in quello che in tempi passati è
stato il sale delle mie conquiste: il gioco di sguardi. Me ne sono reso conto:
non riesco a beccare l’incrocio d’intesa, l’atteggiamento che consente il salto
di qualità.
Ci feci caso tempo fa,
sicuramente non ora, ed è una cosa che non riesco a “sincronizzare”, a rendere
perfetta. L’occhio azzurro forse farebbe il resto, ma io nel momento topico,
quando una qualsivoglia lei cerca i miei bulbi tendo all’infinito, o, peggio,
all’indefinito.
Questo è l’unico neo di questa serata, in cui la
suddetta qualsivoglia lei mi ha cercato, mi ha voluto, e io l’ho trovata.
Solito giro, salvo finire poi sulle solite sdraio del solito posto, io a
tocchicciarla di soppiatto, lei, a tratti, a cercare i miei occhi, forse per
provare a capire qualcosa in più di me. O forse per dirmi perché mi sta
cercando in questo modo bello, autentico, virginale.
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