Sensazione strana: mi è cambiato
il decennio. Non sono più un ventenne, da tempo ormai, ma mi ritrovo
catapultato nei trenta così, in un batter d’occhio, senza quasi pensarci. Dai
24 in poi sono letteralmente volati, e i ricordi belli si fondono con quelli
brutti in un unico momento, un’unica sensazione.
Ora sono trenta, cifra tonda,
cifra di responsabilità. Un uomo che non c’è più a questa età “mi fece”, io
invece sono ancora a mezza strada, e non so quale sia il bivio giusto. Ho
capito quant’è bella l’indipendenza, l’ho inteso peraltro in tempi giusti, né
precoci né post bamboccismo. Ho inteso cos’è un adulto e cosa fa, smarcandomi
da leggerezze adolescenziali che ora mi fanno sorridere.
Ho imparato l’equilibrio e la
voglia di raggiungerlo, la forza necessaria a sopravvivere e la sopravvivenza
stessa, la necessità, la virtù, il di più e il definitivamente inutile.
Ora sono trenta, o 30, o XXX, ed è, ancora, tempo di
bilanci.
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