Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

lunedì 20 febbraio 2012

Lorenz

è stato un collega di lavoro, “il” collega per capacità e cose insegnate. Ora è un amico, e già 6 anni fa sentivo non poteva essere altrimenti. Persona piena, arguta, sorridente, seria, attiva, illuminata, sempre alla ricerca di soluzioni, con la battuta pronta e tagliente e l’espressione arcigna che spesso si tramuta in sorriso. Uomo del pavese il buon Lorenz, essere umano di campagna nella naturalità del dire cose che a Milano fanno scalpore quali “Oggi ho cagato già 4 volte, e sono ancora le 14!”.

Lorenz ha aperto le porte del mio primo vero lavoro stipendiato, e tantissimo gli devo. Mi ha insegnato a farmi valere e a rendermi inattaccabile, concetto che ancora oggi porto dentro di me custodendolo come un prezioso segreto. Mi ha fatto prendere sul serio l’attività lavorativa, aiutandomi come nessun altro fino a quel momento. Mi ha caricato sulle sue spalle, mostrandomi la strada. Mi ha fatto sembrare meno pesanti 11 mesi infiniti ma pieni di conoscenza, stressanti ma che mi hanno formato come nessun altro periodo della mia vita, dolorosi per fatti personali ma di cui conservo solo lacrime di gioia. Mi ha fatto capire con chi dovevo combattere e con chi dovevo essere accondiscendente, coprendomi quando ce ne era il bisogno, facendomi tirare fuori gli attributi all’occorrenza.

Una volta terminata quell’esperienza, una volta cessata la sensazione “Sliding Doors” che mi ha accompagnato per 6 anni come un’ombra e che diceva “Hai rinunciato a un tempo indeterminato sicuro per accondiscendere a una promessa!”, ovviamente con Lorenz non ci siamo persi, anzi. Aperitivi e cene sono stati la scusa per non perderci di vista, per passare ore insieme in allegria, per aggiornarci su questo o quel personaggione che aveva sfiorato i nostri destini. Salvo poi, dal settembre dell’anno appena finito, pianificare una grande avventura che avrà luogo nei prossimi giorni: un viaggio all’altro capo del mondo, per dire “ci siamo anche noi” a un amico comune che si sposa. Il lavoro, la vita, l’avventura, la Terra, il comune sentire che ci rende vicini: tutto questo è il mio amico Lorenz.

giovedì 16 febbraio 2012

A mighty heart - Un cuore grande

103 minuti che ricordano Daniel “Danny” Pearl e il suo amore per la professione e per la moglie, qui interpretata da un’intensa Angelina Jolie. Guerre di religione si intrecciano a odii interrazziali; l’essere americano, giornalista, ebreo come male assoluto laddove l’estremismo domina attentamente la disperazione e ciò che a causa di essa diventa credo.

Storia di una work in progress family all’ultimo giorno di Pakistan, terra lacerata da sensi di colpa e cellule dormienti; storia della barbara uccisione di un uomo che sconvolse per complessità e crudezza, rendendo un giornalista vittima sacrificale nel nome della War against Terror.

Pellicola che tiene col fiato sospeso nonostante la fine fosse nota perchè dettata da una pagina nera della storia contemporanea cruda, occidentalmente ingiusta, terribile, fredda, qui abbastanza edulcorata, vissuta in modo terzo senza perdere drammaticità.

Menzione per Archie Panjabi, volto fresco, interpretazione sicura, occhio sveglio. Film da vedere e rivedere per attenzione alla realtà dei fatti, location da brivido, giusto ripasso di ciò che è stato solo 10 anni fa.

sabato 11 febbraio 2012

Tv ko

e non è assolutamente il periodo giusto. Ieri pomeriggio ero in ballo tra lavatrici e lavaggi a mano, e come mio solito mi teneva compagnia un imprecisato sottofondo parlantino. All’atto della stesura della lavatrice numero n, mi giro e mi rendo conto che l’immagine trasmessa sullo schermo era particolarmente fioca, seppur il livello del volume fosse quello usuale.

All’atto di cambiare canale, la tv si trasforma improvvisamente e senza preavviso in radio, gracchiando parole confuse e senza bypassare alcuna immagine dallo schermo ai miei occhi. Cerca che ti ricerca, trovo il manuale di istruzioni e già a prima lettura non manca la delusione: sono al di là del periodo di garanzia (24 mesi); qualunque riparazione dovrò pagarla salatissimamente.

