Quindi, incarico a Bersani, per
sondare il terreno. Quantomeno Napolitano tende al decisionismo, alla svolta. E
dice no all’inciucio Pd – Pdl (forse) e soprattutto ai vorrei, ma come si fa di Grillo e compagnia.
Si parla di un governatorato a
tempo, c’è chi addirittura scrive potrebbe trattarsi di giorni, giusto per
capire. D’altronde, sto casino gliel’abbiamo combinato noi elettori, e ora che
i sicuri di vincere sono incaricati per sondare e che gli altri li guardano il
gioco inizia a farsi dapprima complesso, quindi durissimo e senza attenuanti di
sorta.
Il Presidente si è dimostrato,
una volta ancora e se ce ne fosse bisogno, un uomo di Stato di dimensioni epocali. Nessun fronzolo e parecchi cazziatoni, chè il momento è tristo. Due
giorni di consultazioni e poi la decisione più ovvia, più sofferta.
Il canovaccio porta a due finali:
1) Bersani trova un’insperata sponda nella Lega e contemporaneamente nei
grillini e nei montiani, lo stallo si sblocca e si inizia a governare, partendo
dagli 8 punti chiave – ma anche spingendosi più in là. 2) il suddetto Bersani
non trova la chiave di volta, gli ipotetici amici divengono nemici e ai confini
dell’estate torniamo alle urne laddove emergerebbero, netti, due vincitori.
Uno di nome fa Beppe. L’altro è il pluriprocessato con l’uveite. Mi turo il
naso e scelgo la 1.
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