Ottimo talento autorale,
voce…pessima. Quindici anni fa nessuno avrebbe eccepito a una verità assoluta:
è stonatello. Nasconde le magagne gorgheggiando come possono permettersi di
fare Elisa o Giorgia, ma all’orecchio attento l’imperfezione non sfugge; a tratti
manca totalmente l’amalgama tra musica e parole.
Più la scrittura si è sviluppata
(e da “I miei robot” a “Londra brucia” un po’ di strada è stata fatta), più
Giuliano tende verso l’alto, verso acuti alla Mariah Carey che non gli
appartengono, toccando falsetti innaturali.
Gggiulià, te l’agghià disciri n’ta llla lingua
noschtra: mena la penna ca tanta amu capitu ca la sé usà e vanci da na bbbona
meschtra di cantu (per chi legge da San Severo in su: Giuliano, te lo dico
nella nostra lingua: butta la penna, abbiamo capito che la sai usare, e vai da
una brava maestra di canto).
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