Esattamente un anno fa pubblicai
un post di un certo successo, che tesseva le lodi della mitica Peruvian
Airlines, ponendola in imbarazzante
confronto con Alitalia. E’ di ieri – potrei scrivere di stanotte – l’ultima
disavventura della nostra compagnia di bandiera, che affida voli di lunghezza
infima a compagnie di livello inesistente.
Ammetto che nell’oretta di volo
che distanzia Milano da Brindisi spesso muoio dalla noia. Il sonno non arriva,
il premio del “signore, cosa desidera: acqua, acqua frizzante o di rubinetto?”
mi disgusta, e allora scartabello le procedure d’emergenza, o Ulisse, un
mensile di cui fare a meno. Ebbene proprio su Ulisse, a Natale, la lettura
fermò la sua attenzione nei confronti dei temutissimi partner Alitalia. E
pensai proprio “Dio mio, Carpatair, ma perché?”.
Stamattina ribadisco il mio orrore, doppio: perché far
esistere un Pisa – Roma (370 km), o un Ancona – Roma (300 km)? E perché, perché
affidarlo a Carpatair, flotta di 14 aerei, sede a Timisoara? Mah.
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