La giornata elettorale è stata
incredibile, frenetica, infinita: gli instant pool rendevano noto ciò che tutti
immaginavamo, ma già dalle prime proiezioni di dati reali la percezione
cambiava, si modificava, dava adito a dubbi amletici e a sconfitte inaspettate.
Gli sconfitti stanno a sinistra,
tra i rivoluzionari di Ingroia ma soprattutto nelle fila di un partito che a
parer mio non c’è più: il Pd. Le facce di chi si presenta sono stanche;
figuriamoci che voglia ha l’elettore medio di votarle. Suvvia, era ancora
presentabile una Rosy Bindi? E Bersani, con quei paragoni un po’ così e quell’atteggiamento
dozzinale, non ha sbagliato proprio nulla?
I vincitori o supposti tali
stanno dall’altra parte: nessuno, in Italia e fuori, accreditava a un certo Mr.
B. il 30% delle preferenze. L’assurdità della cosa ha fatto improvvisa
assonanza con il malumore dei mercati: Borsa a picco e spread in vertiginosa
salita, giusto per non dimenticarci da dove veniamo.
L’altro vincitore – questo si,
più atteso – ha il nome e il cognome di un comico: Beppe Grillo. Il MoVimento 5
Stelle è primo partito al Senato, e la cosa non sconvolge per numeri ma per
forza propulsiva, per penetrazione di voto. Il duro viene ora sensazionalistone
di un Beppe: proclamare è facile e chi come te oggi ha vinto lo sa bene; il
difficile è fare.
Già, fare, ma non per fermare il
declino: Oscar Giannino non supera lo sbarramento e non entra in emiciclo.
Peccato, chè pluralità vuol sempre dire idee. Peccato, chè meglio un Giannino
di un Cicchitto, o di un Gasparri. Ma questi abbiamo votato, questi ci
meritiamo.
Vista la situazione la palla
passa quindi a Giorgio Napolitano, che di sicuro la stopperà con classe e la
distribuirà ai migliori in campo. Il suo non è compito facile: da ciò che
deciderà dipende il futuro del Paese. Perché di alleanze credo che Beppe Grillo
non voglia sentir parlare, e perché di un governo Pd – Pdl ne farei
stravolentieri a meno.
Della mia Regione Lombardia
infine si saprà domani; fondamentale sarà il grado di voto disgiunto dei
grillini verso Ambrosoli. Se il dato sarà alto, il destino sarà scritto.
Altrimenti, Maroni si accollerà una Regione malata e la ucciderà
definitivamente.
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