Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

Fatti, pensieri, esperienze in ordine sparso

giovedì 24 novembre 2011

Nel 2011 sta andando così

mercoledì, 23 novembre 2011
Adesso sì, manca una donna
Adesso che ho il tempo di pensarci, adesso che il lavoro è un po’ meno e capisco appieno quanto sia deleterio il tempo libero. Adesso che sento, come da molto tempo ormai, di essere in grado di “dare”, senza riuscire a trovare qualcuno che voglia, possa ricevere. Adesso mi piacerebbe che il cuore battesse, che potessi badare un pò a me, a una vita mia. Adesso che il mondo mi sembra un po’ più pesante di ieri, e che magari dividendosi il fardello in due lo sentiremmo entrambi, ma lo sentiremmo meno. Adesso che la vita mi sta accompagnando verso i 30 anni e molti amici convolano a nozze, mentre altri hanno già sorridente prole. Adesso che ne sento il bisogno, e non mi sento capito neppure da una donna che non c’è.

Postato da: Elblondo a 17:57 | link | commenti
pensieri


E in condominio scatta la rivolta
Lo scorso fine settimana, in tutte e quattro le scale del condominio in cui vivo in affitto, i caloriferi han deciso di fermarsi. Sabato l’ho presa persino bene; quando sono a tutti gli effetti funzionanti a casa mia si sfiorano i 30 gradi centigradi, un giorno senza non può che far bene. Domenica ho iniziato a sentire quei brividi di freddo che preannunciano qualcosa di particolarmente negativo; nella notte tra domenica e lunedì ho sofferto come un cane. Doppia coperta, doppio pigiama, a metà nottata ho addirittura pensato di infilare i calzerotti della nonna, quelli che solo a guardarli ti prende quella vampa di calore tipica della Terra del Fuoco.

I fornelli hanno fatto da cucina e da stufetta, e con la scusa di dovermi riscaldare ho fatto fuori thè indiani risalenti a una felice esistenza passata. Lunedì mattina mi sono fiondato al lavoro alla velocità della luce, e in portineria era il putiferio: gente che minacciava di addebitare le spese generate dalle stufe elettriche al condominio; coinquilini che, recisi e sicuri, affermavano che non avrebbero pagato l’affitto di novembre; il portinaio in preda al momento centrale di un ballo di San Vito che non avrebbe visto la sua propria fine entro breve.

Di primo acchito parrebbe che l’amministratrice avrebbe ammesso un piccolo problema alle caldaie, che perdono la bellezza di 50 litri d’acqua al giorno. Visti gli animi focosi incrociati in portineria, la risposta migliore modello Yahoo! Answers doveva essere “entro la mattinata di oggi risolviamo il problema”. Ha procrastinato a giovedì prossimo venturo. Credo non sappia cosa l’aspetta.

Postato da: Elblondo a 19:08 | link | commenti
casa, milano


La fermata, il cornicione
Son passato da quelle parti per 5 anni filati; ci ho vissuto per uno. Io e “Sofie”, come ho avuto modo di chiamarla in queste pagine, ci fermavamo tutti i santi giorni al semaforo che regola la notevole circolazione di quella e delle vie che si intersecano scambiandoci uno sguardo, un abbraccio, una paranoia tipica dei 18 anni.

L’altro giorno la disgrazia che non ti aspetti proprio lì, alla fermata della 54 di Piazza Fusina. Un cornicione di un palazzo cade dritto sulla testa di una bimba di 10 anni, ferendola gravemente.

In quel luogo conosciuto, che consideravo ancora magico, il destino e l’incuranza ci han messo lo zampino peggiore, facendo un po’ perdere i crismi di luogo fatato a quei pochi metri di città, che tante cose mi fanno riaffiorare nella mente.

Postato da: Elblondo a 17:10 | link | commenti
pensieri, milano


Il discorso del Re
Film che certifica, se ce ne fosse bisogno, quanto è vero che dietro a grandi uomini ce ne sono di ancora più grandi. La scoperta della forza della parola e della comunicazione dentro un regno sconfinato che sembrava inattaccabile ma si scopre vulnerabile, incancrenito da amorazzi, reso peggiore da frasi lasciate a metà. Colin Firth e Geoffrey Rush entrambi da Oscar per prova da attori, dedizione, appeal.

Helena Bonham Carter è sempre lei, rotonda, precisa, gioconda, giocosa. Londra è cupa e contrita, sottoutilizzata e grigia. Pellicola che si fa ricordare, che rende leggibile la Storia, sottotitolando il momento più difficile del Novecento.

Postato da: Elblondo a 15:37 | link | commenti
cinema


Ho dimenticato qualcosa?
Ah già, sì. Il governo più vergognoso dopo quello del ventennio fascista è caduto miseramente, e manca solo a pochissimi personaggi senza senno. Il Presidente della Repubblica ha vestito i panni dell’uomo di Stato e ha portato a termine un’esperienza devastante, che ci ha ridicolizzato in tutti gli angoli del globo. I passaggi successivi erano ovvi, di prassi: il futuro era già scritto. Governo tecnico che più tecnico non si può, per uscire da un pantano che ci ha resi piccoli e attaccabili agli occhi dell’Europa prima, del resto del mondo poi.

Mario Monti probabilmente non si farà amare per scelte coraggiose e dolenti tasti da sfiorare necessariamente, senza ulteriori rinvii. Ma quantomeno, di converso e conseguenza, un certo Silvio Berlusconi, fattosi da parte dopo un’agonia troppo lunga per essere giustificata, non è più nelle condizioni di bloccare un Paese dal passato glorioso, dal presente inquieto, dal futuro incerto non decidendo pur di rimanere aggrappato con le unghie al proprio preziosissimo status quo.

Postato da: Elblondo a 19:09 | link | commenti
pensieri, italia, politica


Due anni di blog
Sono entusiasta e contemporaneamente triste, visti gli infami sviluppi che sembrano attendere Splinder in primis, tutti i suoi blog in secundis. Quasi 300 post potrebbero sparire da un momento all’altro, e questo ha priorità assoluta rispetto a compleanni e festeggiamenti. Il passaggio a iobloggo non mi ha convinto, e se Splinder non dovesse chiudere cadrà velocemente nel dimenticatoio; per ora sono riuscito a recuperare tutto o quasi, poi si vedrà.

Questa da due anni è un po’ casa mia, e in giorni come questi ho come la sensazione che qualcuno mi abbia rubato le chiavi dalle tasche e ora “la viva” al posto mio. Auguri in ogni caso blog, sei punto di riferimento e aiuto costante. Se un domani ti sparissi ti trapianto, poco a poco rinascerai dalle tue ceneri. Speriamo non ce ne sia bisogno.

Questo resta in ogni caso l’ultimo post dedicato al “caso Splinder” e alle sue implicazioni: per combattere la chiusura non ne parlerò più, come fosse un pettegolezzo mal digerito.

Postato da: Elblondo a 22:03 | link | commenti
pensieri


A che punto siamo
In vista di una chiusura / dismissione di questa piattaforma, che molti utenti danno per certa, mi sono mosso. Ho scaricato e usato HTTrack, che mi ha sì creato uno specchio di questo blog, ma in modo disordinato, incasinatissimo, un po’ illogico. Visto il risultato, ho fatto diventare il mio blog un anonimo, lunghissimo formato Word attraverso un’operazione elementare: il copia incolla di una pagina alla volta della mia creatura. Il risultato è stato stupefacente per impaginazione e numeri: Word mi ha gentilmente comunicato di aver reso pubbliche 99 pagine di miei pensieri e quasi 60.000 parole, accidenti!

Fatto questo, non volendo traslocare su siti che mi puzzano un po’ troppo di fratelli poveri (iobloggo???), continuo a scrivere e aspetto quel 24 novembre che fa tanto 2012 nel calendario Maya. Sono preoccupato sì, ma anche fiducioso. Splinder può farcela, e noi con lui.

Postato da: Elblondo a 17:12 | link | commenti
pensieri


Che succederà?
Periodicamente, per chi scrive su questa piattaforma, si pone sempre la stessa domanda: quanta vita ha ancora Splinder? Nella homepage del sito principale c’è un avviso inquietante, che sembra qualcosa di molto simile a uno “stiamo smobilitando” funereo, triste. Nella sezione “Soluzioni” la discussione scaturita a causa di quelle poche righe è biblica; molti si sono lasciati prendere dal panico e hanno già traslocato su wordpress o iobloggo, sito che permette, pare, un copia – incolla di post, commenti e tags particolarmente fedele.

Il 24 novembre pare data simbolo e resa dei conti, sembrerebbe che da quel giorno Splinder diventerà il sito numero unmilioneduecentotrentamilaottocentosei dedito alla vendita di suonerie e affini. Che tristezza, non glielo auguro proprio.

La soluzione auspicabile sarebbe il congelamento: non far entrare più nessuno facendo sopravvivere l’esistente, pagante o meno. Lasciare Splinder mi dispiacerebbe molto: lo trovo intuitivo, semplice, raggiungibile. Migrando, vorrei avere l’assoluta certezza di non perdere niente; gettare quasi due anni di scritti, pensieri, cavolate e quant’altro mi seccherebbe, e molto. Non perché scrivo verità assolute e innegabili, ma perché è un pezzo di me.

Quindi, che succederà? E, di conseguenza, se succederà qualcosa, che fare?

Postato da: Elblondo a 21:57 | link | commenti
pensieri


Il clima non aiuta
Qualcosa in questi giorni mi rende triste. Sarò metereopatico, sarà che sento con le orecchie ma anche con le sensazioni, sarà che troppo spesso il non detto supera di gran lunga il comunicato a voce, a pelle, per iscritto.

Forse non sono soddisfatto appieno del mio lavoro, forse, più semplicemente, sento il naturale bisogno di una ragazza cui volere molto bene. So che non mi sento in forma e il clima non aiuta. Mi aggrappo agli istinti, mi sento vivo, sorrido il più possibile e sono sicuro di uscirne, consapevole che passerà.

Postato da: Elblondo a 17:11 | link | commenti
pensieri


Forza Antò
Non voglio cadere nella facile retorica né nella comodissima frase di prassi che tutti i più grossi ignoranti italici in vista han prontamente pronunciato (“Non sono un medico”), ma per amore verso il calcio ed età anagrafica non posso dire che i battiti ballerini del cuore di Antonio Cassano mi abbiano lasciato indifferente.

Il campione un po’ sborone, sopravvalutato e a tratti così tanto amato da meritare perdoni imperituri è diventato fragilissimo al rientro da una trasferta, come un essere umano qualsiasi. Abbiamo scoperto che oltre alla testa il rossonero Antonio ha anche il cuore pazzerello, ma se il primo organo a una certa età dovrebbe aggiustarsi da solo il secondo no, il secondo è sensibile e deve funzionare bene di per sé. Quindi forza Antò, torna a correre presto, torna a San Siro; Milano, a prescindere dalla sponda del Naviglio di riferimento, ti vuole bene.

Postato da: Elblondo a 16:11 | link | commenti
pensieri, milano

martedì, 15 novembre 2011

Due anni di blog
Sono entusiasta e contemporaneamente triste, visti gli infami sviluppi che sembrano attendere Splinder in primis, tutti i suoi blog in secundis. Quasi 300 post potrebbero sparire da un momento all’altro, e questo ha priorità assoluta rispetto a compleanni e festeggiamenti. Il passaggio a iobloggo non mi ha convinto, e se Splinder non dovesse chiudere cadrà velocemente nel dimenticatoio; per ora sono riuscito a recuperare tutto o quasi, poi si vedrà.

Questa da due anni è un po’ casa mia, e in giorni come questi ho come la sensazione che qualcuno mi abbia rubato le chiavi dalle tasche e ora “la viva” al posto mio. Auguri in ogni caso blog, sei punto di riferimento e aiuto costante. Se un domani ti sparissi ti trapianto, poco a poco rinascerai dalle tue ceneri. Speriamo non ce ne sia bisogno.

Questo resta in ogni caso l’ultimo post dedicato al “caso Splinder” e alle sue implicazioni: per combattere la chiusura non ne parlerò più, come fosse un pettegolezzo mal digerito.

Postato da: Elblondo a 22:03 | link | commenti
pensieri


A che punto siamo
In vista di una chiusura / dismissione di questa piattaforma, che molti utenti danno per certa, mi sono mosso. Ho scaricato e usato HTTrack, che mi ha sì creato uno specchio di questo blog, ma in modo disordinato, incasinatissimo, un po’ illogico. Visto il risultato, ho fatto diventare il mio blog un anonimo, lunghissimo formato Word attraverso un’operazione elementare: il copia incolla di una pagina alla volta della mia creatura. Il risultato è stato stupefacente per impaginazione e numeri: Word mi ha gentilmente comunicato di aver reso pubbliche 99 pagine di miei pensieri e quasi 60.000 parole, accidenti!

Fatto questo, non volendo traslocare su siti che mi puzzano un po’ troppo di fratelli poveri (iobloggo???), continuo a scrivere e aspetto quel 24 novembre che fa tanto 2012 nel calendario Maya. Sono preoccupato sì, ma anche fiducioso. Splinder può farcela, e noi con lui.

Postato da: Elblondo a 17:12 | link | commenti
pensieri


Che succederà?
Periodicamente, per chi scrive su questa piattaforma, si pone sempre la stessa domanda: quanta vita ha ancora Splinder? Nella homepage del sito principale c’è un avviso inquietante, che sembra qualcosa di molto simile a uno “stiamo smobilitando” funereo, triste. Nella sezione “Soluzioni” la discussione scaturita a causa di quelle poche righe è biblica; molti si sono lasciati prendere dal panico e hanno già traslocato su wordpress o iobloggo, sito che permette, pare, un copia – incolla di post, commenti e tags particolarmente fedele.

Il 24 novembre pare data simbolo e resa dei conti, sembrerebbe che da quel giorno Splinder diventerà il sito numero unmilioneduecentotrentamilaottocentosei dedito alla vendita di suonerie e affini. Che tristezza, non glielo auguro proprio.

