Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

venerdì 30 marzo 2012

La (dis) informazione perde un pezzo

E che pezzo! Emilio Fede, soprannominato nei modi più osceni dai suoi denigratori (ma anche dai suoi colleghi d’azienda). Si dice sia stata “colpa” (o merito?) di Fedelone Confalonieri, che dimostrando un minimo di aziendalismo ha distinto il leccaculismo dalla quasi totale incapacità di intendere e volere.

Cadeva il governo Berlusconi, e Fede apriva il suo telegiornale con il gelido clima novembrino. Pdl e Lega progressivamente si allontanavano, ma la sentenza di secondo grado sul delitto di Garlasco incombeva, maggiormente importante. E poi le foto meno riuscite dei volti del politico di “sinistra” a tutto schermo e a tutto scherno dietro le spalle, per deridere, far sorridere, non far capire.

La gavetta, la direzione del Tg1, Studio Aperto, uno scoop di cui dargli il merito (lo scoppio della Guerra del Golfo, anno di grazia 1991), il passaggio al Tg4, l’informazione di regime, la santificazione del Padrone, la dissacrazione di tutto il resto.

Gli ultimi anni, gli avvisi di garanzia, le sempre più numerose inchieste a suo carico, il tramonto che diventa sera. Lo sfruttamento della prostituzione, i sempre più frequenti “che male c’è” a difendere le proprie dipendenze. Ruby Rubacuori, i soldi nelle banche svizzere.

Il tentato accordo per fuoriuscire “da signore” (che guarda il caso non è riuscito), l’addio forzoso, l’arrivo dell’erede Giovanni Toti. Ciao Emilio, buona pensione.

mercoledì 28 marzo 2012

Carne, riso e modello alto

In Perù la pasta non esiste. Esistono le sope, quelle che noi chiameremmo volgarmente zuppe. Esistono, ovviamente, per globalizzazione e imitazione del “modello alto” i McDonald’s, i Burger King, i Kentucky Fried Chicken, gli Starbucks. 

A Cuzco la carne in generale la fa da padrone: in primis il pollo, preferibilmente alla plancha; in secundis la saporitissima carne d’alpaca, animale tipico della zona, una sorta di incrocio tra un lama e un cervo. La ciccia viene tendenzialmente servita “con sorpresa”: sotto la bistecca si cela quasi sempre una montagna di riso bianco, scondito, insapore, da guarnire a scelta con salsine di varia natura, dal risultato certo e anche alquanto immediato.

domenica 25 marzo 2012

Me, Gemma Arterton e un paio di colleghe

Il braccio di ferro è un braccio di ferro che non è un braccio di ferro tra De Rossi e la Roma.                       I sinonimi non sono il punto di forza di cotanto Alfredo Pedullà, degno scagnozzo del già citato Michele Criscitiello, Sportitalia 1

Quando festeggiamento fa rima con sbattimento, l’anno dopo si cambiano invitati.                      Questa proviene da me, e ne vado molto fiero

…Sarebbe uno scenario che RIPERCORRIREBBE…             La ex ministra dell’Istruzione e dell’Università Maria Stella Gelmini cambia in corsa e per decreto il condizionale presente del verbo ripercorrere, “Ballarò”

Non ti scoperei neanche se tu fossi l’ultimo uomo dopo un inverno nucleare.                  La bella Gemma Arterton ci avvisa che non la dà facile, “Tamara Drewe – Tradimenti all’inglese”

Ancora c’è speranza e tu l’hai risvegliata con il tuo gesto forte, con dignità!                       La mia amica e collega G., ragazza scoperta troppo tardi e dalle mille, meravigliose qualità mi assicura che ho intrapreso la battaglia giusta

Se qualcuno fa uno sbaglio e tu non hai il diritto di impicciarti gli dici semplicemente “sono felice se sei felice”.                                Quante volte ho seguito questo consiglio che Michelle Monaghan dà a Patrick Dempsey, “Un amore di testimone”

L’alcool da secoli è un lubrificante della socialità.                             Uno zio prova a convincere il nipote che no, bere non fa poi così male, “Roger Dodger”

Mi servi vivo!                    In 3 parole e un punto esclamativo la mia collega S., scoperta anni e anni fa, manifestatasi da poco, congiunge tutti i passi che siamo riusciti a fare assieme in soli 2 mesi.

