Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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giovedì 10 gennaio 2013

Solo mettendomi in gioco mi faccio male

E me ne faccio da solo, come in un circolo vizioso. Che lo stesso circolo diventi virtuoso è caso e bisestilità: capita di rado e io stesso me ne stupisco.

Prendi ciò che sto vivendo – analizzalo e sconvolgilo, ritoccalo e ribaltalo – porta sempre a qualche considerazione non del tutto positiva. Sono sempre stato l’uomo del corteggiamento lungo e faticoso; solo in determinate situazioni, anche per degli improvvisi colpi di testa, l’accelerata è stata decisiva e portatrice di felicità personale e condivisa. Poi mi sono scoperto chiacchierone, per la serie “parlo di ciò che mi manca”. E quindi via con sproloqui sessuali e fraintendimenti spinti sin dalla prima sera in cui conoscevo una ragazza di qualsiasi tipo e genere, che mi ispirasse fisicità o che mi facesse simpatia. Risultato: ho scaldato l’ambiente ad altri, che come me conoscevano la consenzientissima poveretta dalla stessa sera ma che, a differenza di me, ne hanno avuto una visione privilegiata, orizzontale.

Non sono neppure più senza parole: più semplicemente mi chiedo cosa non va in me – perché di sicuro qualcosa che non va c’è. Mi resta parecchia amarezza addosso, quell’amarezza vuota e infame che mi porto dentro da 3 anni e mezzo ormai, da quando si è chiusa l’ultima storia seria di cui – e non è un caso – ancora non ho scritto una riga, qui.

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