La soluzione auspicabile sarebbe il congelamento: non far entrare più nessuno facendo sopravvivere l’esistente, pagante o meno. Lasciare Splinder mi dispiacerebbe molto: lo trovo intuitivo, semplice, raggiungibile. Migrando, vorrei avere l’assoluta certezza di non perdere niente; gettare quasi due anni di scritti, pensieri, cavolate e quant’altro mi seccherebbe, e molto. Non perché scrivo verità assolute e innegabili, ma perché è un pezzo di me.

Quindi, che succederà? E, di conseguenza, se succederà qualcosa, che fare?

Postato da: Elblondo a 21:57 | link | commenti
pensieri


Il clima non aiuta
Qualcosa in questi giorni mi rende triste. Sarò metereopatico, sarà che sento con le orecchie ma anche con le sensazioni, sarà che troppo spesso il non detto supera di gran lunga il comunicato a voce, a pelle, per iscritto.

Forse non sono soddisfatto appieno del mio lavoro, forse, più semplicemente, sento il naturale bisogno di una ragazza cui volere molto bene. So che non mi sento in forma e il clima non aiuta. Mi aggrappo agli istinti, mi sento vivo, sorrido il più possibile e sono sicuro di uscirne, consapevole che passerà.

Postato da: Elblondo a 17:11 | link | commenti
pensieri


Forza Antò
Non voglio cadere nella facile retorica né nella comodissima frase di prassi che tutti i più grossi ignoranti italici in vista han prontamente pronunciato (“Non sono un medico”), ma per amore verso il calcio ed età anagrafica non posso dire che i battiti ballerini del cuore di Antonio Cassano mi abbiano lasciato indifferente.

Il campione un po’ sborone, sopravvalutato e a tratti così tanto amato da meritare perdoni imperituri è diventato fragilissimo al rientro da una trasferta, come un essere umano qualsiasi. Abbiamo scoperto che oltre alla testa il rossonero Antonio ha anche il cuore pazzerello, ma se il primo organo a una certa età dovrebbe aggiustarsi da solo il secondo no, il secondo è sensibile e deve funzionare bene di per sé. Quindi forza Antò, torna a correre presto, torna a San Siro; Milano, a prescindere dalla sponda del Naviglio di riferimento, ti vuole bene.

Postato da: Elblondo a 16:11 | link | commenti
pensieri, milano


13 ore
Tanto basta di pioggia sì insistente, sì maledetta, ma pioggia, non meteoriti, a mettere in ginocchio Genova, non esattamente un paesino di qualche centinaio di abitanti. Ancora morti, ancora feriti, ancora dispersi, in una conta orribile, fredda, che nulla ci racconta di 3 bambini che rientravano da scuola e invece di un piatto caldo han trovato un muro d’acqua, quindi il più tragico dei destini. Torrenti che diventano fiumi in piena, strade che diventano foci, teste che scompaiono nella melma. Terribile, spaventoso.

Postato da: Elblondo a 19:21 | link | commenti
italia, televisione


Vivo da solo da 4 anni
Sono cambiato molto rispetto alla persona che ero quel 31 ottobre 2007: ho imparato a gestirmi e a non attendere che arrivi qualsiasi cosa per certezza e dato di fatto. Ho imparato quanto è difficile conciliare i colori per organizzare un ciclo di lavaggio in lavatrice, sono informatissimo sulle offerte di questo o quest’altro supermercato, invito i miei pochi ma buonissimi amici, vivo. Ho perso svariate insicurezze, ho combattuto e vinto contro diverse tipologie di insetti, ho amato molto sfruttando le peculiarità di una casa perennemente libera. Ho montato scarpiere e cambiato lampadine ad altezze irraggiungibili, ho imparato a stendere le lenzuola e organizzare tempi e spazi.

Mi guardo indietro e vedo 3 case evidentemente diverse l’una dall’altra: la prima ampia e centrale, conveniente da moltissimi punti di vista; la seconda che mi ha fatto scoprire la bellezza di un contratto regolare e l’oscenità di un ascensore che non c’è; la terza, la più resistente ed “anziana”, che da 2 anni e un po’ mi ospita e mi fa stare bene, viziandomi con la metropolitana a un passo e tutto il resto molto vicino. Vi sono passate ragazze e sogni, piccole disperazioni e grandi speranze. Oggi festeggio 4 anni di “indipendenza”, e mi sento bene.

Postato da: Elblondo a 11:44 | link | commenti
pensieri, casa, milano


Niente velo per Jasira
Sarei andato leggermente fuori tema pur di scrivere di questa meraviglia made in Usa nella mia tesi di laurea. La scoperta del sesso da parte di Jasira, second class citizen per definizione, necessità, chiusura patriarcale in forte contrapposizione con la realtà middle class americana piena fino all’orlo di riservisti, ragazzetti alle prime armi e giornaletti porno.

Summer Bishil, tredicenne per esigenze di copione, ha talento da vendere e futuro assicurato a Hollywood e dintorni. Aaron Eckhart fa il compitino del ruolo che non sente suo, e la veridicità della trama un po’ ne risente. Il resto è cittadina e tradizioni, emancipazione e adolescenza, preservativi ed assorbenti. Film che guarda avanti, che rende consapevoli e adulti. Regia perfetta, ambientazioni senza lazzi, pellicola a 5 stelle.

Postato da: Elblondo a 17:31 | link | commenti
cinema


Il mondo non gira grazie a loro
Loro che non sanno quanto costa un litro di benzina, un litro di latte, un chilo di pane, ma sanno che rischiano di “essere uccisi”, come recentemente ha affermato un ministro (e forse è l’unica cosa sensata uscita da quella bocca nell’ultimo ventennio). Loro che, da una parte e dall’altra, puntano a durare il più possibile per raggiungere un requisito pensionistico infame, ridicolo, insensato per chi deve metterci 40 anni di quella passione per vivere una vecchiaia felice ma sempre e comunque non alle loro cifre. Loro che forzagnocca, partitodellamore, responsabili, viceministri della nebbia, sottosegretari del nulla, galoppini di chi sappiamo, amici degli amici quando non amici di letto per diletto e carriera. Loro che no, non si alzano dalla sedia, e che al librarsi del loro nome nell’aria fanno scatenare risolini e occhiate furtive, di rimprovero e mal sopportata benevolenza. Sono meno di noi, ma fanno più rumore. In molti vi vedono il male assoluto, in molti si sono accorti della loro imbarazzante raffazzoneria. Il loro mondo è finito, non se ne sono ancora accorti ma più tardi ne saranno coscienti più farà male. Il mondo non sono loro.

Postato da: Elblondo a 11:56 | link | commenti
pensieri, italia, politica


Il mondo gira grazie a noi
Noi che portiamo a casa 1.000 Euro al mese quando va bene e neanche facciamo il “nostro” lavoro, né un lavoro che ci piace al 100%. Noi che vediamo coi nostri occhi un padre che si regge sul bastone che sbriga una pratica tristissima in nome di un figlio disabile, e ci rendiamo conto che il mondo gira anche grazie a gente così, di cuore, che non ce la fa per sé ma per un figlio in difficoltà arriva lontano, arriva fin nei meandri della burocrazia più cupa. Noi che ancora, nonostante tutto, riusciamo a sorridere seppur amaramente. Noi che tiriamo la carretta e stringiamo la cinghia, ma arriviamo dignitosamente a fine mese. Il mondo gira grazie al nostro coraggio, alla nostra voglia, ai nostri stimoli, alla nostra creatività. In pochi ce ne danno atto, in pochi sembrano volersene accorgere. Eppure, il mondo siamo noi.

Postato da: Elblondo a 19:36 | link | commenti
pensieri, lavoro

martedì, 25 ottobre 2011

Tutte le cose che non sai di lui
Film meno stupidino di quello che potrebbe sembrare, con un titolo così. Jennifer Garner ha quell’”espressione Carfagna” fissa, immutabile, che la rende un po’ ferma nella sua recitazione. Il patetismo della morte, il belloccio di turno, il simpaticone e la mamma per caso fanno trama, rendono la storia guardabile, dentro a un’America sempre friendly, sempre sorridente. Si ride, non si piange, si è accompagnati verso la fine da una colonna sonora azzeccata e ascoltabile. Carino.

Postato da: Elblondo a 20:42 | link | commenti
cinema


Morte di un pilota
Una mattinata dolce dalla sveglia tarda si tramuta, una volta acceso il cervello prima e la televisione poi, in violenza inaudita, in morte. Marco Simoncelli aveva 24 anni e tanto talento; brillava per simpatia, vittorie, spirito guascone. La tecnologia spinta al suo acme lo ha reso cadavere e di sicuro lui neppure se ne è accorto, ma questo non può certo lenire un siffatto dolore, una caduta che da ordinaria amministrazione diventa mortale perché il fato, la sfortuna, l’imponderabile si sono consorziate e insieme hanno deciso che la moto appena dietro doveva essere vicina, troppo vicina, così vicina da tranciarti l’osso del collo e farti finire lì l’avventura più bella, l’avventura della vita. E lo sport passa in secondo piano, e nella tragedia il rosso della nostra bandiera somiglia troppo a un sangue che non avremmo voluto vedere.

Postato da: Elblondo a 17:16 | link | commenti (1)
pensieri, italia, televisione


Morgan Freeman, Sabina Guzzanti e Clint Eastwood
…Organizzano meeting, convention, brainstorming e anche qualche briefing, si occupano di marketing, di management, di franchising, organizzano il turn over, e dopo tutto questo li mandano a fare in culo in italiano.     La voce fuori campo di Emilio Solfrizzi descrive il percorso di chi vuole fare carriera, “Se fossi in te”

O Dio è morto oppure ci disprezza.        Il saggio cinismo dell’immenso Morgan Freeman, “Feast of love”

Il circo è bello perché è ampio.                Michele Criscitiello, un uomo una referenza. E’ un mio coetaneo, non riesco a stimarlo. Preparato ai limiti della saccenza fastidiosa, dispotico, violentemente ignorante. E se Valentina Ballarini la si perdona perché donna lui no, lui è da sopprimere. Ancora si flette alla vista di cotanto Luciano Moggi: “Direttore…”

Ne ha visti più lei di un pisciatoio.
Non ci sai stare da sola te…Dovresti averne tre, di mariti.            Marco Messeri prima e Sergio Castellitto poi riempiono di complimenti una giovanissima ma futuribile Debora Caprioglio, ”Con gli occhi chiusi”

Sono cattolica mio malgrado?     Se lo chiede Sabina Guzzanti, “Le ragioni dell’aragosta”

Mai concedere al dolore di cibarsi senza aver dato prima nutrimento all’odio.        Una madre fomenta le sue tre figlie alla vendetta, “Il cuore criminale delle donne”

…Facca boia…         Il contadino tuttofare di Cà del Chino, posto accogliente, pranzo abbondante e prezzi modici, impreca così

Chi ti vuol bene non ti giudica.           Questa l’ho detta io, ad un amico fraterno. Mi hanno spinto buonismo, voglia di accompagnarlo dentro a qualcosa di splendido e un po’ di invidia bella, perché lui si è innamorato. Io invece…

Il domani non si promette a nessuno.            
Clint Eastwood, “Potere assoluto”.
Che altro dire?

Incontri migliaia di persone e nessuna ti colpisce veramente. E poi incontri una persona e la tua vita cambia. Per sempre.           Jake Gyllenhaal chiude “Amore e altri rimedi” dando voce a questa strana sensazione, di felicità e pienezza

Postato da: Elblondo a 19:46 | link | commenti
citazioni


Tra Calimero e Paperino
Fissavo entrambi da tempo, nel tragitto sotterraneo che mi porta dall’altra parte della città tutte le sante mattine feriali. Evidentemente colleghi, probabilmente bipolari, lui considera lei solo se la sua compagna è già scesa qualche fermata prima. Ha quell’aria un po’ supponente che trasuda convinzione e poca eleganza, anche se gli occhi chiari trasmettono dolcezza. Lei sale a 3/4 del tragitto, in un punto di interscambio. E’ piccolina, proporzionata, un po’ tesa ma tendenzialmente sorridente. Mi ha colpito, ha qualcosa di stralunato e meraviglioso dentro agli occhi.

Se lui è con la sua lei non nascondono di essere colleghi di lavoro, ma i loro sguardi si sfiorano appena. Se lei non c’è si salutano educatamente, parlando del più e del meno, facendo prevalere l’ambito lavorativo.

L’altro giorno lui era seduto alla mia sinistra, senza la sua compagna. Lei sale, inizialmente non lo vede, poi qualcosa le si illumina nello sguardo e le sue ballerine iniziano a sgambettare verso quel collega che per qualche motivo ignoto ma maschile non se la merita. Iniziano a parlottare, lei sembra già stanca nonostante la settimana sia ancora a metà del suo percorso. Lui la ascolta sintonizzato sul suo stesso scazzo, mugugnando qualcosa.

Alla mia destra l’altra poltroncina era libera, ma dentro a un sonno catartico e mattiniero che era più realtà che sensazione non ho mosso un muscolo, non mi sono spostato per farli stare seduti e vicini. Così lui, alla vista di quella che deve essergli sembrata maleducazione irritante, la invita a spostarsi verso i sedili di fronte, dove due posti erano liberi e contigui. Lei, con un minuscolo cenno del capo, gli fa capire che poteva non essere una priorità assoluta, ma che le avrebbe fatto piacere.

Mi sono sentito piccolo piccolo e dispiaciuto, ho provato forte e chiara quella spiacevole sensazione che tocca l’animo quando la bella figura è servita su un piatto d’argento ma tu ti reincarni nella perfetta via di mezzo che congiunge Calimero a Paperino e ne fai una pessima, senza alcuna possibilità di recuperare. Come quando fai di tutto per far sedere una vecchietta che non nota i tuoi sforzi immani salvo poi essere tacciato da tutto il treno, qualche fermata più in là, come “uno di quei giovani d’oggi, nati stanchi”.

Postato da: Elblondo a 20:00 | link | commenti
pensieri, metropolitana, milano, lavoro


Gone baby gone
Il fratellino di Ben Affleck, Casey, si fa valere in questo film durissimo, tosto, dai temi forti, molto americani. Valori e voleri che muovono gli esseri umani verso il bene o verso il male in un’America scura, opaca, dalla pistola facile e dalla giustizia discutibile.

