Uno crede, nel suo provincialismo, che il problema sia Sua
Eminenza Non Dimettibile, Don Formigoni. Resta nella sua ignoranza giusto per
un po’, fin quando non capisce, dalle cronache politiche, che quella è la punta
dell’iceberg, l’emblema minimo dello schifo.
L’attenzione si sposta 500
chilometri più a sud, a 2 ore e 45 minuti di treno di distanza (Montezemolone
docet), ed eccole qua le solite magagne, i soliti festini, le solite case a
propria insaputa, i soliti sperperi (di soldi nostri). E tutti, con quelle
facce un po’ così, con quei volti criminosi solo alla vista, a fare i
santarellini, gli inconsapevoli. Tutti con quelle espressioni “a punto
interrogativo” che danno ancora più fastidio: è consapevolezza malcelata, non è
neppure un briciolo di vergogna, quantomeno per sgamo inatteso.
Il Capo minimizza e ordina di non dimettersi, e i ladruncoli
tutti festanti e sollevati sentono di essere coperti, sentono che questa è la parte un po’ brutta del gioco ma
che a breve ce ne saremo dimenticati. D’altronde, se non ci chiamiamo Danimarca
qualche motivo ci deve pur essere.
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