Dò una spolverata all’elettrodomestico, stacco tutte le spine, le riattacco, spengo e riaccendo dall’interruttore di stand by e dal telecomando: niente. Nessun risultato. Le voci indistinte continuavano a fuoriuscire (ho riconosciuto, nell’ordine, Daria Bignardi, credo Giancarlo Magalli, credo Paola Perego), ma nessuna immagine di conseguenza.

Amaro dilemma: recarmi direttamente da un punto vendita e comprare un apparecchio nuovo, sperando sia un problema di tv e non di attacchi, spine o quant’altro o puntare su una manutenzione dai dubbi risultati?

venerdì 10 febbraio 2012

Un memoriale

Vedevo piccoli seppur alti fantasmi da tempo, da sguardi complici che avrebbero causato conseguenze.

Vedevo un mio “rimanere indietro” palese, sbagliato, ottuso, immaturo, ingiusto.

Vedevo poca ammirazione, leggera invidia malcelata.

Vedevo attese e fatti inequivocabili, supponenza e non capire.

Vedevo e ora vedo, chè se la vista mi facesse difetto le sensazioni vedrebbero per me.

Non vedevo attenzioni ma dinieghi, sfiducia, rarefazione del tempo, impossibilità di goderselo appieno.

Vedevo un lavoro lungo e sfiancante fatto nel periodo peggiore, e come spesso mi accade vedevo sacrifici, paranoie, sbattimenti e ora vedo qualcuno che si gode i risultati al posto mio.

Vedevo il mio perenne tentativo di gustarmi e vivere il singolo momento, senza alcun rimpianto. Ora devo guardarmi indietro senza abituarmici, pensando a quanto ho perso nel tragitto.

giovedì 9 febbraio 2012

Il Superbowl

e’ un casino. Non ci ho capito una cippafionda. Grazie a Sportitalia ho seguito questo evento mondiale, durante il quale l’America si ferma, e mi son fermato anch’io.

Ho provato a “spostare” le regole del rugby dentro al football americano, con scarsi risultati: nel secondo caso l’ovale si può lanciare in avanti, nel primo no. Ho tentato di carpire qualche fondamentale dalla telecronaca: niente. Non ho capito il perché dell’esistenza di due porte da calcetto che si sviluppavano verso l’alto come quelle del rugby. Non ho inteso perché i giocatori erano bardati all’ennesima potenza in uno sport dove il contatto è sì trucido, ma imparagonabile agli scontri durante un match di “palla ovale europea”. La performance canora di Madonna non ha di fatto alzato l’adrenalina, e l’enfasi per questo verdetto sportivo, peraltro molto dilatato nel tempo (durata totale circa 4 ore, di cui 2 ore e mezza di tempi morti) mi è sembrata francamente eccessiva.

Bocciato. Forse perché, in quanto europeo, credo che se la palla è rotonda tutto assume maggior fascino.

mercoledì 8 febbraio 2012

Er freddo, 'a neve

Ebbene, siamo a inizio febbraio, i giorni della merla sono passati da poco e tutti i più influenti (?!?) personaggi del Paese sono in fila a interrogarsi su chi doveva avvisare chi che stava per arrivare la neve. Il sindaco della poco sotto citata Capitale nell’ultimo weekend è stato in televisione più di Pippo Baudo negli ultimi 10 anni, e invece di risolvere i problemi come un primo cittadino avrebbe l’obbligo morale di fare, asseriva via Tg5, Porta a Porta, In ½ Ora che era tutta colpa di chi non gli aveva anticipato in esclusiva assoluta le problematiche atmosferiche. Ma stiamo scherzando? Manco si trattasse di una nevicata epocale ad aprile!

Così, mentre Torino, Milano, Genova, Bologna, Venezia sfioravano e a tratti superavano i -10 gradi senza batter ciglio, battendo i denti con dignità, poco più giù si era al blocco caotico, alla chiusura delle scuole, a quella degli uffici pubblici (da non credere!). Dò per scontato che il buon Alemannone, scorza fascista di vecchissima data, non sia mai stato a Livigno. Urge rimedio a Ggggià, vatti a vedere come si contrasta il Generale Inverno: con poche parole e molta voglia. E poi taci per carità, almeno per un mesetto.

domenica 5 febbraio 2012

Uno su due

Primo ruolo drammatico, serio, vero per Fabio Volo in un film che fa male per contenuto, forma, sostanza, messaggio, lasciando aperta la porticina della speranza in un finale di risata isterica e bacio infinito. Fabio si fa apprezzare in un ruolo complicato e lontano da lui, il malato fortunatamente benigno. E’ argomento ancora troppo fresco per me per non toccarmi direttamente, lo sarà sempre, e ogni scena è angoscia e corridoi giallastri e conosciuti, riviste e leggeri miglioramenti che fanno sfiorare la materia che regala improvvisa vita ai miracoli, sconfiggendo la morte lenta, peggiore.