Bambini nel mezzo come merce di scambio per una dose o per parecchio denaro, corruzione dilagante laddove bisognerebbe combatterla, boss armati di meno coraggio di un coniglio impaurito, trama intrecciata fino al finale amaro. Pellicola da guardare tutta d’un fiato col cuore in gola e il nervoso per quanto marcia sia la società (ben) rappresentata in quasi 2 ore di pathos e angoscia, rivincite e amarezza.

Postato da: Elblondo a 20:29 | link | commenti
cinema


E' la solita storia
Ottimi motivi per indignarsi presi a pretesto da qualche centinaio di dementi totali travestiti da violenti del sabato pomeriggio. Era andata così anche a Genova, e uno speciale di Carlo Lucarelli, di recente, ci ha aperto gli occhi sui grossissimi errori da non ripetere. Ma non c’è volta che far sentire la propria voce non diventi sinonimo di violenza gratuita e malvoluta da chi quelle manifestazioni pacifiche aveva ben organizzato.

A Roma ieri non si è persa l’occasione per fare un po’ di casino, incendiare qualche Suv che fa tanto ricchezza ostentata (!), svuotare a babbo supermercati e lanciare qualche uova verso le agenzie interinali che magari qualche lavoretto a quei 4 ragazzetti l’avrebbero pur trovato, facendo scoprire loro quanto è importante avere la testa impegnata. E quindi? Dovremmo commentare il successo innegabile di un corteo che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone e invece no, siamo qui a scrivere dei soliti dementucci che si sentono padroni di Roma solo perché stringono forte un sanpietrino da lanciare il più lontano possibile.

Neanche stavolta una manifestazione così riesce a dire qualcosa di sinistra, ma dà adito ai berluscones della primissima ora di scagliarsi contro i “soliti” violenti. E così, le motivazioni della giornata vengono dimenticate, le famiglie in primissima fila scappano verso luoghi più sicuri e la crisi continua ad attanagliare la sua presa mortale nei confronti di un Paese che va rifondato da Capo a piedi.

Postato da: Elblondo a 11:24 | link | commenti
pensieri, italia, politica, televisione


Tutti i nodi vengono al pettine
Giovedì è stato un gran bel giorno. Il lavoro come diritto; lo Stato che, per una volta, ti dice che hai ragione. Colleghi licenziati a fine maggio reintegrati con effetto immediato e risarciti. Un caso che fa e farà giurisprudenza, che dovrebbe spalancare porte anche a chi scrive, quando sarà il momento. La cattiva amministrazione che, improvvisamente e in modo inaspettato, fa emergere con i suoi comportamenti improvvidi quanto sia vero il detto “tutti i nodi vengono al pettine”. Una felicità giustificata e meravigliosa, portatrice del dolce sapore della Giustizia, quella con la G maiuscola. E poi la commozione liberatoria e sorridente, che restituisce forza lavoro, persone, colleghi, amici.

Hanno vinto gli impiegati sulla dirigenza, ha vinto il voler fare sul voler disfare, ha vinto la forza della ragione su un odio che ha accecato tutti per troppo tempo. Ha vinto il lavoro, il mio lavoro, quello di mio padre e di mio nonno. Abbiamo vinto noi, ed era giustissimo così. Alè.

Postato da: Elblondo a 10:40 | link | commenti
milano, lavoro


Caos calmo
Difficile immaginare Nanni Moretti in un film non “suo”. Eppure è riuscito a commuovermi dentro a questo ruolo sconvolto dal dolore sin dai primi frame, dai primi battiti. Pellicola tutta romana, quasi una naturale prosecuzione de “La stanza del figlio”, accompagnata da un’abbastanza incomprensibile aura capitalista.

Alessandro Gassman cerca di alleggerire i toni, Kasia Smutniak è sempre arcobaleno splendente, Isabella Ferrari solletica il lato pruriginoso della storia rendendo giustizia alla regia di Antonello Grimaldi. A tratti lento, a tratti fermo, ma lo promuovo.

Postato da: Elblondo a 19:37 | link | commenti
cinema


Etciù
Il raffreddore mi perseguita. Sarà per questa estate che stenta a finire facendoci battere ancora il cuore prima del lungo letargo invernale, sarà per gli ambienti aerati in modo pessimo in una città come Milano, sarà per lo sbalzo termico metropolitana – superficie che in un ottobre normale sarebbe stranezza e che invece è divenuto triste abitudine, ma starnuto e mi soffio il naso da 6 giorni, ininterrottamente.

La situazione è talmente tragica da richiedere pause lavorative in momenti improponibili, ad esempio nel bel mezzo di una pratica fatta passo passo con un utente la cui attenzione è già di per sé (giustamente) spostata verso le gambe della sua pari qualifica trattata dal mio collega d’ufficio. Interrompere, alzarmi, soffiarmi il naso, rientrare vuol dire perderlo, seppur nel bel mezzo di un quarto d’ora che porterà qualche piccolo beneficio a lui, mica a me. Nel nome di un raffreddore che non è febbre a 40, cure attente e casa. E’ solo un’enorme, infinita, spossante rottura di cxxxxxxi.

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pensieri, metropolitana, milano, lavoro


8 ottobre 2001
Oggi è il decimo anniversario della strage di Linate. Ricordo benissimo quella mattinata: ero in ballo con la burocrazia universitaria, era uno dei primi giorni in cui mi svegliai presto per presentarmi in orario dentro quel mondo meraviglioso e sconosciuto, di nuovi amici e nuove esperienze.

Abitavo ancora con la famiglia e c’eravamo tutti, in un luogo vicinissimo in linea d’aria alla pista dell’aeroporto cittadino, seppur in un’altra zona dell’enorme Milano. Stavo bevendo il mio caffè, guardicchiavo fuori nel nulla di una giornata nebbiosa, uggiosa, milanese, brutta.

Ad un tratto, dentro ad un dormiveglia che ancora mi confondeva la vista, sentii mancare il pavimento da sotto i piedi. Qualche millesimo di secondo dopo i vetri delle finestre si mossero, prima impercettibilmente, poi come quando provi, da fuori, a smuovere una blindatura serrata. Non sentii il botto, ero troppo lontano e il traffico proveniente dalla città attutiva tutti i rumori. Mi precipitai fuori spinto da un impulso fortissimo, come se fuori avessi potuto trovare la salvezza. Nulla sembrava diverso dal solito: l’aria era già irrespirabile, le automobili dominavano ciò che chiamare “paesaggio” sarebbe stato oggettivamente eccessivo. Rientrai in casa qualche minuto dopo. La radio era accesa a volume basso, ma non stava gracchiando musica. Il deejay parlava ininterrottamente, in modo concitato. Captai le parole “disastro”, “Linate”. Capii.

118 morti e un sopravvissuto commovente, tutt’ora in condizioni critiche, martoriato nel corpo da più di 60 operazioni, nello spirito da quella mattinata che ha squarciato il fittissimo Pm10 milanese. Tanti 30enni, tanti italiani, tanti svedesi. L’inspiegabile manovra di un Cessna che prende la via del decollo al contrario mentre sulla pista principale un aereo di linea della Sas accende i motori e inizia il suo, di decollo. L’inevitabile schianto, le inevitabili fiamme, l’inevitabile scontro col deposito bagagli. Tutto il resto è morte e ricordo, disperazione e interrogativi che non troveranno mai una risposta plausibile, accettabile.

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pensieri, casa, milano

venerdì, 07 ottobre 2011

Colpevolezza, benevolenza, assoluzione
Amanda Knox e Raffaele Sollecito scagionati e liberi. Chi l’avrebbe mai detto? A mente fredda però qualche interrogativo si pone.

A quasi 4 anni da quel 1° novembre 2007 giustizia non è stata fatta, anzi, bisogna ricominciare tutto daccapo. Esulta Giulia Bongiorno, deputata, già avvocatessa vincente di Giulio Andreotti e ora dentro fino all’ultimo svolazzìo della toga a questa situazione complessa, sbagliata a livello investigativo sin dai primi passi.

Hanno avuto ragione gli americani che tanto hanno difeso Foxy Knoxy, ragazza di ghiaccio, animo combattente, sguardo fulmineo e c’è chi dice intrigante (io dico insipido). Ma se lei e Raffaelluzzo bello sono innocenti, cosa ci fa Rudy Guede in carcere? Non per la logica del tutti o nessuno, ma qualcosa non torna.

Come si può ribaltare un primo giudizio che aveva comminato 26 anni di galera per l’una e 25 per l’altro imputato di un processo lungo, doloroso, mediatico, italiano? Come si può passare da una sentenza che profumava di colpevolezza e benevolenza per il mancato ergastolo a una, due assoluzioni piene, senza macchia? E, soprattutto, se i due maggiori imputati escono puliti, quando si troveranno i (reali? Presunti?) colpevoli? Quando sarà fatta davvero giustizia in nome e per conto di Meredith Kercher, sguardo pulito, occhietti sorridenti, uccisa nella splendida casa di Via della Pergola non si sa come, non si sa da chi? Forse neppure Salvo Sottile saprà mai rispondere a questi pressanti interrogativi (ma qualche decina di puntate di “Quarto Grado” le tira su, eccome se le tira su).

Postato da: Elblondo a 19:13 | link | commenti
pensieri, italia, televisione


Qualcuno lavora per me
E si adopera perché qualcosa accada, perché qualcosa che attende solo di essere smosso si smuova.

Io mi ci dedico il minimo indispensabile; ho scoperto i lati più meravigliosi della solitudine forzosa, so che non può durare tutta la vita ma per ora sto bene così.

Mi si vuole bene, questo è certo. Non sono un qualsiasi argomento di discussione durante una altrimenti noiosa pausa pranzo. Sono imperfetto, da aggiustare. E i ferramenta cui mi sono inconsciamente affidato non molleranno il lavoro finchè non lo considereranno terminato.

Postato da: Elblondo a 11:25 | link | commenti
pensieri


"Signore col cappello rosso!"
Convinto che avesse perso qualcosa nel tragitto dall’obliteratore della metropolitana alle scale, comincio a chiamarlo a mia volta. Con mio sommo stupore invece, il suddetto signore aveva fatto il furbetto, ponendosi a un millimetro di distanza dall’utente regolarmente munito di biglietto che timbrando aveva spalancato le porte della metropolitana anche a lui.

“Signore col cappello rosso! Signore col cappello rosso!”. Prima quasi gentilmente, poi in maniera particolarmente recisa il richiamo risuonava in tutto il mezzanino della mia fermata. Quindi, con fare deciso, un controllore in borghese, veloce e arrabbiato, afferra il portoghese per la collottola, gli fa una ramanzina senza precedenti, la correda di inequivocabili epiteti che fanno rima con pessima figura, infine gli chiede biglietto (che non aveva) e documento d’identità.

Alla faccia della storia della mancanza di sicurezza e dell’illegalità che con un governo cittadino di centrosinistra avrebbe dilagato. Alla faccia di chi ci racconta l’aumento del costo del biglietto Atm come l’inizio della fine della democrazia made in Milano. Alla faccia di chi ancora non sa che da settimana scorsa la città è “coperta” 24 ore su 24 da 11 mezzi pubblici che garantiscono il rientro a casa ai tiratardi del weekend. Alla faccia, last but not least, dell’ex sindachessa che è riuscita a taroccare in modo pensato e criminale i bilanci dell’Azienda Trasporti Milanese, che sembrava sana e al passo coi tempi e invece vagava dentro un rosso color sangue. Perché alla faccia pure sua? Perché quello raccontato sopra è un esempio di LEGALITA’ RITROVATA.

Postato da: Elblondo a 11:28 | link | commenti
metropolitana, milano


Gli amici del bar Margherita
Una schifezza patetica, ingiustificabile. Non basta mettere assieme Diego Abatantuono, Luigi Lo Cascio e Gianni Cavina perché la trama venga da sé. Senza mordente, senza un perché, film che manca di tutto. Persino Neri Marcorè e Fabio De Luigi fanno uno spaventoso buco nell’acqua, un passo indietro perdonabile ma irripetibile. La Chiatti fa quello che sa fare meglio: il nulla poco parlante con pochissimo da mostrare; Luisa Ranieri si butta nell’ennesimo ruolo napoletaneggiante dai tempi di “Antò, fa caldo”: ripetitiva o monotematica? Bocciato senza appello, orrendo.

Postato da: Elblondo a 17:06 | link | commenti
cinema


Fiat City
Cosa può scrivere un milanese di Torino, se non che è una brutta città? Potrebbe essere la partenza di un post facile facile, pieno zeppo di stereotipi e cattiverie. Il problema, ed è un problema vero, è che chi scrive pensa davvero che Torino non sia un posto eccezionale. E’ vicina a Milano, è comoda da raggiungere, l’aria è indubbiamente più pulita, il Museo Egizio è un luogo speciale che a me però fa venire in mente solo una litigata che ha sancito la fine di qualcosa di bellissimo.

E la gente? Mio Dio, quanto son freddi i torinesi! Mi sono sembrati convinti del loro nulla, sprezzanti senza motivo. Il fatto che Fiat City poi si sia riciclata, soprattutto negli ultimi anni, quale città universitaria è vanto e problematica: come occupare l’enorme numero di Dottori generato?

Le strade di Torino le ricordo come lunghe e dritte, dritte e lunghe, infinite. Le montagne sullo sfondo le regalano uno skyline speciale, col vento giusto addirittura romantico. Ma oltre ai Subsonica, prodotto di una subcultura musicale inspiegabile in un posto così, non mi viene in mente nient’altro di valido.

Postato da: Elblondo a 15:54 | link | commenti
viaggi


Pensieri estivi /8
La valigia è pronta. Non ho salutato tutti, ma forse forse forse ho il numero giusto per passare un inverno di speranze. Ho visto il mare e volevo piangere di disperazione e autocompatimento. Ho vissuto per un attimo cosa deve essere la “stagione morta” da queste parti, e mi è salito un po’ il morale.

Amo e odio la mia cara Puglia, con la sua gente così sana e i malcostumi che mai saranno spazzati via. Mi amo e mi odio per doverla lasciare, perché nonostante tutto è “casa” molto più di quanto lo potrà mai essere Milano. A Natale allora; sono solo 4 mesi ma potrebbe essere fra una vita.

