Steven Soderbergh prova a
riproporre un “Casablanca” ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, fallendo
miseramente. George Clooney non ha un’unghia di Humphrey Bogart; Cate Blanchett
si sogna di notte Ingrid Bergman, che se dall’al di là ha visto ‘sta schifezza
si sarà certamente rivoltata nella tomba.
La trama è lenta, macchinosa,
prevedibile e la confusione causata da commilitoni, generalini e generalicchi
di Urss, Gran Bretagna e Stati Uniti che si alternano con poco senso logico non
aiuta. Soderbergh “abbassa la media” e riesce in un miracolo: si salva solo
Tobey Maguire che, sarà per ruolo scaltro, sarà per morte precoce (quindi,
sparizione veloce dallo schermo) passa per il salvabile della compagnia.
Il peggio è però offerto dalle
improbabili scelte di doppiaggio italiche: per Clooney il solito Pannofino,
ormai riconoscibile anche a un sordo; per Cate Blanchett un’inascoltabile
accento tedesco; per i dialoghi col ricercatissimo e inguardabile marito della
suddetta solo monosillabi nella lingua di Angela Merkel, che fa tanto
internescional (in Italia diremmo “product placement”).
Una oscenità così in Italia l’avrebbe potuta girare
solo Pierfrancescone Pingitore. La scelta del bianco e nero poi, invece di far
venire in mente il Capolavoro citato nel primo capoverso rende questa pellicola
ancor più bloccata. Film amorfo, spento, inguardabile. Bocciatissimo.
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