Chi vuole l’avvocato è colpevole.                            Ah, ecco come funziona l’Fbi, “The town”

Leggero, ma non scemo.                             Il direttore di RaiTre, Antonio Di Bella, detta le linee guida a Fabio Volo, “Il Volo in diretta”. Fabio esegue solo in parte

sabato 24 marzo 2012

La chicha morada

è stata una scoperta che ha cambiato il mio modo di concepire le bevande. Di che si tratta? La procedura di preparazione è identica a quella del vino, ma la materia prima non è l’uva. E' il mais. Lo si lascia fermentare, lo si lavora, e la chicha è pronta all’uso, al costume e alle voglie. In versione alcoolica o dolce, delizia il palato e disseta come mai nessuna bibita farà. Niente di paragonabile al…

pisco sour, bevanda alcoolica così dolce da stonare non per il grado alcoolico quanto perché si impiastra al palato non mollandolo neppure sotto minacce minatorie. O all’…

Inca Kola, una Red Bull dal sentore nasale molto più Big Baboloso, dal gusto reale molto più bevibile. Dissetante, ma alla lunga abbastanza disgustosa.

martedì 20 marzo 2012

Cuzco: chiese, altitudine, mate e mattanza

Cuzco ha un clima respirabile e una (tra tante) particolarità: le chiese si chiamano “San Francesco d’Assisi”, “Santa Caterina da Siena”, “Madonna di Loreto”, e così via.

Non ho sofferto troppo l’impatto del passaggio da 0 a 3400 metri, quantomeno in botta; il giorno dopo si è presentato sotto forma di carica sul collo all’atto di alzare la valigia e posarla sul letto del Casagrande, alberghetto minuscolo con stanzette minuscole. Una enorme forza mi ha quasi impedito di muovermi per qualche secondo, come se almeno un milione di mani mi bloccassero le spalle in una morsa mortale.

Il magnifico mate de coca ha risolto tutto, dandomi una carica senza precedenti. Questo infuso a base delle foglie del principio attivo tanto proibito in Italia a Cuzco viene servito in ogni ambito: a colazione, vicino al caffè e al thè; a pranzo e cena, in alternativa a una birra, a una limonata o a una chicha morada, bevanda cui sarà dedicato un post poco più in là; persino come riposante, a metà pomeriggio.

Cuzco città è un paesone che lascia vivere 1/25esimo della popolazione di Lima dentro una cultura colorata, meravigliosa, accogliente, pacifica, fiduciosa. Ogni tempio ci ricorda quanto noi europei (leggi “spagnoli”) abbiamo reso terra di conquista un luogo puro, sacro, immaginifico, potente in ogni angolo. E’ la storia che ce lo tramanda, dimenticando quanti secoli sono passati. Sacsayhuaman in primis ce lo ricorda, facendoci sentire piccoli e rossi di vergogna. I prodromi di un Olocausto, i trisnonni di una mattanza senza motivo né precedenti, in nome della…religione. I cuzchegni sembrano essersi dimenticati di queste malefatte, e a differenza di Lima ti guardano con l’aria bonaria di chi ha imparato a perdonare. Li ho considerati amabili sin da subito anche per questo.

domenica 18 marzo 2012

Peruvian Airlines, sempre meglio di Alitalia

Il viaggio Lima – Cuzco (o Cusco, o Qosqo, come scrivono i suoi abitanti) è pieno di sorprese. “Viaggeremo con Peruvian Airlines!” l’annuncio dello sposo, e in una delle molteplici cene di preparazione al Sudamerica calò un silenzio tombale, interrotto dall’arrivo dell’ennesima bottiglia di vino. Ebbene, Peruvian Airlines è stata una sorpresa gradita: non potendo esigere puntualità (parola intraducibile dal Messico alla Terra del Fuoco), le caratteristiche di sicurezza, servizio, qualità ci sono state tutte.

Hostess molto carine e molto disponibili, spuntino di metà volo luculliano ma quantitativamente e qualitativamente migliore rispetto alla nostra compagnia di bandiera, controlli presenti ma poco invasivi, bagagli restituiti in tempi più che accettabili. Decollare sul mare e atterrare a 3400 metri presenta di sicuro inconvenienti e imprevisti (di cui scriverò a breve), ma nel complesso la compagnia di volo perucha si è dimostrata competitiva e affidabile. Da far provare a chi ha avuto la mirabolante idea di suddividere Alitalia in good e bad company, coi risultati che racconterò più in là, scrivendo di un episodio avvenuto a Parigi, alla fine di questo viaggio meraviglioso.

mercoledì 14 marzo 2012

Un matrimonio in Perù

La scrittura non renderà mai al 100% la portata dell’evento. Non per numero di invitati né per grandezza dell’impresa, non per la presenza di un maestro di cerimonie né per le distanze da coprire dalla Municipalidad al salone delle feste, e poi dal salone delle feste a “casa” (il qui pluripremiato Miraflores Lodge). Ma perché l’aria friccicorina di un tipico matrimonio italico si mischia con la calura umidiccia di una boda perucha; perché le inevitabili nuove conoscenze ti sembrano più calde, meno costruite, più a disagio in quei vestiti della festa, più vogliose di festeggiare al meglio un giorno importante per due persone cui si vuole bene; perché i modi e i tempi ti sembrano inevitabilmente diversi da uno sposalizio occidentale coi suoi rituali, i suoi preti, i suoi bouquet.