Postato da: Elblondo a 18:40 | link | commenti
pensieri, milano, puglia


Indovina chi
Regala l’elegantissimo appellativo di “culona inchiavabile” ad Angela Merkel, sua omologa tedesca.

Si voleva trombare Manuela Arcuri che non gliel’ha data, riuscendo nel miracolo di farla ergere, mesi dopo, a paladina di un mondo che non c’è.

Ha dormito (?!?) con Belen Rodriguez senza farci nulla, perché donna di un “suo” calciatore (per la serie “l’onore prima di tutto”; anche se, fosse vero, questo qua è scemo due volte).

Non si capisce cosa abbia combinato con Sara Tommasi.

Marysthell Polanco e Nicole Minetti se le è fatte in tutti i luoghi, in tutti i modi, in tutti i laghi. Le due ragazzotte, opportuniste nonché “innamorate perse” (intercettazioni docet /1), si sono fatte ricoprire di denari, case e incarichi istituzionali.

Tralascio per pudore lo squallore dei rendez vous con Patrizia D’Addario e Barbara Montereale, che hanno, quantomeno, aperto uno squarcio dentro un universo parallelo.

Ha trasferito quello che fu il Bagaglino (bonone tendenzialmente tettute e lacchè in prima fila a rassicurarlo che tutto va benissimo) tra Palazzo Grazioli e Villa Certosa.

Fa quello che dovrebbe essere il suo mestiere “a tempo perso” (intercettazioni docet /2).

Potrebbe essere un tronista di “Uomini e Donne”: profuma, si ingella (?!?), ha i contatti giusti per le esterne.

E’ il Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Postato da: Elblondo a 18:52 | link | commenti
italia, politica, televisione


Precious
Difficile da digerire questo capolavoro made in Usa, molto vicino ai concetti che costruirono “La ricerca della felicità” di mucciniana memoria. Drammatico e violento, senza filtri e periferico, è film che resta nel cuore per buonissimi sentimenti contrapposti a incesti e sottovalutazioni.

Piccola, grande, meravigliosa Precious, donna finita di 16 anni che tanto insegna alla vita e a una famiglia che non c’è, se non quando bisogna cucinare o soddisfare le proprie necessità primarie. Ragazza madre di due figli che han dovuto sopportare calci e tubi catodici sul cranio appena usciti dal suo corpo di adolescente grande nel fisico e nello spirito.

Paula Patton è immensa nei panni del filo rosso che unisce i pensieri alla scrittura. A Mariah Carey viene affidato un ruolo che poteva essere tra le mani di un’attrice emergente. Lenny Kravitz fa la sua parte, da figone che fa sognare le ragazzine. Film duro, antico, rubicondo, sognante, vero. Da Oscar.

Postato da: Elblondo a 19:44 | link | commenti
cinema


Due anni in questa casa
Fanno 730 giorni, 730 notti e una cifra pagata in affitto che non voglio neppure scrivere. E’ la terza casa in cui sto da quando sono fuggito dalla convivenza forzosa con la famigghia, è la magione con maggiore “anzianità di servizio”. Mi trovo bene, sono felice in questo monolocale più servizi che inizialmente qualche problema ha dato, che ora vive quasi di vita propria. La metropolitana davanti all’ingresso del palazzo e un’enorme quantità di servizi tutt’intorno fanno il resto, seppur la zona non sia tra le più rinomate e/o meglio pubblicizzate di Milano.

E’ la mia oasi silenziosa e il mio rifugio, ci tengo a curarla e a tenerla pulita. La sento casa mia, e dopo due anni ci mancherebbe non fosse così. Vi ho ospitato amici e sorella, ne ho riempito cassetti, vani e frigorifero. Mi ha visto malato e nudo, appassionato e freddo. Ha imparato a conoscermi, e quasi le voglio bene.

Postato da: Elblondo a 13:21 | link | commenti
pensieri, metropolitana, casa, milano


Pensieri estivi /7
Dopo una serata così sono ancora più consapevole che mi basta davvero poco per essere felice. Mi bastano un paio di persone con cui sono cresciuto per sentirmi ovunque a casa mia, a mio agio, e non è poco.
Lei è lontana e vicinissima, “in altre faccende affaccendata”, come scriverebbe chi ne sa. Io la guardo sempre stranito, sempre, sotto sotto, pronto a ricominciare tutto daccapo, anni dopo. Lei è rimasta dentro, temo e spero sempre rimarrà.
Passa un aereo su questi cieli desolati, ed è un’ora imbarazzante; altre storie sono pronte per essere raccontate. Io sono pronto, a prescindere da lei? Non lo so. Ed è sempre la risposta peggiore.

Postato da: Elblondo a 18:03 | link | commenti
pensieri, puglia

domenica, 11 settembre 2011

11 settembre, 10 anni dopo
I cronisti maggiormente sul pezzo lo definirono fin da subito come “il giorno che cambia la storia”. Ci abbiamo “guadagnato” un paio di War against Terror, svariate e uncountable decine di migliaia di morti dall’una e dall’altra parte e due decessi eccellenti. Osama Bin Laden e Saddam Hussein non sono più tra noi eppure non troppe cose sono cambiate rispetto a quando erano vivi.

Non c’è essere umano sulla Terra che non sa dov’era quel giorno, in quel momento trasmesso in mondovisione da tutte le televisioni del globo. Il primo impatto, poi il secondo, il primo crollo, poi il secondo, in un turbine di orrore e prime supposizioni, Presidenti che continuavano a leggere la storia della capretta e imbarazzi successivi. Io ero ancora in Puglia, alle prese con lo studio per i quiz della patente, e mia nonna mi chiamò tutta allarmata: avevano interrotto “Vivere”, soap opera arrizzacxxxi per poter mostrare quelle immagini crude, giustamente senza filtri.

“Attacco all’America e alla civiltà” titolava il giorno dopo il Corriere della Sera, e Oriana Fallaci lanciava i suoi anatemi dalle pagine del quotidiano più letto d’Italia.

Dieci anni dopo l’America ha voltato pagina senza mai dimenticare. Siamo tutti americani disse quel giorno qualcuno, e non fu mai così vero. I complottisti delle esplosioni controllate erano ancora chiusi nelle loro stanze, salvo poi, con l’ausilio delle immagini, saltar fuori con impeto, teorie, ulteriore violenza.

Sapremo mai cosa è successo veramente al volo schiantatosi sul Pentagono? Era davvero un aereo dirottato o un Cessna di dimensioni assai più ridotte? E poi, cosa successe davvero all’aereo caduto nelle campagne destinato, almeno così sembrerebbe, a continuare il suo tragitto verso la Casa Bianca? Come mai proprio quel volo ha interrotto così bruscamente la sua corsa, se i dirottatori erano davvero, come lo erano, disposti a tutto pur di raggiungere l’obiettivo? E ancora, come mai sono state trovate parti di quel velivolo ad addirittura 80 km di distanza dall’impatto col suolo? Questi interrogativi rimbombano ancora nelle orecchie di chi è voluto andare a fondo, di chi ha voluto informarsi usando canali alternativi. Poi, ci sono i geni delle War against Terror. Ma questa è un’altra storia.

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pensieri, televisione, puglia


Pensieri estivi /6
Mi passa davanti. Mi saluta e io la saluto, in attesa di tempi migliori per fare quattro chiacchiere. Ne abbiamo già avuto l’occasione, non che sia stato un successone caloroso, ma poteva anche andare peggio.

Ci siamo voluti bene, tanto. Sembra un’altra vita, un altro tempo. Ne ho già scritto da queste parti. E in questa estate, l’ennesima a cuore fermo, frequentiamo lo stesso luogo per la birretta serale.

E’ ancora bellissima e inquieta, dà il meglio di sé con pochissimi ed evita accuratamente tutti gli altri. Mi piace e mi fa paura, riesce ad alterare la percezione della serata, a modificarne l’andamento. Se c’è non riesco a non cercarla con lo sguardo, attendendo il millesimo di secondo giusto per provare a parlarci, a scambiarci pezzi sparsi di esistenza. L’ho amata tanto, dimenticarla è stata impresa titanica, ora la vivo così.

Postato da: Elblondo a 19:43 | link | commenti
pensieri, puglia


Oggi ho scioperato
Perché credo che proporre quattro Manovre in 20 giorni solo per vedere l’effetto che fa sia un’offesa alla mia intelligenza.

Perché di sicuro non cambierò il mondo ma cambierà la mia busta paga, seppur 50 Euro in meno non mi sembreranno mai un buon motivo per sentire forte e chiaro l’obbligo morale di presentarmi felice e contento sul mio posto di lavoro.

Perché non sono né mai sarò iscritto a qualsivoglia sindacato, ma bisogna farsi sentire, bisogna dire qualche “no” per dare la prova di avere coscienza critica e pensante.

Per far dire al Ministrissimo Brunetta che sono anch’io un “masochista italico” (testuale e di pochi minuti fa…Ovviamente si aspetta smentita e/o un “sono stato frainteso” molto in voga dalle sue parti), e che questa giornata ha avuto l’adesione del 3-4%.

Per poter far ribadire, in modo da non dimenticarcelo MAI, al calmissimo (?!?) Pierferdinando Casini che i suoi candidati perfetti alla scomodissima poltrona di Premier sarebbero Alessandro Profumo e la sua buonuscita da Unicredit del valore di 40 milioni di Euro. Ma forse anche Profumo, con un cognome così, si candiderebbe per il bene del Paese…

Postato da: Elblondo a 17:56 | link | commenti
italia, politica, lavoro


Pensieri estivi /5
Dopo una notte di San Lorenzo così so tutta una serie di cose. So che il vento è bestemmia e invisibilità. So che gli stronzi veri, quelli mimetizzati, rendono nota la loro presenza con gesti improvvisi, piccoli, infidi, infami. Da domani so (ma l’ho sempre saputo) come comportarmi con questa gentaglia parolaia, “fregna” come si dice dalle loro parti d’adozione e di comodo. So di voler bene a una Donna speciale, con la quale sono cresciuto, con la quale non ci sono stupide sovrastrutture o parole non dette, ma solo chiarezza, intesa, nessun fraintendimento. So che, per essere la notte che è, ho bevuto pochissimo. So che in paese conosco tutti, non c’è niente da fare. So che la mia vita non è questa e tiro uno, dieci, cento sospiri di sollievo.

Postato da: Elblondo a 15:23 | link | commenti
pensieri, puglia


Amore e altri disastri
Film facile e veloce, dalla trama leggibile e senza sobbalzi, da cui emerge bella come il sole Brittany Murphy. Molto trucco ma il cinemascope non mente: il suo talento sboccerà alla velocità della luce, si perderà in una giornata cupa, ammuffita e inspiegabile e tanto sarà rimpianto a Hollywood e dintorni.

Londra è metropoli principesca e lavorativa dove gender, stili e brunch si intrecciano. L’equivoco sessuale col belloccio di turno è dietro l’angolo e regge la trama, resa godibile dagli occhioni della poliedrica, valida, sfortunata Brittany. Che sa di far battere i cuori, sa di potersi far ricordare e si mostra nella sua maneggevolezza in questo ruolo che piace a tutti e fa sognare. Non è Notting Hill, mancano il pathos e Julia Roberts, ma è pellicola che si fa guardare e incuriosisce.

Postato da: Elblondo a 10:30 | link | commenti
cinema


Pensieri estivi /4
Pensieri e piccoli rimpianti di una breve notte d’agosto. Chi scrive non ha stimoli, non ha obiettivi che potrebbero giustificare qualunque azione propositiva. Questo mi rende sensibile alla presenza di stimoli altrui, mi fa chiedere perché. Gli occhi sono vuoti, gli inviti scarseggiano per indole e compagnia. Sto bene, sono riposato e tendenzialmente felice. Far breccia, “vivere” l’estate è altra storia, ma sapevo sarebbe andata così, va così da anni ormai.

Piccole ipocrisie, situazioni che si ripetono all’infinito, abitudini e persone ritrovate che ti riservano meno smalto e attenzioni delle attese. Me ne faccio una ragione, e sposto l’attenzione pochi tavoli più in là. Amici d’infanzia fingono di non vedermi, io faccio lo stesso con loro. Io sono tutto ciò che loro non concepiscono, loro sono lo stesso per me. Indifferenza, o come poteva andare se spirito critico e voglia di provare a vivere ogni secondo non avessero avuto in me il sopravvento. Qualcuno l’ha vinta, qualcuno l’ha persa, questa battaglia tutta pugliese? Può darsi.

Io so di vivere in un paradosso: ho imparato che Milano ti sorprende; nel suo astio, nella sua velocità, ti fa intravedere splendide storie, splendidi esseri umani. In Puglia spesso, troppo spesso, le bellezze della natura non sono accompagnate dalla bellezza dello spirito delle persone che un po’ ti aspetti quasi di conseguenza, che quando non si manifesta rimani a bocca spalancata, come stordito da uno stupore amaro e inatteso.

Postato da: Elblondo a 17:49 | link | commenti
pensieri, milano, puglia


Pensieri estivi /3
Vago per la marina con un bicchiere mezzo vuoto tra le mani, che tintinna di incontri e coincidenze assurde ma forse benevole. Metto assieme pezzi di vita come un puzzle, ascolto, mi interesso e a volte fingo interesse.

Riesco a parlare con la donna della mia vita come fosse una qualunque, e intanto il cuore viaggia a 10.000 battiti, forse di più. Appare dalle parole scontate, sempre bella e sconvolgente. Non mi genera più quello scombussolamento, quel rimescolamento adolescenziale che oggi non riconoscerei neppure. Ci promettiamo di rivederci senza troppa convinzione, ne scruto curiosamente i gesti, le persone che la circondano, le movenze, e la serata continua a scorrere veloce, lenta, ferma, incomprensibile. Come siamo stati noi in un’altra vita che oggi sembra lontana, avulsa, scollata.

Postato da: Elblondo a 15:56 | link | commenti
pensieri, puglia


Pensieri estivi /2
Ospitalità dal nulla, altri luoghi vicini ma sconosciuti, piccoli segnali che ti dicono che anche stavolta è andata buca, confronto impari con realtà un po’ discotecare con cui poco c’è da raccontarsi, e molti sono i silenzi in momenti topici, in cui bisognerebbe solo guardarsi negli occhi e parlare.
 
