Una volta rientrato nella
clamorosamente più calda e sicuramente più operosa Milano, tanti piccoli
pensieri prendono forma chiara, certa. La Puglia è spazio necessario e
benedetto, che se non ci sarebbe bisognerebbe inventarlo. Cuori grandi, spazi piccoli,
notevoli certezze. Insicurezza nell’arrivare, magone ad andarsene via. La gente
dell’Alto Salento resta nel cuore, concetto che per esempio non fa rima con
Milano. Stile di vita e modo di concepire l’esistenza invidiabili, belle
distrazioni, pochi pensieri reali. Per una settimana fa meraviglia;
probabilmente alla lunga stancherebbe per inedia.
Milano pesa; è lavoro, è svaghi a tempo, è grosse
responsabilità, è orari e prassi, è sorrisi di plastica. La Puglia no, la
Puglia è sale del mare, risate di cuore e di pancia, giornate che iniziano alle
22. E io mi ritrovo nel mezzo, tra la consapevolezza che la sopportazione
dell’invivibilità lombarda non mi fa più uomo di quello che sono ma sicuramente
mi dà di che pensare e vivere, e la coscienza qualitativa del “meglio”, che
c’è, che esiste, che sfioro 3 volte all’anno, per circa 50 giorni in tutto.
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