Perché dentro una cerimonia italica mai si immaginerebbe un’”ora loca”; perché in un altro mondo con quelle fattezze tutto sembra più giocoso, più easy, più…bello. Viva gli sposi, viva chi c’era!

domenica 11 marzo 2012

Donne, regole...e tanti guai

Musica country e Lindsay Lohan. Diciamo che i presupposti per un capolavoro sono ben altri. Eppure è film godibile, seppur con perni discutibili, portati troppo per le lunghe. Lindsay fa quello che sa fare meglio, la seduttrice senza arte né parte. Jane Fonda è portatrice di sani principi; il bigottismo riesce a vincere senza faticare troppo contro qualunque dialogo brillante. Carino, talmente americano da essere oggettivamente poco esportabile, migliorabile. Un’ora e cinquanta di pelle visibile e recitazione un po’ così.

sabato 10 marzo 2012

Il ceviche

a Lima è un’istituzione, e si mangia rigorosamente a pranzo. Altro non è che pesce appena pescato marinato con limone e guarnito con cipolla e almeno un paio di tipi di patata, a scelta tra le 300 e più tipologie di questo tubero presenti sul territorio peruviano.

Piatto fresco per definizione, ottimo da gustare con una limonata o un’ottima Cervecita, meglio se Cusquena. Lascia in bocca un ottimo sapore, è leggero, e per chi è pugliese come me non è poi una pietanza del tutto nuova: molto simile al “polpo in insalata” per gusto e preparazione, non per colori. La morte di questa gioia per le papille gustative è spiluccarlo in riva al mare, e quando i sapori del palato si confondono con le onde che si infrangono sul bagnasciuga beh, il ceviche avrà svolto il suo (non arduo) compito.

venerdì 9 marzo 2012

Elogio pubblico del Miraflores Lodge

che è l’alberghetto a magnifica conduzione familiare che ci ha ospitato per 6 notti nella capitale peruviana. Due capofamiglia maschi alla guida, due bellissime ragazze factotum, un ragazzo un po’ stonato, pulizia, silenzio, privacy e una delle migliori colazioni mai assaggiate in un qualsiasi hotel. Camera pulita, nessun malcostume europeo, doccia dolcemente tiepida, condizionatore d’aria, poche domande, prezzo irrisorio, sorriso a 32 denti sincero, ospitale, caldo. Tre stelle di fatto e cinque nel cuore, per fiducia e disponibilità.

mercoledì 7 marzo 2012

Perchè Lima?

Già, perché, a cavallo tra febbraio e marzo poi? Per un matrimonio. Che tanto mi ha dato, che tanto mi ha fatto capire, che a tratti mi ha commosso, che mi ha fatto conoscere gente, sguardi, colori nuovi. Che porterò sempre dentro come una delle più grandi pazzie della mia vita, di cui andare assolutamente fiero.

martedì 6 marzo 2012

Piazza Grande è un pò più piccola

La morte di Lucio Dalla ha colto l’Italia impreparata, infreddolendola durante un volutissimo anticipo di meravigliosa primavera.

E’ parte di una cultura musicale che non amo, ma che riconosco. Quell’autoralità spinta, quei suoni che sembrano sempre uguali, quelle parole messe prima su carta e poi sulle labbra che sembrano fatte apposta per far parlare, discutere, animare il dibattito.

Un uomo per niente anziano che incontra la morte come tutti vorremmo, in un momento, in un attimo che ti porta via, e quasi non te ne accorgi. Una città che adesso ti piange, che non ha mai nascosto il suo amore, che ora si sente orfana di una sua parte importante.

Le esequie il 4 marzo, domenica non casuale per chi in quel giorno ha scritto buona parte della sua storia. Il vuoto improvviso, come un playback che ti sorprende, tu che volevi cantare quella canzone a squarciagola.

domenica 4 marzo 2012

Questione di prospettiva

Lima è tranquillamente suddivisibile in 4 parti: Miraflores e La Molina, Chorrillos, Barranco e tutto il resto.