Estate bella e senza un senso logico, che tanto lascerà nella testa, che poco sarà paragonabile con le altre. Lei è stata utopia breve, divertente, ora mancante come l’ultimo pezzo di un puzzle che se completato lascerebbe senza fiato. Ma le lei queste soddisfazioni difficilmente le danno…La vedi insoddisfatta e vorresti proporle di più, ma oltre al contesto forse sei tu che non vai. Col suo sorriso e il suo essere altera e un po’ scazzata segna innegabilmente questa prima parte di stagione umida, altrimenti ferma, che grazie a lei riesce ad avere una serie di perché.

Postato da: Elblondo a 14:25 | link | commenti
pensieri, puglia


Senza parole
L’orario estivo della metropolitana milanese, sinonimo di pochi treni, tante persone e altrettante puzze, mi fa notare cose che altrimenti mai. Nel vagone si viaggia sempre pressati come sardine, e l’altro giorno mi sono appoggiato in modo involontario ma quasi dovuto sui piedi di un ragazzo. Più giovane di me, attira la mia attenzione per la maglietta colorata e inneggiante ad Arancia Meccanica, per degli occhiali da sole introvabili e per le dita sporche di tabacco.

Lo squadro e lo definisco: classico ragazzetto alternativo per comodità e acchiappo che ancora deve trovare la sua strada. Sensazione veritiera e confermata dopo una più attenta analisi, quando un altro particolare mi salta all’occhio: l’I – Pod con cuffia esibizionista, di quelle modello catarifrangente, imperfette per definizione: la musica più che penetrare nelle orecchie si spande tra i vicini. Ebbene, cosa stava ascoltando, peraltro in loop, il buon giovanotto? Max Pezzali.

Se tu ci sarai, io ci saròòòòò…

Postato da: Elblondo a 16:34 | link | commenti
musica, metropolitana, milano, sorriso


Pensieri estivi /1
E poi ti rendi conto che nella civiltà vivi dentro un mondo parallelo che gira sì nel modo giusto, orario e preciso, ma che non ti regalerà mai serate come questa, in cui un altro mondo è possibile, come diceva qualcuno non troppo tempo fa. Nulla di trascendentale, la parola d’ordine è divertirsi con poco in questo microcosmo che ispira e fa star bene. Ti senti bene, tiri fuori tutto e sei a posto con te stesso, vivendo le piccole cose, senza filtrare alcun pensiero.

Rientri a casa ancora pieno di quei sorrisi e di quelle belle sensazioni, ti metti nelle orecchie “Teardrop” dei Massive Attack, aspetti che sorga il primo sole di questo globo nuovo e vecchio allo stesso tempo, ti commuovi non commiserandoti e ti addormenti, sorridendo della civiltà e delle sue paturnie che stanotte ti sembrano piccole, piccole.

Postato da: Elblondo a 18:47 | link | commenti
pensieri, musica, puglia, sorriso


martedì, 26 luglio 2011
Amy Winehouse, morte annunciata
Mi sembra che il titolo di questo post dica già tutto. Come si può definire la dipartita di cotanta Amy Winehouse, ragazza forte a voce e parole ma debole, debole, debole di spirito, corpo, volontà se non come una morte di cui si aspettava solo la notizia? Guai a paragonarla però a Kurt Cobain o Michael Jackson come peraltro ho già sentito fare. E’ (forse) lo stesso decesso travestito da tragedia fortemente voluta, eppure non è la stessa cosa.

La ragazza era diventata orgoglio made in U.K. interpretando solo 2 dischi, vincendo la bellezza di 5 Grammy. Carattere difficile, propensione all’alcool e alle droghe pesanti, Amy era da tempo una morta che camminava, uno scheletro senza speranza. Se non fosse stata cirrosi sarebbe stata epatite, se non fosse stata epatite se ne sarebbe andata per overdose.

Incurabile, incorreggibile, fenomenale Amy. Mtv non ti ha mai troppo amata, più che trasmettere la tua musica ti ha presa a soggetto, spesso sbeffeggiandoti. Ma da sabato scorso eccoli lì, a celebrare il fatto che non ci sei più attraverso video in loop e memories to cry. Ti sarebbe venuta la pelle d’oca e il nervoso se avessi visto questi necrologi posticci, e avresti avuto un’altra scusa buona per sbronzarti un po’, e dimenticarli.
They tried to make me go to rehab but I said “no, no, no”…

Postato da: Elblondo a 19:28 | link | commenti
pensieri, musica, televisione


Gabner
Io e Gabner abbiamo passato la bellezza di 7 anni in piena condivisione. Dai 3 ai 10 anni eravamo indivisibili, una cosa sola. Il mio pennarello giallo era il suo pennarello giallo, la mia palla di spugna era la sua palla di spugna, la mia maestra preferita era la sua maestra preferita, e viceversa. Proveniva da una famiglia indubbiamente benestante Gabner, genitori separati infelicemente, fratello sempre davanti a quella che oggi chiameremmo una Playstation. Abitava in pieno centro a Milano, come il me di quei tempi d’altronde, e più di una volta i miei occhi di bambino rimasero estasiati dalla bellezza di quella semi detached house, come si definirebbe un posto così a Londra. Eravamo due bambini vivaci e felici, io chioma bionda e lacrima facile, lui sorriso perenne e carattere deciso. Non sapevamo nulla del mondo, e non poteva essere altrimenti. Respiravamo il nostro essere bambini nel modo migliore, virginale e senza pensieri.

Già i primi anni delle elementari testimoniarono le nostre piccole diversità: lui sempre attento e perennemente paraculo, io un po’ sulle nuvole, sulle mie. La sua espansività e la mia timidezza ci rendevano una coppia di amichetti perfetta, e le bimbe della classe erano equamente spartite tra il mio broncetto e la sua solarità.

Le scuole medie ci divisero. La realtà del centro di Milano era troppo per la mia famiglia che nel frattempo si era allargata, richiedendo un ridimensionamento periferico. Lui no, in centro ci stava benissimo, sarebbe stata per sempre casa sua. Neppure la pallacanestro riuscì a tenerci uniti: all’ennesima panchina causata dall’ennesimo dito rotto lo scrivente si ruppe i maroni della supersocietà blasonata, e salutò il mister e pure Gabner.  Il sottoscritto in quegli anni imparò che il mondo non era tutto dolcezza e comprensione, e chissà quante altre cose imparò Gabner da par suo.

Il destino era l’unico appiglio di quegli anni se non si volevano perdere i contatti: social network, Twitter, Skype e cellulari a quel tempo erano futurismo e immaginazione, ma il succitato destino aveva lasciato la porta della loro giovane amicizia socchiusa, spalancandola nel modo più inaspettato.

Cena tra famiglie, amicizia di lunga data. Il sottoscritto un po’ seccato, senza troppe parole, risvegliato ogni tanto dalla bellezza indiscutibile della figlia dei padroni di casa, amici dei miei genitori. Ogni tanto un sorriso, ogni tanto il flebile tentativo di portare la conversazione in qualche altra stanza, magari la camera da letto della mia splendida coetanea, ogni tanto la consapevolezza che no, non ce ne sarebbe stata, né quella sera né mai. All’ora dei whisky torbati, quando chi scrive era già con la mente in macchina, sognante e confuso, suona il campanello. Era Gabner che irrompeva nel bel mezzo di una rimpatriata, ma che ci faceva lì? E soprattutto, cosa aveva sulla testa? Con la sua cresta violacea il mio compagno d’asilo e di scuola elementare sfiorava il soffitto, mentre con la lingua trapanava su e giù senza troppi complimenti il cavo orale del mio sogno infranto.

Sconvolto e un po’ triste rientrai a casa, sprofondato nel sedile di una Y10 dai mille ricordi. Non rividi più né Gabner né quella creatura angelicata, vivido sogno per me, avventuretta di qualche sera per lui.

Postato da: Elblondo a 17:52 | link | commenti
pensieri, milano, sorriso


Un foglio, una penna, un telefono
I momenti di piccola paranoia in cui ti senti minuscolo e solo al mondo d’estate si moltiplicano. Sarà per motivi frivoli o serissimi, eppure spesso mi sento vuoto, senza obiettivi, triste, infinitamente triste. La vita è fuori dalla finestra ma io la guardo attraverso una tenda spessa, dalla quale filtra poco. Di converso, basta altrettanto poco per farmi felice. Mi basta venire considerato, essere ricordato, vivere nel pensiero di qualcuno.

Gli oggetti inanimati non hanno personalità e me ne rendo conto quando capisco di aver passato una giornata intera senza aver parlato con nessuno ma avendo tenuto in ottima considerazione un foglio, una penna, un telefono. Mi sento pessimo e so di aver perso una, o forse un milione di occasioni.

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pensieri


Silvio Baldini, Cicchitto e Jennifer Garner
Mi chiamo Mohammed. Mohammed Fumagalli.                      Quante ne vedo, al lavoro…

Tu hai 30 anni più di quelli che ho io…Tu e la tua sciocca generazione credete che così come è stato per voi dovrà essere sempre…e finchè la vostra generazione non sarà sottoterra, non riusciremo a levarci dal groppone il vostro peso morto!                                     Sidney Poitier alle prese col perenne conflitto genitore - figlio, “Indovina chi viene a cena”

L’ipocrisia è diventata una componente culturale del linguaggio sportivo.              Una frase così da cotanto Silvio Baldini proprio non me l’aspettavo

…E’ stato perfettamente incredibile.            I superlativi di Franco Bortuzzo

Non sono felice. Sono bipolare.                Scritta su una spilla posata su uno zaino di uno studente universitario

“…Magari un giorno mi sveglio e mi sento…innamorata! Sai, stordita, febbricitante, tremante…” “Non è amore Jacks, è influenza”.
“Chi può dire sinceramente ‘ti amerò per sempre’?” “Whitney Houston?” “Sì, quando è piena di crack”. I dialoghi surreali tra Peter Simon e Jacks, ovvero una splendida Brittany Murphy, “Amore e altri disastri”

Eh beh, però se teniamo in considerazione il voto di Cosenza…La coalizione di centrodestra lì ha vinto facile.   Fabrizio Cicchitto commenta i ballottaggi delle comunali al Tg1. Cosenza Cicchitto, Cosenza? Avete perso in ogni dove e tu citi Cosenza, approfittando della connivenza di due cervelli quali Giorgino e il suo direttore Minzolini???

Che cos’è un’alternativa?               La protagonista di “Precious”, girato molto prima della vittoria di Giuliano Pisapia

Adoro le catastrofi naturali, e voglio che la gente ci resti secca, e mi delude veramente quando le vittime sono poche.                  Scopro così di avere qualcosa in comune con Jennifer Garner, protagonista di “Tutte le cose che non sai di lui”

“Sei l’unico che conosco tanto scemo da credere nella fortuna” “Credevo nel cervello e nel lavoro prima di incontrarti”.                Scambio di complimenti tra Bruce Willis e Paul Newman, “La vita a modo mio”

Postato da: Elblondo a 17:40 | link | commenti
citazioni


(Ancora) non batte
Mi sembra un periodo difficile, doloroso. Troppi momenti per poter pensare, troppo caldo che fa pensare solo male. Sento solidarietà e comprensione a sprazzi, e non mi sento “me” al 100% quando rifiuto di mettermi in gioco o di dare una piccola mano. No, non sono io.

Solo il caldo, il sudore e le zanzarine milanesi rimangono, decise e testarde, un morso o la morte. Le sensazioni viaggiano veloci nella testa appesantita ma manca la più importante, quella che fa muovere l’uomo e il mondo. Manca una donna cui voler bene, con cui condividere qualcosa di grande. Eppure non è che non mi guardi intorno, non è questo l’ambito in cui mi tiro indietro. Non la sto trovando, non batte il cuore. Aspetterò paziente. Forse non è la mia stagione.

Postato da: Elblondo a 20:09 | link | commenti
pensieri


Sempre sia Lodato
Poteva essere un weekend come tanti, ma ieri qualcosina è successo. Quando si dice il caso, quel Lodo Mondadori inserito in Manovra con, per l’appunto, una manovra insensata e controproducente, ieri è tornato d’attualità. Perché il Boss (pardon, il Capo) dovrà risarcire 560 milioni di Euro alla Cir di De Benedetti, come riportano tutti i giornali di oggi. La Corte d’Appello riesce a limare 190 milioni, ma la colpevolezza è ancora una volta chiara, ancora una volta evidente. Un risarcimento mastodontico, che appiana un vero e proprio furtarello che ha sancito l’inizio della Guerra di Segrate.
 
Prime reazioni, partendo dal frivolo: il Milan chiude qui la sua campagna acquisti, Galliani docet. Secondo lo stimatissimo e capace avvocatone Ghedini in Cassazione ci si accorgerà dell’assoluta iniquità di questa sentenza, palesemente contro logica. Marina Berlusconi, ora a capo della sottratta Mondadori, tira nuovamente fuori il discorso della “forsennata aggressione” al Papi. Peccato che il Natale del 2010 sia lontano, molto lontano. Di controfatti che smentiscano gli accadimenti datati anno di grazia 1991 non ce ne sono. Ma questa, forse, è tutta un’altra storia. Fuori il grano Capo, chè per te son noccioline e giustizia attende trepidante di essere fatta.

Postato da: Elblondo a 15:53 | link | commenti
italia, politica


Primo amore
Film di violenza psicologica e mentale, inaccettabile per una buona forchetta come è chi scrive. L’amore per un’idea e non per una persona incarnato in un attore protagonista così calato nella parte da non riuscire a distinguere dove finisce la sua scuola, e dove inizia il suo essere. Pellicola immobile, mormorata, veneta, cupa come il percorso inverso di una formidabile Michela Cescon, che dall’amore non ricava felicità ma prosciugamento dello spirito, dei sensi, del corpo. E il sentimento più bello diviene schiavitù, le convinzioni diktat.

Finale ovvio, impietoso, giusto. Il tema dell’anoressia trattato dal di dentro, da quando il corpo non sa ancora cosa lo aspetta. Film impossibile da guardare senza disperarsi, commuoversi, tifare per Michela, occhi dolci e fisico nervoso. Avrei limato qua e là, ma viene difficile non promuoverlo.

