Film che racconta la società
italiana bene, quella della
solidarietà ostentata e dei villoni con piscina. Monica Guerritore e Antonio
Catania – lei sempre troppo teatrale, artatamente
finta, lui costantemente bravo ma con dizione rivedibile – sono parte di
questo microcosmo italico, infarcito di comunismo un po’ fine a sé stesso e
visione a 360 gradi si, ma solo fin quando fa comodo.
E quindi Monica adotta Nadja,
prostituta ucraina che svolge il lavoro più antico del mondo proprio davanti
alla casa della famiglia modello. La veste da signora e la abitua alle cene di
livello, salvo attenderne il passo falso – leggi: il rapporto un po’ troppo
fisico col figlio, alias Elio Germano – per rimollarla in mezzo alla strada,
letteralmente.
Pellicola che lascia basiti per quanto – quasi
involontariamente – capti un pezzo d’Italia pessima, quella che si ricicla e
sempre si riciclerà come nuova e
accogliente. Promosso, nonostante una Monica Guerritore che, con me
regista, dovrebbe rivedere completamente il suo stile recitativo.
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