Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

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domenica 15 aprile 2012

Frane e imbarchi chiusi in anticipo

Dopo l’Huaynapicchu il Viaggio può dirsi concluso, anche se il bello, dal punto di vista degli spostamenti, doveva ancora venire. Si, perché la pioggia torrenzial – tropicale che aveva accompagnato la discesa dalla Montagna Sacra aveva causato una piccola frana nel tragitto impervio del trenino che percorreva il budello tra Macchu Picchu e Ollantaytambo. Il risultato era divenuto imprevedibile: 400 turisti bloccati nella stazione ferroviaria più piccola del Sudamerica, in attesa di buone nuove.

I bollettini e le previsioni si susseguivano: c’era chi predicava calma e chi invece, nel panico più assoluto, prevedeva una o più nottate ad Aguas Calientes, località a qualche chilometro da Macchu e Huaynapicchu. Fortunatamente la natura si placò in breve, e il trenino più pericolante che io abbia mai preso potè ripartire. Rientrammo a Cuzco a mezzanotte invece che alle 19, ma rientrammo.

Tutto qui? Ma assolutamente no! I trasbordi Cuzco – Lima (con la mitica Peruvian Airlines) e Lima – Parigi (con l’affidabilissima Air France) volarono senza nulla da segnalare. Arrivati a Parigi, l’amara sorpresa: nonostante una coincidenza dai tempi ampi (un’ora e un quarto), dei controlli assurdi all’uscita dall’aeromobile ci fecero perdere quarti d’ora preziosi. Il ricontrollo del passaporto, un Terminal introvabile e un nuovo metal detector furono segnale inequivocabile: la coincidenza Alitalia avrebbe volato senza di noi. Perché eravamo in ritardissimo, forse? No. Perché, pur sapendo dell’imminente arrivo di una ventina di passeggeri che avevano volato da Lima e che avevano la coincidenza su Milano, i geni assoluti della nostra compagnia di bandiera, sbattendosene altamente dei richiami ufficiali della compagnia di gestione dell’aeroporto Charles de Gaulle (non esattamente Caselle o Ciampino, per dire), avevano deciso di “mollare gli ormeggi” e chiudere l’imbarco IN ANTICIPO. Un volto che non dimenticherò mai è quello del gentilissimo operatore di Air France in loco, che con tranquillità olimpica, dentro un gesto che avrà fatto almeno una volta al giorno, si scusava in nome e per conto dei “cugini italiani” offrendoci un pasto caldo e ovviamente un biglietto per il Parigi – Linate immediatamente successivo. Sul quale…

tre file davanti a noi era seduto Ferruccio De Bortoli, ovvero un pezzo enorme del Giornalismo italiano. Uomo semplice, senza fronzoli, senza smanie da super manager (e di chi si atteggiava a super manager quel volo era fottutamente pieno…), dallo sguardo risoluto. L’ho sempre stimato, dal 2 marzo di più.

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