Postato da: Elblondo a 12:36 | link | commenti
cinema


Estate, o forse ancora no
E’ un’estate strana, non la sento ancora mia. Forse sto cambiando, forse sono già cambiato, forse sto crescendo, probabilmente sono cresciuto da un pezzo ma non me lo voglio dire.

Sono più attento alle piccole cose, che riescono a cambiarmi la giornata o a farmi fare un’idea su una persona. Non mi accontento facilmente, tantomeno in questa stagione, quando i colori si vedono più a lungo. Mi piace assaporare le cose, godermele, viverle, toglierne i filtri, appassionarmi. Non sto avendo molte opportunità ma l’estate è ancora lunga, vedremo come andrà. Ho l’esperienza per anticipare i tempi e dire che ne uscirò un po’ deluso, con un bagaglio in più, pieno come tutti gli altri.

Dovrei valorizzare chi mi aspetta e chi no, servirebbero un po’ di quegli sms che scrivevo una vita fa, pieni di verve ed allegria. Mi piacerebbe muovermi, ammetto che vengo da un periodo troppo stanziale, troppo seduto per i miei gusti. Ma la partenza verso il mare, verso una regione chiamata Puglia è dietro l’angolo…

Postato da: Elblondo a 19:21 | link | commenti
pensieri, puglia


Manovre, specchietti e bocche spalancate
Se nella Manovra ci infili il Lodo Mondadori (poi ritirato per manifesto sputtanamento) e rinvii “all’italiana” la stretta della cinghia al 2013, anno di nuova legislatura e di sconfitta sicura, spalanchi degli scenari già aperti da par loro. Comunichi al Paese che lo stai portando dentro ad una fossa assieme a te, e che i tempi peggiori hanno ancora da venire. E’ lo specchietto dell’essere rimpianto, tanto gli italici sono popolo bue, e i tagli estremi del 2013 (si parla di 20 miliardi di Euro di sacrifici) saranno volere e causa della Sinistra. Già, perché tu sei il CENTROdestra, gli “altri”, il tuo nemico più grande sono “i comunisti”. Nevvero, i moderati stanno tutti da una parte.

Fede rincoglionisce le vecchiette parlando dei mali di stagione e della tensione mediorientale, Minzolini ci informa, come disse Elisa Anzaldo a “Tuttinpiedi”, che i coni sono più consumati delle coppette, e per essere informati bisogna costruirsi una rete autonoma di cui essere gelosi, tanto è difficile farsi un’idea. Tremonti si rifiuta di illustrare la Manovrona ai giornalisti per vergogna o per un barlume di spirito dello Stato e intanto l’Italia va avanti, fiera, a testa bassa, senza curarsi di loro. Ma forse è meglio così, se ce ne curassimo non ci sarebbe bunga bunga che terrebbe.

P.s.: ma perché, perché durante le sedute del martedì del Consiglio Regionale la consigliera Nicole Minetti si fa fotografare sempre a bocca spalancata (ma non sbadigliante)? Forse a causa del suo brevissimo passato da igienista vuole renderci dotti sull’innegabile salute della sua dentatura? Forse è perennemente sbigottita e perplessa dal semplice fatto di essere lì? Oppure…

Postato da: Elblondo a 18:54 | link | commenti (1)
pensieri, italia, politica, milano, televisione


Il rhum
Mi fa ridere, parlare, piangere, ascoltare la musica a volume altissimo, sentire rintronato fino alla prossima dormita. Non mi fa impazzire, ma scende. Non mi appassiona come una birra buona o un cocktail fatto con attenzione, ma mi fa sentire amichevole e tranquillo. Quel retrogusto amarognolo finale lo penalizza, ogni bevanda al rhum deve essere ingentilita da ghiaccio a volontà. Fa gruppo, fa sembrare tutti più vicini. Salute, alla nostra!

Postato da: Elblondo a 16:21 | link | commenti
pensieri, sorriso

sabato, 02 luglio 2011

Motel Woodstock
E chi avrebbe scommesso un Euro su questo film che parte lento e incomprensibile? Dopo un inizio così ci si aspetta un declino familiare verticale e inesorabile, e invece si rimane a bocca aperta a causa di un motel che diventa Woodstock, del denaro che arriva a palate, di migliaia di comparse riversate su una collina, di una colonna sonora ispirata e in perenne dissolvenza.

Ang Lee ha una buona idea e tanti bei volti da mettere in primo piano, strizzando l’occhio a diversi gender, sfiorando e provando a comprendere molti (troppi?) way of life. Pellicola giovane, senza sbavature. Bravi tutti.

Postato da: Elblondo a 18:19 | link | commenti
cinema


Povera lei, povero me
Quando poi tutti i pensieri peggiori divengono realtà, quando le suddette figure di palta diventano vissute, fatte, toccate, sei preda di un senso di sgomento folle, che sembra infinito. La considerazione più facile è che non sarai mai valorizzato, o che forse a 29 anni te la devi soffrire ancora un po’, sei ancora troppo giovane. E pazienza se lavori da quando di anni ne avevi 17 (che fanno 12 anni di anzianità ed esperienza), pazienza se ti è stato chiesto poco o nulla concernente il tuo lavoro. Pazienza. Ti ritrovi a dover elemosinare un contratto co.co.pro. che in italiano vuol dire “fare due passi indietro invece di uno, almeno uno in avanti”. Zittisci chi si permette di dire che vuoi la pappa pronta, tu che vorresti essere notato per meritocrazia e non per capacità cartacea del descrivere. E dentro a tutto questo vedi l’Italia, e pensi “Povera lei, povero me”.

Postato da: Elblondo a 10:18 | link | commenti
pensieri, italia, milano, lavoro


Avevi trovato la strada...
E poi ti trovi tra le mani un compendio di diritto, le basi del diritto, i contratti, i finanziamenti…e ti perdi. Anni e anni (per non dire decenni) di studio “creativo”, dentro al quale non c’era spazio per la memoria o la schematicità, e poi scopri altri ambiti fatti SOLO di memoria e schematicità. E ti senti fuori, confuso, incasinato, senza testa, senza quell’ordine mentale che altri esseri umani che vogliono esercitare professioni ALTRE hanno. Ti ci confronti, leggiucchi, ma nella mente è molto più forte un’impostazione antica e valida, e ti prepari a quella che sarà una figura di palta colossale, un pomeriggio da ricordare per disperazione, amarezza, rabbia, sconcerto. Non è compromesso lavorativo, è finzione di utilità, è la madre di tutte le sovrastrutture più italiane. E’ qualcosa che vorrebbe somigliare a un concorso, a un futuro più chiaro, che si specchia e si scopre sfuocato come una fotografia venuta male, truccato come i mensili patinati governati da Photoshop.

Postato da: Elblondo a 15:50 | link | commenti
pensieri, italia, milano, lavoro


Le 21,45
di ieri. Che c’è di strano, che c’è di particolare? Beh, a Milano in questo periodo dell’anno tutte le sere, più o meno a quest’ora, assumono un sapore dolce, buono, senza spine. E’ ancora il tramonto, e alzando gli occhi al cielo si possono vedere colori che solo in questi giorni si concedono agli occhi degli abitanti della metropoli. E’ una piccola prova di quanto bella sia la mia città, di quanto odiarla a novembre sia giustificato e comprensibile, di quanto la si deve amare ora, quasi con dedizione. E i ricordi viaggiano veloci verso quel periodo di parchetti dal verde gentile, baci lunghissimi e casa (quasi) in centro. Sembra ogni anno un momento di vita sempre più lontano, più sbiadito. E manca, tanto.

Postato da: Elblondo a 16:42 | link | commenti
pensieri, milano


Questo post ne ha fatta di strada...
E così, secondo il ministrissimo Brunetta io sarei un pezzo dell’Italia peggiore. Non sono abituato a scrivere contumelie o a coprire di anatemi chi in qualche modo si rivolge a me, ma stavolta è veramente difficile non farlo. Con quell’atteggiamento dell’uomo che si è fatto da solo, con quelle parole ripetute fino allo sfinimento come l’avvocato Ghedini ha insegnato a tutti i componenti di quella sottospecie di partito chiamato Popolo delle Libertà (ahahahah! Delle Libertà DI CHI???), con quella superiorità per nulla celata che lo rende odioso, avulso, spocchioso, quasi comico, il Renato mi RIPULSA. Ripulsa buonissima parte degli italiani in realtà, ma guai a farglielo presente: lui, pieno di sé (e quindi pieno con davvero poco), ti bolla col suo sguardo da professorino saccente come nullafacente, fannullone, scaricatore di cassette, poco studioso, fazioso, e chi più ne ha più ne metta. In merito al ventennio berlusconiano gli aggettivi invece gli sfuggono, diventano lontani tentativi di difendere l’indifendibile.

Ho cambiato idea in merito ai personaggi come questo signorino di nome e di fatto, forse anche a causa degli slanci vitali che il Paese ci ha regalato in questo ultimo mese e mezzo. Fino ad allora pensavo che in qualche modo queste schifezze che di cognome fanno Brunetta, Stracquadanio, Santanchè, Mussolini, Calderoli ce li meritassimo. Oggi penso che non ce li meritiamo più. E che quindi devono andare via, lontano, al più presto. Perché l’Italia è un’altra cosa, e ci ricorderemo di loro come dei volti che hanno caratterizzato uno dei periodi più bassi della nostra Storia piena, gloriosa, che sapeva di scivolare verso il baratro ma così no, così è troppo, così mai più.

Postato da: Elblondo a 17:48 | link | commenti (1)
pensieri, italia, politica, lavoro


L'aria salata
Asciutto, breve e fluido, con un Giorgio Colangeli ispirato. Film duro, da buttar giù come un boccone amaro, indigesto. Il carcere come la vita, a causa della pena o di un’infelicità che ristagna nell’esistenza. Famiglie spaccate che si ritrovano nell’ambiente più improbabile, Roma fredda e infame come è realmente, Katy Saunders messa lì senza un perché. Storia senza filtri, di fegato e cuore.

Postato da: Elblondo a 14:59 | link | commenti
cinema


9 volte SI
Ci risiamo. Per la terza volta in un mese gli italiani sono chiamati alle urne. Le prime due volte si è trattato di elezioni amministrative trasformate in referendum pro o contro (CONTRO!) il Capo. Stavolta l’attenzione si pone su 9 (per Milano, quantomeno) veri e propri quesiti referendari e anche in questa tornata, ma guarda un po’, il tutto ha un sapore da “dentro o fuori” per Mr. B. E’ indubbio che almeno due referendum, quelli su nucleare e legittimo impedimento, sono di vitale importanza per chi è al potere da un po’ troppo tempo. E’ ovvio che, passasse l’abrogativo sul nucleare, Silvietto si troverebbe tra le mani promesse che si trasformerebbero in pezze giustificative, nella migliore tradizione berlusconiana, nei confronti di Paesi cui il nucleare stesso quasi abbiamo garantito, promettendolo.

Il legittimo impedimento è altra chicca, roba da Nord Europa, questione che in Italia proprio non possiamo permetterci. In Danimarca, Norvegia, Svezia funziona alla grande e la popolazione è felice di un tale provvedimento, ma l’Italia è altra storia, la furbizia è dietro l’angolo, il perenne rimandare processi rincorrendo alte cariche statali è ovvio in funzione dei personaggi che governano il Paese. Giorgio Napolitano, Presidente di tutti, ha poco da nascondere e poco si gioverebbe di una leggina così, ma per il buon Silvio sarebbe una manna, prenderebbe due o più piccioni con una sola, enorme fava.

Servono 23 milioni di votanti. Tanti. Troppi i tentativi miseramente falliti, troppe le occasioni in cui il referendum è stato un bluff, o peggio, una beffa. Non bisogna andare al mare, e speriamo che il brutto tempo di questo periodo aiuti. Andiamo alle urne ancora e ancora, facciamo sentire da che parte stiamo, quanto siamo stufi di troppe urla e troppi pochi fatti, quanto ci mancano la meritocrazia, il saper fare, la competenza. Andiamo alle urne, e votiamo SI. Per continuare un progetto ambizioso e complicato, inatteso ma aspettato, vivo, sano. Facciamoci sentire, ne va del nostro futuro. SI!

Postato da: Elblondo a 11:28 | link | commenti
italia, politica, milano


Una birra a sorpresa
Inizia il periodo dell’anno che più mi piace, quello in cui le giornate non finiscono mai e non rientreresti mai a casa. Quello in cui ogni pretesto è buono, e la leggerezza dei vestiti diventa quella dello spirito, del corpo.

E’ bastata la telefonata di un amico per mollare ogni intento di fare pulizia o cucinare. Non ricordavo neppure che giorno fosse ma che importanza ha, l’importante è stare fuori, godersi lo spettacolo di una città che lentamente accende le sue luci per un tempo sempre più breve, sino al prossimo settembre.

Una birra all’aperto in mezzo ad altra gente, dimenticando la calura e lo smog. Una birra a sorpresa e la promessa di replicare quella gioia e quel senso di piccola libertà, di leggero cambiamento rispetto alla routine di un giorno qualsiasi, dimenticando il brutto di cui lavorativamente sono circondato da qualche tempo a questa parte.

Postato da: Elblondo a 21:14 | link | commenti
pensieri, casa, milano, lavoro, sorriso


Ah, dimenticavo
Il cuore non batte più. Non che fossi sicuro battesse, ma per un mesetto sono stato bene. Fa sempre piacere avere una donna vicino, ma poi arriva il tempo delle verifiche. La mia ultima lei, per tutta una serie di motivi, non le ha passate.

Non si può rimandare il battito del cuore, e quindi al ritorno dalla Pasqua pugliese l’ho salutata. Dicendole proprio così, “non mi batte il cuore”. E ora? Son tornato a ritmi da single, a tempi più dilatati, a dedicarmi a me stesso e alle mie piccole ma concrete passioni. Va bene così, almeno fino al prossimo battito.

Postato da: Elblondo a 15:55 | link | commenti
pensieri, puglia


Yes, we can
A mente fredda si può tranquillamente scrivere che il successo milanese di Giuliano Pisapia arriva da lontano, addirittura dalla Puglia. Giuliano era il candidato alle primarie di Sinistra e Libertà, creatura di Nichi Vendola da Terlizzi. Non era il favorito per definizione, e parlare di outsider sembrava già un complimento prima dello scrutinio delle schede di Via Bellezza. Il Pd è riuscito a perdere le primarie e a vincere, di riflesso, le amministrative. E’ meraviglioso, è la fine di un incubo, il possibile inizio di un sogno.

