Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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sabato 1 dicembre 2012

Quale valorizzazione?

Alla fine ho fatto l’orale del concorso di cui scrivevo qualche post fa. L’ho fatto nella nuova sede, quella che a brevissimo ospiterà anche me e i miei colleghi. Spazi abnormi usati non benissimo, uffici troppo grandi, uffici troppo piccoli, viste sulla città, sottoscala.

Mi sono presentato, a differenza di molti altri miei colleghi. Un po’ per spirito economico, chè una volta versati i 10 Euro dell’iscrizione non vanno buttati via, un po’ per partecipare, per farmi un’idea, per provare l’emozione di poter dire che a 10 mesi dalla firma del contratto a tempo indeterminato la mia azienda mi forniva l’inaspettata possibilità di fare carriera.

Le attese mi sfibrano, ed essere convocati alle 9 per cominciare a interrogare alle 10 passate mi ha fatto salire la pressione. Alle 11 circa è arrivato il mio turno, alle 11:15 ero fuori. Ecco cosa è successo.

Pesco da una miriade di buste quella sbagliata, quella dove già la prima domanda mi avrebbe messo in difficoltà. Infatti la canno con clamore, lo faccio quasi con consapevolezza. Passo velocemente alla seconda: tratta del mio lavoro, va liscia come l’olio. La terza è conseguenza, e il presidente di commissione affila i denti e inizia a fare domande. Ne esco vivo, con qualche lacuna. Informatica e inglese sono mere formalità.

Faccio per andare via, non soddisfattissimo, ovviamente conscio che no, non avrei giocato per la vittoria. Proprio mentre stavo per alzare la chiappa sinistra dal mio comodo scranno, il presidente prende la parola in modo inaspettato, quasi fuori tempo.

“Ci vediamo la prossima volta. Questi concorsi non sono fatti per voi interni, è praticamente impossibile che uno di voi lo vinca. E poi per voi sono previste progressioni verticali, che vi siete iscritti a fare?”.

Rabbrividisco. Non la vivo come una provocazione ma esco raggelato, come in uno di quei sogni in cui muore una persona che senti vicina. Mi sono sbattuto, ho studiato leggi e controleggi e il responso è questo. Sono senza parole.

Anzi, forse ho qualche interrogativo: sarò in graduatoria? Con che punteggio? Con quale stato d’animo accoglierò lavorativamente il/la vincitore/trice? Come punta, la mia azienda, a valorizzarmi, se non attraverso queste procedure concorsuali? E’ ora di far fruttare questa dote innata chiamata scrittura, mettere giù un vero e proprio manoscritto, bussare a tutte le case editrici milanesi e tentare quella valorizzazione?

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