La morte dell’arcivescovo,
cardinale, guida spirituale di Milano e dei milanesi è colpo gobbo per chi,
seppur laico come me, sa riconoscere i grandi uomini di pensiero e di chiesa
dai pretucoli dalla questua troppo insistente. Carlo Maria Martini apparteneva
al primo, ristrettissimo gruppo, e perdere un uomo di tale cultura, ingegno,
progressismo mette una chiosa sull’inalienabilità della morte. L’arcivescovo di
una intera generazione di milanesi è stato portato via da una malattia
degenerativa, e ha volutamente dribblato l’accanimento terapeutico che tanto
piace a quello Stato dentro Roma. Messaggio implicito e precursione.
Consapevolezza e nessuna paura. Un uomo dal quale imparare il sacrificio e
perché no, qualcosa di molto simile alla preghiera.
Clint Eastwood è un’altra storia: è mito che perde
qualcosina dopo la convention repubblicana cui ha partecipato qualche ora fa.
Ha fatto il suo show molto american style il buon Clint, ma ha perso
credibilità e un po’ di senso della misura. Il dialogo con la sedia vuota,
tutto il “non fatto” dalla presidenza Obama, il kitsch voluto e un po’
pacchiano di una manifestazione che serve a puntellare voti e a mettere da
parte qualche soldino per la campagna elettorale. Come un novello Beppe Grillo
Clint si presta, e diventa pedina in un gioco delle parti che lo vuole scorbutico
e deciso, realista e combattente. E io che ci avrei messo entrambe le mani sul
fuoco: Clint Eastwood? E’ un liberaldemocratico!
Nessun commento:
Posta un commento