Suor Letizia ha già fatto le valigie, si è già dimessa dal Consiglio Comunale (ah, quanto ci teneva a Milano!), ha già versato amare lacrime che poco raccontano del dispiacere per aver perso gli affarucci made in Expo. Va bene così, che si provi a girare pagina, senza dare ascolto ai mai contenti che vanno a scuola da Beppe Grillo. Che si provi a migliorare lo spirito di questa città un po’ ingrigita, che si provi ad amministrarla di cuore e trasparenza e mai più di portafoglio ed amicizie.
Yes, we can.

Postato da: Elblondo a 13:15 | link | commenti
pensieri, politica, milano, puglia

lunedì, 30 maggio 2011

Oggi è un gran bel giorno. Non mi vergogno di essere italiano
Così, durante una conversazione Skype, un collega che tante cose mi ha insegnato, del lavoro e della vita. Oggi è un gran bel giorno, è una sorta di festa della Liberazione fuori stagione, nel bel mezzo di una primavera che sta diventando poco a poco estate.

Giuliano Pisapia ha vinto un ballottaggio sofferto e pieno di insidie, battendo fuori casa Letizia Moratti e il berlusconismo. L’uomo perbene di Sinistra e Libertà ce l’ha fatta, contro tutto, contro tutti. E già si festeggia sotto alla Madonnina, e inizia a tirare un’aria nuova. E’ il nuovo che avanza, è un sentore forte e chiaro: la gente si è stancata delle bugie e del qualunquismo berlusconiano, ha capito che il bene del Paese non è il bene di una singola e sola persona, ma il bene della collettività. Tanta fiducia è stata accordata ad un progetto venuto meno ormai da qualche anno, la stessa fiducia che ora manca da sotto i piedi (e i tacchi) del maggior esponente di una corrente morta come se si trovasse nel centro più immobile di un oceano.

Da domani bisogna mettersi al lavoro, che di cose da fare ce ne sono, e tante. Interi decenni di giunta di centrodestra lasciano una Milano profondamente modificata e non sempre in meglio, dentro a tanti piccoli microcosmi di malavita e criminalità mai messa in primo piano, quasi sempre nascosta sotto ad un tappeto capiente ma che ogni tanto, forse, andava sbattuto.

Milano deve e può rinascere, Milano può e deve essere valorizzata, tornando capitale economica e morale, perdendo quelle assonanze tutte romane del “magnamose er magnabile”, degli  “amici degli amici”. L’Expo sarà esame e banco di prova, cartina tornasole e test di buon governo.

Ma ora celebriamo questa Festa della Liberazione. In Duomo, nelle case, negli uffici. Già, negli uffici. Speriamo si possa respirare aria nuova.

Postato da: Elblondo a 18:02 | link | commenti
pensieri, italia, politica, milano, lavoro


Mangia prega ama
Il trauma post divorzio come viaggio salvatore. “Mangia” diventa Italia, “prega” diventa India, “ama” diventa Bali dopo essere stato Stati Uniti del Business. Julia Roberts accetta un ruolo coreografico e di sinistra, dove tutti sono amici, da tutti si impara qualcosa, i luoghi diventano ispirazione e nuovo orgoglio.

Stroncato dalla critica ma godibile, forse lungo in contorno e un po’ vago nelle specificità, è stata tra le pellicole peggio trattate degli ultimi anni, immotivatamente. Se Javier Bardem versione brasileira è inaccettabile, la Roberts e il suo sorriso illuminano ogni angolo del globo in modo incondizionato. Film colorato, globale per definizione, oggettivamente stereotipato, ma che riesce a farsi ricordare.

Postato da: Elblondo a 17:46 | link | commenti
cinema


Cosa ne sarà di Milano?
Dribblando abilmente sostenitori di Suor Letizia travestiti da punkabbestia, aggressioni orchestrate ad arte e un numero inverecondo di colpi bassi, siamo arrivati alla scelta finale. Stop alle parole, stop alle promesse non mantenibili, silenzio fino all’apposizione dell’ultima preferenza, fino alle 15 di lunedì.
 
Pochi minuti dopo sapremo cosa ne sarà di Milano, e forse anche di noi. Ci aspettano altri 5 anni di egemonia apparentata e cementificatoria? Ci aspetta una spartizione di tutto ciò che l’Expo renderà “mangiabile” a favore dei soliti amici? O possiamo e abbiamo il dovere di sperare in qualcosa di diverso e più simile a quello che siamo, ovvero cittadini, liberi, sorridenti, senza sovrastrutture?
 
Il ballottaggio sarà conferma di ciò che ha espresso il primo turno o accadrà l’imponderabile che molti giudicano impossibile? E che peso avranno gli elettori terzopolisti e grillini? Si parla di insegnanti che per garantirsi il ballottaggio (e di conseguenza l’ennesima settimana scolastica corta) hanno disperso il voto e domenica e lunedì non avranno dubbi e senza turarsi il naso voteranno Pisapia o l’astensione favorirà il lavaggio di cervello centrodestrista?
 
Le incognite sono tante. Speriamo di farcela. Al voto, e incrociamo le dita. Per un’Italia migliore bisogna partire da una Milano migliore, e le premesse ci sono. Manteniamole noi, per fare in modo che Giuliano Pisapia, faccia pulita e intenti condivisibili, possa mantenere le sue.

Postato da: Elblondo a 11:19 | link | commenti (1)
pensieri, italia, politica, milano


Cara nube islandese,
quando la primavera si tramuta in estate tu arrivi. E’ da due anni che ti palesi così, perché un vulcano dal nome impronunciabile decide che è il momento giusto. Emani le particelle più pericolose per far sì che gli aerei, mezzo di spostamento per definizione e velocità, non possano decollare, volare, atterrare.

Mi hai già fatto un brutto scherzetto l’anno scorso, alla partenza per Bratislava. Era aprile, ero felice per quella sensazione di scoperta di un posto nuovo che il viaggio porta con sé, e sei arrivata tu. Vacanzetta spostata in avanti e conseguenti anatemi in islandese.

Nube cara, non pensare di riservarmi lo stesso trattamento. Perché stavolta non si parla di me, non devo partire io, ma delle persone anziane, i miei nonni. 86 e 85 anni suonati e l’ebbrezza dell’aereo, del volo, delle valigie che spariscono sul nastro trasportatore, di quella sgradevole sensazione di non sentirci, di meraviglia per averci messo così poco. No nube, non scherzare coi nonni. Falli partire senza ritardi, tantomeno cancellazioni sinonimo di sperpero di tempo e ulteriore denaro. Sì bianca nube, chè viaggiare con Alitalia vuol dire esser comodi e decollare da Linate, ma sai quanto costa questo privilegio?

Non posso neppure chiederti di tramutarti in perturbazione perché non è meteorologicamente possibile, ma non fare danni.

Mi inchino alla natura e alla tua forza. Cerca di stare meglio, che alla lunga eruttare troppo fa male.

Postato da: Elblondo a 17:09 | link | commenti
pensieri, viaggi, sorriso


Indisponente
E’ un aggettivo che spesso mi identifica. Non è il mio modo di essere, per fortuna. Ma quando sento dentro al profondo che promesse stanno per non essere mantenute, che la parola appena detta vale meno di un minestrino a Ferragosto, che un problema viene affrontato solo parzialmente per convenienza personale, divento indisponente.

Inizio a lanciare sguardi pieni di indifferenza e superiorità, e tendo ad essere abbastanza odiato. Ma poco mi interessa, devo testimoniare la mia lontananza da quel modo di concepire la vita, i metodi, i pensieri di chi li espone. Me lo si fa notare, ma non riesco e non voglio modificarmi. E’ più forte di me.

Postato da: Elblondo a 19:59 | link | commenti (1)
pensieri, lavoro


Non di politica, ma di lavoro
Sono giorni duri, in cui sono poche le cose, i fatti, le parole accettabili. Si crea un solco tra chi è dentro e chi è fuori, e tutto sembra dipendere da come hai annerito un rettangolino, dalla fortuna, da quanto ti frutta uno studio casuale. Non si lavora bene, è ovvio. Non si vive bene, ma il concetto di “vivere bene” mi sembra poco perseguibile se non molto lontano dall’Italia, forse lontano dall’Europa.

Si cerca di dare una forma il più possibile “normale” alla vita, ma anche questo tentativo è definito da una parte stranamente attiva del cervello come impossibile. Si guarda chi ha superato l’ostacolo più infido con stupore, un po’ di odio, amarezza, stima, sperando che queste siano persone abbastanza intelligenti da non farti pesare il fatto che sì, per loro è fatta.

E tu? Galleggi con la scusa di essere leggermente privilegiato, avendo un contratto che scade poco più in là. Galleggi e osservi. Galleggi e noti. E una sensazione di nausea, vomito, infamia, orrore ti pervade, più forte di ogni altra cosa.

Postato da: Elblondo a 18:00 | link | commenti
pensieri, italia, lavoro


(Mezzo) miracolo a Milano
La culla del berlusconismo ha ufficialmente cessato di amare, giustificare, coprire il Capo. Non ci si aspettava un siffatto risultato, una vittoria schiacciante e convincente del Galantuomo Giuliano che ha affossato, coi suoi consensi, un modo di fare politica che non piace più, finalmente. Quasi non c’è stato bisogno di un ballottaggio che corre in soccorso di un centrodestra spaccato e affranto, stupito e incredulo. Già si parlava di un vicesindaco leghista, di grandi progetti per l’Expo, di nuove linee della metropolitana, di un impossibile quanto fantozziano tentativo di unire il Polo fieristico di Rho a Linate attraverso una linea aerea (!!!). Le gaffes della sindachessa e la scommessa politica dell’uomo di Arcore, condite dalle cattiverie gratuite e infamanti dell’onorevole Santanchè han fatto il resto.

Milano si è stancata, Milano ha risposto con un secco “no” all’ennesimo referendum sulla popolarità di Mr.B. Milano è viva, hanno tentato di lobotomizzarla e non ci sono riusciti. I milanesi meritano un applauso di coraggio e stima. Ora non resta che confermare il dato al ballottaggio.

Postato da: Elblondo a 20:16 | link | commenti
pensieri, politica, milano


Crossing over
Babel in salsa americana, meno complicato, più accorato e riuscito dell’”originale”. Vizi e disfunzioni per l’ottenimento e il mantenimento della green card tra corruzione, terrorismo, ebraismo, cattivi che sembrano buoni e buoni che devono fare i cattivi. Harrison Ford è poliedrico, valevole, immenso in questo ruolo dalla doppia personalità. Ha la recitazione e il cinema nel sangue il grande Harrison, e se Indiana Jones è andato in pensione da un pezzo lui resiste e si fa amare. Alice Eve completa il tutto svolgendo il compitino di donna oggetto, mai così attraente e sensuale. Un po’ troppo bionda, un po’ troppo Herzigova, ma la ragazza promette particolarmente bene.

Postato da: Elblondo a 16:04 | link | commenti (1)
cinema


Al voto!
Non l’ho ancora fatto, ed è giunta l’ora. Manca davvero poco al voto amministrativo milanese, e devo scrivere come la penso.
 
Penso che l’alternanza sia giusta, per dirla in modo elegante e poco compromettente. Penso, spero, che Lety non vincerà al primo turno; confido nella saggezza e nella visione globale dei milanesi. Penso che “i piccolini”, i grillini e il Terzo Polo su tutti, potrebbero essere decisivi. E se gli elettori del Terzo Polo ad un eventuale ballottaggio non avranno dubbi a favorire la sindachessa uscente, non vedo perché Grillo e i suoi ancora non lo dicano forte e chiaro: nel caso, votate Pisapia.
 
Penso che un’alternativa “moderata” come poteva essere Stefano Boeri forse avrebbe avuto maggiori opportunità di vittoria, ma alla lunga sarebbe stata incalzata per inesperienza. Penso che vanno fatti piccoli passi verso la tanto auspicata fine del berlusconismo, e Milano può essere colpo della vita e colpo basso. Bisogna sperarci, chè crederci è troppo poco. Bisogna farcela, e cambiare le cose.

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pensieri, politica, milano


Quelli che benpensano
Pezzo bellissimo, datato ma attuale come pochi altri. Frankie Hi-Nrg Mc, nome complicato, parole veloci ci mette davanti ad una serie di realtà imbarazzanti e vere, senza lodi e con tanta infamia da smaltire, che ci fanno stare così male da non volerne sentire più.

Non mi sovvengono nella testa altri pezzi del bravo e massiccio Mc, non fosse per un ritornello stupido e assonante che vagava tra la schedina del Totocalcio e quella elettorale. Questo pezzo gli rende giustizia, lo erge a paladino, lo fa sentire “dei nostri” tra i ragazzi “che fanno brutto” come tra gli adulti consapevoli. Canzone di simil rap italiano che riabilita tutto il genere, mettendo sul tavolo temi scottanti e parole indigeste. Peccato, gran peccato che poi il Frankie si sia messo a fare un po’ troppo il presenzialista tra Mtv e Simona Ventura. Ma si sa, nessuno è perfetto…

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musica

martedì, 10 maggio 2011

Una visita inaspettata
Rientro dopo una giornata lavorativa faticosa. Faccio bere la mia pianticella che tante rose, nonostante Milano, sta tirando fuori in questo periodo. Il mio udito è attratto da un cinguettio gentile ma forte, e i miei occhi notano con qualche millesimo di anticipo rispetto al cervello che colori strani si stagliano sulla cancellata che delimita il balconcino.

Ebbene, un pappagallino rosso fuggito da chissà quale casa era appollaiato proprio lì, tra la scala compagna di tanti lavori domestici e l’inferriata. Timido ma sempre più deciso il volatile si avvicina alla finestra, forse affamato, indubbiamente rumoroso. Sicuro di non voler creare un precedente pericolosissimo, impietosamente non gli spezzetto nemmeno un pezzo di pane distribuendolo magari a terra. Lui, impettito e un po’ orgoglioso, capisce che non c’era trippa per gatti (o per pappagalli), mi lascia un ricordino vicino alle rose e vola verso altri balconi, per la disperazione della famiglia che ce lo aveva in casa e che, pochi dubbi, non lo vedrà più.

