che si dà in pasto ad un
elettorato stanco che più stanco non si può. Quello di lunedì scorso –
l’assalto al Tribunale di Milano da parte di 220 scatenati neoeletti di una certa parte – ha il profumo del peggio, di ciò che non si deve vedere in un Paese
democratico. Un processo ha la sua giusta fine con la sentenza, di assoluzione
o colpevolezza che sia; cercare di bloccare un iter così delicato, da parte
peraltro di chi dovrebbe rappresentarci, è un colpo troppo forte, di fragilità
e profondissima ignoranza.
E perché la giornata di lunedì fa da pericoloso
precedente? Perché scavalcare i civilissimi controlli al metal detector e
bloccare la forza pubblica è un’idea che potrebbe, Dio non voglia, essere
applicata al Parlamento. Cittadini inferociti che uniti dal canto di Fratelli
d’Italia entrano nelle stanze dei bottoni, sorprendendo i vari Alfano,
Santanchè, Pelino, Cicchitto e Capezzone nel pieno esercizio delle loro
miserrime funzioni. Sarebbe caccia all’uomo, proprio come lunedì, in Tribunale.
E ci sarebbe da divertirsi.
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