Vita e miracoli di Mark Zuckerberg, alias Mister Facebook, messi sotto la lente d’ingrandimento del bravissimo David Fincher. Dalla “classifica di figaggine” al social network per eccellenza e definizione, dai processi per hackeraggio alle prime, costosissime grane legali di un meccanismo che ha stregato milioni di persone in tutti i continenti (ma non lo scrivente, che continua a preferire il suo blog). Dialoghi veloci e serrati, mal di testa e soddisfazione perché il prodotto risulta comunque ben fatto in quanto girato con occhio critico. Fincher non mette in scena una biografia seduta e gratuita, ma una lucida cronaca di un triennio che ha cambiato la storia della Rete.
Mark è un nerd senza troppe speranze ma con un enorme talento per il pc e tutto quello che ne consegue. Gli amici d’infanzia lo sosterranno per poi battere cassa, gli amici per convenienza lo sottoporranno a un indegno lavaggio del cervello solo per arrivare ai dividendi di un progetto che nessuno pensava sarebbe diventato sinonimo di globalizzazione. Napster e il suo creatore (ma Justin Timberlake che c’entra?) si intrecciano a doppio filo con un qualcosa di simile e diverso, legale e abnorme, fino a quando la finanza (sembra) aver la meglio sul cuore. I titoli di coda ci rendono dotti dell’happy end sotto forma di portafoglio pieno per chiunque abbia sfiorato il destino di Zuckerberg nel periodo 2003 - 2006, e tutti vissero felici e contenti.
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