La bestialità delle immagini
ipercliccate su corriere.it è incommentabile. Il fatto che il pestaggio osceno,
infame, balordo sia avvenuto nella mia città, laddove batte il cuore pulsante
della movida è particolare trascurabile: così non si fa, a prescindere. Un
signore tra i 60 e i 70 anni barbaramente aggredito per la classica parola di
troppo, per l’attenzione posta su quegli apprezzamenti un po’ troppo spinti. Il
pugno da ko, i continui calci con l’uomo già esanime a terra, i passanti che
chiamano sbigottiti il 118.
L’orrore che si mischia all’orrore: protagonisti
dell’infimo pestaggio sono due poliziotti in borghese, di 24 e 26 anni. Quando
la divisa, seppur non indossata, diventa indice di onnipotenza. Quando i metodi
discutibili diventano visibili all’occhio vigile delle telecamere di
sorveglianza. Quando violenza non è sinonimo di legittima difesa, o di difesa
dello Stato, ma diventa mezzo per scaricarsi e bullarsene. Quando usare la
testa vuol dire prendere a testate, e usare le mani non significa saper
modellare l’argilla. Quando la stupidità insita nell’insicurezza fa mentire,
minimizzando l’accaduto in una scivolata a terra del picchiato plurifracassato,
senza rendersi conto di quanto sia “sicura” la mia città. Che mi difende, anche
dai poliziotti con l’imperdonabile vizietto delle maniere forti.
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