Miraflores e La Molina sono i due quartieri “in” per definizione: “alla occidentale”, pieni di locali, pieni di…bianchi. I rumori molesti sono lontani, seppur la vita sia qui. I colori dominanti sono il verde dei prati e il marrone di mattoni protetti da sofisticatissimi sistemi d’allarme (e filo spinato). La gente è perennemente sorridente, mangiare costa quanto accendere un mutuo, i Saga Falabella (specie di grandi magazzini modello Rinascente, per i milanesi) ad ogni angolo. Le iniziative culturali si sprecano, i concerti improvvisati sono all’ordine del giorno, gli “entradentro”, coloro che vogliono a tutti costi farti entrare nei negozi sono poco invasivi. Ogni tanto un combi sfreccia, ma lo fa quasi con discrezione.

Chorrillos è…mare. Infinite spiagge di sassi e vista mozzafiato sul Pacifico, venditori ambulanti di qualunque cosa che ti danno del “gringhito” (turistello), cebiche (pesce appena pescato marinato in limone, olio e cipolla) di ottima qualità. Sole a picco, scottature, crema solare protezione 40, costume da bagno, ombrellone, ragazzine piccolissime che ti guardano suadenti di sottecchi. La Chorrillos paese invece rientra tranquillamente nel “tutto il resto” per ultimo descritto.

Barranco è il quartiere degli artisti. Colori, suoni e mare la fanno da padrone in un panorama mai malinconico, sempre bollente. La vita sembra avere più motivazioni rispetto a Lima città, rispettandone però i tempi (biblici). Il surrounding è occidentale, la birra fresca.

Tutto il resto è…Lima. Quartieri ghetto, mototaxi, l’Estadio Nacional, Santa Anita, Callao, Plaza de Armas, Zarate e tutto quello che non ho visto perché vivamente sconsigliato da chi a Lima ci vive. Confusione, povertà, furti, baracche, gente che “più è povera più si diverte”, Edy docet. E’ da questi luoghi che mi sorge una riflessione amara: in Europa tanto si parla di crisi economica, di spread, di disoccupazione, di piaghe sociali, di criminalità, di arbitri che non vedono. Beh signori miei,  fatevi un salto in questo mio “tutto il resto”. La prospettiva cambierà, gli odori e i “nemici” pure, e dormiremo in otto guanciali.

sabato 3 marzo 2012

L'arrivo a Lima

Il fuso orario si fa ancora sentire nella testa, negli occhi, nelle forze che sono poche. Ma la voglia di scrivere è tanta, una voglia che nasce dal primo viaggio intercontinentale della mia vita. Lima, Cuzco, Macchu Picchu, Waynapicchu sono nomi che per qualche post la faranno da padrone.

Sono rientrato in Italia da pochissime ore e le sensazioni sono contrastanti: casa è sempre casa ma sono stati 10 giorni eterni, scolpiti nella testa, senza pause, con tanti imprevisti e nuovi pensieri, con gli occhi pieni di meraviglie viste e povertà inaspettata. Ma andiamo per gradi.

L’arrivo a Lima è stato devastante: già dall’aereo i volti di hostess evidentemente alle prime armi dovevano farmi intendere la vastità territoriale e di classi sociali presenti nella capitale del Perù. La visuale era chiara anche ad occhio vergine: baraccopoli, bidonville, afa, caos, inquinamento. L’aeroporto, occidentale nei modi e nei tempi, sembrava avermi fatto dimenticare cosa avevo visto fin poco prima dall’oblò. Il recupero della valigia, l’attesa del nostro passaggio, il suo arrivo mi fecero ricordare tutto.

Dall’aeroporto fino a Miraflores, benedetto quartiere dove era situato il nostro graziosissimo hotel, Lima si confermava sinonimo di baraccopoli, bidonville, afa, caos, inquinamento. I combis, simil Fiorini adibiti a taxi di massa, letti finora su Internet ma mai visti prima, dominavano la strada coi loro rombi assordanti e l’inquinamento che emanavano di conseguenza. Nel naso mi si formò velocissimamente una sorta di muco invisibile, che non mi faceva respirare. Nella testa un grumo di stanchezza e pensieri mi offuscarono qualunque battuta intelligente. Quando, improvvisamente, un bimbetto si catapulta nella nostra macchina gettandosi al polso orologiato di Edy, ragazzo cui è stato facile voler subito bene nonchè nostro abilissimo conducente. Prontezza di riflessi e abitudine, così si dice di no a un furtarello, anche a Lima. Che non sarà solo smog e esperienze negative!