Un Ben Affleck extralarge
stupisce per regia paesaggistica e trama avvincente. Bravissimo Director Ben,
bel colpo: questo film è una botta di adrenalina a stelle e strisce che si fa
seguire, riuscendo a prenderti dalla prima all’ultima sequenza.
Boston è una miniera d’oro per
chi si sa destreggiare tra ricatti e pistole, organizzando colpi con precisione
maniacale. L’ascesa fino alle “attente” orecchie dell’Fbi; il saper conciliare
la bramosia alla necessità di fuga; gli amici di sangue che prendono un po’ troppa
confidenza col denaro contante; la passione per Rebecca Hall, ostaggio
affascinante ma dalla recitazione troppo ferma, sicuramente rivedibile; la fine
scontata di un gruppo che si scioglie per cattura o morte; il protagonista,
solo lui, che sopravvive continuando la sua fuga, in primis da sé stesso.
Non da ovazioni o da quattro stelle, ma promuovo il
coraggio e la sapienza del regista Ben Affleck. L’attore soffre invece la
sindrome della già citata Rebeccona Hall: ogni tanto si imbistecchisce, e
l’indugiare dei primi piani sul suo stesso faccione riesce, a tratti, a
penalizzare la scorrevolezza di una pellicola veloce, dinamica, viva.
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