Non si può non scrivere della
follia dell’alba milanese, del ghanese o presunto tale che ha stroncato la vita
di un uomo, mettendo in serio pericolo quella di almeno altre 4 persone.
Zona Niguarda e per fortuna, chè
l’ospedale vicino sarà molto utile. Mattino, quasi notte. Le strade sono
popolate dai forzati della serata, da chi combatte l’insonnia, da chi sfrutta
la prima apertura di edicole e panetterie e affianca al quotidiano fresco di
stampa una buona brioche.
Il pericolo ha il piccone tra le
mani ed è quasi invisibile, assuefatti come si è da un’era che rende tutto
possibile, tutto passabile. I primi colpi a un ragazzo, poi a un altro, quindi
la picconata in piena testa a un povero 40enne, che chissà per quale sfortunato
caso voluto dal destino passava di là. Poi, ancora, altre 2 vittime di una
forza bruta, inspiegabile.
Il 40enne giungerà in ospedale già morto. Per gli
altri 4 ferite profonde, ma curabili. Il mio cervello pensante, pieno zeppo di
cordoglio, non può non porsi qualche semplice domanda: che ci faceva un ghanese
irregolare con un piccone in mano in mezzo alla strada? Come mai non rispondeva
delle sue azioni, né conosceva alcuna lingua parlata in Europa? E se era
irregolare, perché popolava in palese
sovrannumero un lercio marciapiede della mia città? Chi si farà carico di
una morte atroce? Qualcuno chiederà scusa per l’inopinata presenza di una supposta legalità tribale all’interno di un pacifico quartiere di una Milano
ancora sonnacchiosa? Cosa deve succedere per prendere provvedimenti reali, che
siano d’esempio e portino timore, nei
confronti di chi non deve calpestare mai
più il suolo del mio Paese e della città che amo?
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