Come non scrivere, 18 mesi dopo
“Vieni via con me”, di queste tre serate forse troppo ravvicinate, alla lunga
un po’ pesantine? Persino gli acari della polvere (parrà strano, ma spesso
“acaro della polvere” fa rima con “giornalista”) si sono espressi sulla
qualità, sulla quantità, sui concetti espressi dalla collaudata coppia Fazio –
Saviano e dai loro ospiti.
Roberto Saviano è sempre lui:
preciso, a tratti persino attonito visto quello che ci racconta, chiaro, non
troppo conciso, forse troppo “reportistico”, inteso come “vicino al formato
Gabanelli”: sputtanante, un po’ divagante. Fabio Fazio sembra più libero, più
dentro al progetto, mai troppo a suo agio davanti alle telecamere. Buonissima
parte degli ospiti chiamati a esplicitare una parola sono lì per giocare
all’intellettuale di sinistra, o per ostentare appartenenza. Elisa commuove con
Cat Stevens, Bono e Jeff Buckley; Luciana Littizzetto nasconde la morale
facilona sotto parolacce ponderate. La7 non è RaiTre e si vede: la politica
entra poco ed è mal vista, ma forse è segno dei tempi.
13% di share, 3 milioni di
fidelizzati, 9 milioni di contatti: Telecom Italia Media si sfrega le mani,
rendendo ancor più appetibile una frequenza in vendita. L’esperimento è
riuscito.
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