Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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lunedì 25 febbraio 2013

Presidente, pensaci tu

La giornata elettorale è stata incredibile, frenetica, infinita: gli instant pool rendevano noto ciò che tutti immaginavamo, ma già dalle prime proiezioni di dati reali la percezione cambiava, si modificava, dava adito a dubbi amletici e a sconfitte inaspettate.

Gli sconfitti stanno a sinistra, tra i rivoluzionari di Ingroia ma soprattutto nelle fila di un partito che a parer mio non c’è più: il Pd. Le facce di chi si presenta sono stanche; figuriamoci che voglia ha l’elettore medio di votarle. Suvvia, era ancora presentabile una Rosy Bindi? E Bersani, con quei paragoni un po’ così e quell’atteggiamento dozzinale, non ha sbagliato proprio nulla? 

I vincitori o supposti tali stanno dall’altra parte: nessuno, in Italia e fuori, accreditava a un certo Mr. B. il 30% delle preferenze. L’assurdità della cosa ha fatto improvvisa assonanza con il malumore dei mercati: Borsa a picco e spread in vertiginosa salita, giusto per non dimenticarci da dove veniamo.

L’altro vincitore – questo si, più atteso – ha il nome e il cognome di un comico: Beppe Grillo. Il MoVimento 5 Stelle è primo partito al Senato, e la cosa non sconvolge per numeri ma per forza propulsiva, per penetrazione di voto. Il duro viene ora sensazionalistone di un Beppe: proclamare è facile e chi come te oggi ha vinto lo sa bene; il difficile è fare.

Già, fare, ma non per fermare il declino: Oscar Giannino non supera lo sbarramento e non entra in emiciclo. Peccato, chè pluralità vuol sempre dire idee. Peccato, chè meglio un Giannino di un Cicchitto, o di un Gasparri. Ma questi abbiamo votato, questi ci meritiamo.

Vista la situazione la palla passa quindi a Giorgio Napolitano, che di sicuro la stopperà con classe e la distribuirà ai migliori in campo. Il suo non è compito facile: da ciò che deciderà dipende il futuro del Paese. Perché di alleanze credo che Beppe Grillo non voglia sentir parlare, e perché di un governo Pd – Pdl ne farei stravolentieri a meno.

Della mia Regione Lombardia infine si saprà domani; fondamentale sarà il grado di voto disgiunto dei grillini verso Ambrosoli. Se il dato sarà alto, il destino sarà scritto. Altrimenti, Maroni si accollerà una Regione malata e la ucciderà definitivamente.

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