Pierluigi Bersani. Era
prevedibile, previsto, c’è chi dice scontato. Io questi aggettivi me li terrei
nel taschino, perché Matteo Renzi ha reso la contesa godibile, in bilico,
seppur i risultati in qualche modo mi smentiscano.
Il discorso di domenica sera alle
22 circa da Fortezza da Basso cambia
indelebilmente la politica italiana. Il politico Renzi diventa an American politician, e la sua
ammissione di sconfitta andrebbe fatta vedere in loop a chi per troppo tempo è
stato fatto somigliare: Mr. Silvio Berlusconi. Suvvia, ve lo vedete l’uomo che si è fatto da solo complimentarsi
con chi ha vinto? Augurare buon lavoro a chi è stato più bravo di lui?
Ammettere “non sono stato capito”, non “sono stato frainteso”?
Renzi insegna qualcosa ai politicanti di oggi, e anche
a noi elettori. Ci dice che non si potrà sopportare un altro Scilipoti in
Parlamento, e che alcuni dirigenti vanno eliminati, quasi fisicamente. Lo stile dell’onorevole si deve modificare:
profilo basso e competenza devono sostituire occhiolini, inciucetti e parvenus.
Largo ai giovani con idee, e si va avanti solo per merito. Ops, ma questa era
la linea programmatica di Renzi…e Matteo ha perso. Salvi tutti, c’est l’Italie!
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