Genova è sbiadita e un po’ nemica; trasforma il male in odio nei confronti delle persone certe e fa provare amore improvviso per perfetti sconosciuti che si sentono vicini per destino e piccole affinità che sembrano fratellanza.

Ninetto Davoli è infinito, toccante: gran prova di caratterista. Anita Caprioli fa la compagna che non capisce, che non capirà mai. E poi Fabio Volo, che dopo una pellicola così scrive “attore” alla voce professione, sulla sua carta d’identità.

sabato 4 febbraio 2012

Niguarda, Germania Est

A Milano, in zona Niguarda, sopravvive un piccolo pezzettino di Germania Est. Entrata ampia, muri bianchi e poche birre in una lista ordinata, che però mantiene tutte le promesse.

Una volta dentro sembra che il gestore / cameriere sia perennemente lì lì per raccontarti un segreto inenarrabile, o stia per farti leggere un dossier che ti riguarda, compilato da un ufficiale della Stasi. Ti senti dentro “Le vite degli altri”, poi la birra lascia spazio al sangue e all’ossigeno e ricordi: sei a Milano, sei a Niguarda!

Musica soffusa, pochi schiamazzi, profumo di crauti che sfiora le narici senza invaderle. Dietro un’apparente inaccuratezza si cela un birrificio di livello, senza troppi inutili fronzoli che nasconderebbero le pecche imperdonabili di un locale fighettino qualsiasi.

Niente cameriere bbbone, niente eleganza, niente milanesità: è lo Scott Joplin. Non ancora un punto fermo né nella mia personale Top 5, ma il tempo potrà essergli galantuomo.

venerdì 3 febbraio 2012

Roma, nun ce semo

Stereotipo vuole che un milanese non parli bene di Roma, che la Capitale non gli piaccia perché “Milan l’è semper grand Milan”. Non ribalterò lo stereotipo, anche per me è così.

Sono stato a Roma un paio di volte, una per piacere da tutti i punti di vista e l’altra per procedura concorsuale, e ho solo parole negative per la Città Eterna. Caotica, incomprensibile, più spersonalizzante di Milano, di fretta, rumorosa, caciarona, volgare. Si salva Ostia, ma già stiamo parlando di altro Comune, di altra realtà.

I romani mi sono sembrati tendenzialmente infelici, tendenzialmente convinti di essere felicissimi. Il traffico è inquietante, a qualunque ora del giorno e della notte. I mezzi pubblici inaffidabili, se è vero come è vero che nel bel mezzo del percorso che doveva portarmi all’Hotel Ergife, sull’Aurelia, il conducente dell’autobus ha cambiato capolinea in corsa, senza avvisare i passeggeri. Le metropolitane sono lentissime rispetto alle pari grado milanesi, e le indicazioni poco chiare. I luoghi d’interesse non sono né pubblicizzati né segnalati; il verde (tanto, in confronto ad altre città italiane) maltrattato.
 
No Capità, nun ce semo. Te stò a boccià senza appello.

mercoledì 1 febbraio 2012

La neve nel cuore

Saga familiare natalizia che fa commuovere e sorridere come da previsioni. Cinepattone made in Usa senza la volgarità che tanto ha stancato a Little Italy, che prima o poi verrà definitivamente sdoganata come insopportabile. Tre matrimoni non scritti e un funerale accertato negli ultimi frame di una pellicola bianca, di lana pesante.

Diane Keaton alla sua prima recitazione “guardabile”; Dermot Mulroney cambia stagione ma non personaggio rispetto a “Il matrimonio del mio migliore amico”; Sarah Jessica Parker toglie la casalinga ma resta disperata, gettando nelle ampie braccia del panico chi prova a seguire la sua prova d’attrice, mentre una Claire Danes truccatissima prova ad accendere il Desiderio, non riuscendoci appieno.

Promosso perché guardato nel periodo giusto e per una trama che esce un po’ dagli schemi, pur restando abbastanza scontata.