmente i riflettori non sono puntati sulle formule di rito, sui ringraziamenti, sull’arrivederci al vecchio inquilino, sulla campanellina che fa passaggio di consegne e responsabilità.

Negli stessi istanti in cui giuravano Emma Bonino, Maurizio Lupi e Dario Franceschini – tutti insieme, uniti in un abbraccio mortale – fuori dal Palazzo accadeva qualcosa di strano per l’Italia, Paese di rivolte a parole e calma assoluta nei fatti.

Un uomo – calabrese, probabilmente disperato – sparava ad altezza uomo, ad altezza Carabiniere. 6, 7 colpi, precisi e assordanti. 3 feriti, 2 delle forze dell’ordine e una donna in stato interessante. La breve fuga, la faccia a terra che fa cattura e sdegno.

L’Italia non è un Paese così, l’Italia si ribella con altri mezzi. Magari meno persuasivi ma più civili, seppur altrettanto sdegnati. E ora guai a trovare facili colpevoli in chi si indigna, evoca la morte – cerebrale, non fisica – di una classe dirigente e genera, seppur come lontana conseguenza, gesti di siffatta, inaudita incomprensibilità.

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