Viro sul calcio, e chi mi legge
con costanza sa che non è da me. Ieri sera è stato ultimo atto e funerale
europeo, dentro a un torneo che ci ha visti inaspettati protagonisti. Tutti a
correre verso parallelismi impossibili, inascoltabili, quasi blasfemi, in un
turbine di “economicamente siamo nello sterco, ma chi ci batte a football?”.
Tra partite dello spread e gesti
tecnici di livello siamo arrivati al 1° luglio, e chi l’avrebbe detto. Eravamo
la Nazionale senza il puntero, i ragazzi terribili tutti catenaccio e
scommesse, i tatuati un po’ tamarri ma con un cuore grande così. Abbiamo
eliminato, nell’ordine, Croazia, Inghilterra e Germania prima di ritrovarci
faccia a faccia coi supercampioni di tutto, gli spagnoli imbattibili.
In finale, ieri, ci hanno sminuzzato e avrebbero
continuato a farci a pezzi sempre più piccoli, se, salvifico, non fosse
arrivato il novantesimo. Via alla festa di là, via alla delusione di qua; da
oggi si torna alla realtà delle differenze sostanziali.
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