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milano, sorriso


I bambini ci guardano
Capolavoro assoluto creato da un genio senza eredi chiamato Vittorio De Sica.

Lo sfaldamento dei valori familiari in un’altra epoca, in un altro tempo, in cui rinsaldare sembrava più difficile, dimenticare impossibile. La formazione di un bimbo meraviglioso indelebilmente segnata dalle passioni di una madre adultera, vicina col corpo ma lontana con la testa. L’amore di un padre per la sua famiglia, la scoperta più orrenda, la rinascita, la caduta definitiva nel gorgo prima della gelosia, poi della depressione.

Film del 1943 che regala tanto in emozioni ed empatia, levando in passione per il mondo femminile e la sua superficialità. 84 minuti di regia perfetta e temi quanto mai d’attualità trattati con 68 anni d’anticipo che sanno di beffa per il nostro mondo globalizzato, imperfetto, che non può vantare una mente illuminata come quella del grande Vittorio.

Postato da: Elblondo a 19:47 | link | commenti
cinema


"Terminato"
Infine, l’uccisione di Osama Bin Laden. Il giubilo a stelle e strisce che la notizia ha causato fa capire il grado di terrore che ancora aleggia in quella terra dopo l’11 settembre 2001. Un giorno che cambiava la storia si disse, e col senno di poi possiamo dire che era verissimo.

Il ricercato numero 1, il più pericoloso, il padre-padrone di una struttura di cui forse aveva perso il controllo, venduto, con ogni probabilità, da quel Pakistan che fino al giorno prima lo aveva coperto pur definendosi alleato degli Stati Uniti. Una War on Terror sfibrante, iniziata sotto la controversa egida della presidenza Bush, portata ad un ottimo punto da un’amministrazione che vedrete, se ne gioverà facendolo diventare il cavallo di battaglia della propria rielezione.

Sembra ovvio che i proseliti di Osama faranno ancora parlare di loro, che Al Qaeda è tutt’altro che defunta, che le speculazioni e soprattutto gli attacchi continueranno. Ma il colpo dato è forte, decisivo. Segna inequivocabilmente la fine di un’epoca di paura, di 10 anni di troppi morti e troppi pochi buoni motivi per causarli, di guerre infinite a un nemico fino a ieri invisibile, e quindi inattaccabile.

Osama se ne stava tutto sicuro in un compound con buona parte della sua famiglia. Non era preparato a difendersi, e questo particolare racconta molte cose. Finito con due colpi in testa dopo non essersi arreso alla cattura? Seppellito in mare secondo il rito islamico? Morto da martire assieme a svariate mogli e ad almeno un figlio? Alzi la mano chi voglia davvero dare risposte a queste domande. Il male causato è stato troppo grande, e il precedente di Saddam Hussein è lontano e poco paragonabile: Bin Laden non era un capo di Stato, non bisognava a tutti i costi “garantirgli” un processo o qualcosa che potesse somigliargli. God bless.

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pensieri


San Karol
Secondo grande evento: la beatificazione di Karol Wojtyla. Lo dico (e l’ho già scritto in altri post) da non praticante: Papa Giovanni Paolo II è stato il più grande Pontefice della storia moderna, ne ha cambiato il corso e il modo di concepire la sua stessa figura. Era davvero il Papa di tutti, degli operai e dei preti, dei sindacati e dei padroni, del Sud America e di un Est europeo che ha fatto uscire da una transizione lunga e dolorosa.

Ha visitato più di 100 Stati, ha portato la sua parola nelle sinagoghe e nei Paesi dove i fischi preventivati hanno lasciato spazio a grida di giubilo e apprezzamento. E’ stato gratificato da un pontificato lungo, pieno di sapori, colori, parole che hanno toccato il cuore della gente. E’ stato un Papa pop, e quanto piacerebbe leggere questa definizione a Daria Bignardi! Il Giubileo del 2000 lo ha fatto tornare ragazzo tra i ragazzi, un elmetto in testa lo faceva diventare lavoratore in mezzo ai lavoratori.

La storia e quella gente che ha amato lo hanno incoronato Beato ancor prima della Chiesa, che ha bisogno di miracoli per giustificare la grandezza dell’uomo. Ha mosso le folle anche lo scorso weekend Karol, spodestando la palma dell’evento a un Primo Maggio musicale di brividi e voglia di Unità. Wojtyla ha riempito Piazza San Pietro e Via della Conciliazione di un milione e mezzo di persone, di un milione e mezzo di cuori che dicevano “Santo subito” alla sua morte, e ancora scandiscono quelle due parole come un mantra magico e rituale, fin dentro a cerimonie che, da quando manca lui, ricominciano a sapere di latino e lontananza. Papa per sempre, San Karol.

Postato da: Elblondo a 17:07 | link | commenti
pensieri


Ju5t wed
E’ un periodo di grandi eventi. Andiamo in ordine cronologico.

Il Royal Wedding ha avuto un impatto enorme anche sui non inglesi. Un audience di dimensioni infinite incoronava la ragazza venuta dalla borghesia, il cui trisnonno era un minatore senza troppe aspettative. Una mamma arrivista è riuscita nell’impresa più difficile, partendo da lontano, impartendo alla bella Kate (e alla ancor più bella e spigliata sorella, Pippa) lezioni di stile e di bon ton.

Impossibile passare inosservata agli occhi del regale e stempiato Will, incredibile arrivare alla Corona, ma tant’è. Teste coronate da ogni angolo del globo, Westminster che diventa una foresta pluviale, i cappelli più incredibili e ingestibili portati con naturalezza e quel briciolo di faccia di bronzo che fa tanto occasione per farsi notare, rubare uno sguardo o un’inquadratura.

Inglesi felici per il lieto evento o per aver usufruito di una regale giornata di vacanza? Probabilmente nessuno dirà mai la verità. Resta la folla imponente che ha accompagnato nelle strade di una Londra bardata a festa i due sposini, la regina, Carlo, Camilla e chi non c’era pur facendo sentire la sua presenza. Lady D. e la sua grazia aleggiavano nell’aria, scompigliando il toupet di Elton John e l’anima dello sposo. Era lì, felice e commossa per quel figlio che con tutta probabilità spodesterà cotanto padre dal trono più ambito d’Europa. Era sul sagrato della chiesa e sul balcone di Buckingham Palace, nelle carrozze reali e tra il popolino festante.

Riusciranno i novelli duchi di Cambridge a svecchiare una monarchia mal sopportata e un po’ lontana dalla gente? I loro primi passi ci raccontano che forse il miracolo accadrà. Se continueranno a saper far sognare, lui col suo portamento impettito e lo sguardo che non mente, lei col volto pulito, testimone vivente che le favole possono diventare realtà, tutto rimarrà possibile.
God save the Queen.

Postato da: Elblondo a 13:28 | link | commenti
pensieri, televisione


Un diario già scritto
L’inabitudine al dolce far niente quasi mi debilita. Il passaggio dal non aver tempo per mangiare in modo coerente all’organizzazione del troppo tempo libero è inattesa, fuori luogo. Se Milano è una macchina da guerra che fagocita ogni secondo con voracità, la Puglia ti concede troppo tempo per compiere piccole azioni, infinitesimali gesti. E’ un modo di vivere cui, oggettivamente, non mi abituerei mai, con le sue liturgie e piccolezze che fanno della vita un diario già scritto, riletto qualche centinaio di volte. Schiavo dell’iperattività milanese poco mi sento invogliato dalla noia e da una specie di inedia che qui sembra aver imprigionato l’aria. Mattino, pomeriggio e sera sembrano gemelli siamesi, incorporati, stanchi, inscindibili.

Postato da: Elblondo a 20:52 | link | commenti
pensieri, milano, puglia


Velo e smalto
Così si presentava ai miei occhi, stamattina, una post adolescente in metropolitana. Spiccate caratteristiche orientali cozzavano con tante piccole cose che fanno rima con Occidente e libertà: lo smalto, il rossetto, l’I – Pod, la lettura non di noiosi versi coranici ma del quotidiano gratuito, la consapevolezza di essere notata, di esistere, di non essere tutta casa e preghiere. Quello strano mix interculturale ha attratto il mio sguardo, che riconosceva qualcosa di misto e poco omogeneo, ammirandolo e comprendendolo. Multiculturalità appassionata, gioventù nell’età, nei pensieri e nelle piccolezze che smarcano da un passato recente poco onorevole.

Postato da: Elblondo a 18:58 | link | commenti
pensieri, metropolitana, milano


Milano si ribella ai modi di dire
Milano offre e stupisce, nella sua normalità stretta dal suo essere metropoli. Passeggiare non è troppo salubre ma regala sensazioni stranianti. Le finestre aperte che offrono piccoli squarci di vita familiare, la luce che da aprile in poi sembra fare un enorme sacrificio a lasciare spazio all’oscurità, i locali da aperitivo che prima timidamente, poi senza remore si allargano fino ai marciapiedi, coi loro tavolini e i loro drink.

E se ad aprile dormire è più dolce, Milano si ribella ai detti e ai modi di dire rimanendo “aperta per primavera”. I suoi abitanti si riappropriano fieri di prati e alberi che regalano un po’ d’ombra, e godono del lato positivo di una moneta conosciutissima: inverno in sofferenza, pieno di freddo nell’ambiente, nelle ossa e nelle menti; primavera di rinascita, che si nutre di luce, bellezza e incredulità, rendendo tutto più dolce e saporoso.

Postato da: Elblondo a 15:37 | link | commenti
milano


Teo
Teo queste righe se le merita tutte. Mi ha accompagnato nel periodo più difficile, l’adolescenza milanese, nel mondo più difficile, la scuola, durante l’amore più difficile, usando l’arma più facile: l’ironia. Mi ha fatto e mi fa ridere ancora molto il buon Teo, faccia da bravo ragazzo, parole dure mai seguite da alcuna azione, poca voglia di imparare celato da analfabetismo forzato, occhi svegli che raccontano di una persona capace e spesso sottovalutata.

Cinque anni di vicinanza, sul banco alla mia destra (almeno fin quando ho deciso che la scuola mi aveva insegnato già tutto e continuare ad andarci era uno spreco di energie). Cinque anni in cui le ha provate tutte per copiare dai miei compiti in classe e dalle mie verifiche con scarsissimi risultati, e non perché io non lo facessi copiare, ma perché o non capiva la mia scrittura e storpiava il contenuto, o qualche oggetto magicamente si frapponeva tra noi (leggendaria la gag dello zainetto, con lui che si sporge per copiare il copiabile e il maledetto zainetto che assumeva la forma di montagna insormontabile…).

Teo mi ha fatto uscire da una cotta già scritta in queste pagine, che ha modellato in modo indelebile la mia adolescenza. L’ha fatto con discrezione ed attenzione, consapevolezza e rigore. E aiutato da molteplici fattori esterni, è riuscito nell’impresa. Mi ha insegnato l’ironia e l’arte di non prendersi troppo sul serio, lui così scoordinato e perennemente fuori tempo. Mi ha aperto le porte della sua casa come fossi suo fratello, e da fratello mi ha trattato sin dal primo giorno, lontano come gli anni che son passati.

Dopo il periodo universitario che tutto e tutti ha allontanato, ci siamo ritrovati facilmente, senza fatica o sovrastrutture. Qualche sms, qualche telefonata e la reunion ha preso forma da sola. Quel giorno capii come la vita di Teo avesse preso una strada inimmaginabile, meravigliosa. L’incontro con la persona giusta dopo un paio di tranvate, la fortuna di poter condividere un progetto già partito, una casa di proprietà fatta di sacrifici e pazienza, un lavoro poco sicuro come tanti ma intrigante come pochi, la fuga dalla pazza città, l’arrivo nel piccolo centro, isolato e florido il giusto.

E così il magnifico Teo, immaturo e un po’ salame come disen a Milan, era diventato come mi auguravo: quadrato rimanendo inconsapevole, maturato ma non troppo, in stato di grazia ma umano. Questa nuova persona, scoperta non più tardi dell’estate scorsa mi piaceva molto, quasi mi commuoveva per il cambiamento non forzato, per la gioia insita che non andava mai via da quegli occhi sempre sinceri. Gli avevo voluto bene, e non potevo non volergliene ancora.

Oggi, durante un pranzo a base di kebab e chinotto nella più buona e malfamata kebabberia del quartiere dove entrambi abbiamo scoperto di lavorare ho sentito un cerchio chiudersi, una gioia immensa, una sensazione acuta, mai sentita prima. Teo e la splendida Sara aspettano trepidanti l’arrivo di Nicolò, il loro primo bambino. E la gioia diventa commozione e sentimento di vicinanza a questi due ragazzi che si Amano, con la A maiuscola. E’ l’inizio di qualcosa di splendido, è il miracolo della vita e dell’amore che si ripete, e che è toccato a due persone che lo meritano. Ecco un’altra cosa che mi ha insegnato il buon Teo: se il bilocale dovrà diventare trilocale non importa, ora siamo impegnati in qualcosa di più grande, forse anche di noi. Non imparerò mai abbastanza dalla scanzonatezza di questo ragazzo di origini mantovane, che con piccoli gesti ed attenzioni mi ha reso un uomo più felice. Che mi ha reso un uomo.

Postato da: Elblondo a 19:33 | link | commenti
pensieri, milano, lavoro, sorriso


Dieci inverni
Film scollato e a volte troppo poco esplicativo, ma raccontare dieci stagioni in un’ora e mezza è impresa complicata. Film che racconta inconsapevolmente molto di una donna di cui ho ampiamente scritto in queste pagine, e la cosa mi ha toccato, quasi sconvolto. Gli studi dissoluti, l’esperienza all’estero, la vita inconcludente, gli svariati partners, la gravidanza…incredibile. Isabella Ragonese è una delle punte di diamante del cinema italiano emergente, volto fresco ed espressivo, fisicità comprensibile. Venezia è location scomoda e immeritata, fredda e umida, spersonalizzante. Promosso grazie alla protagonista.

Postato da: Elblondo a 17:40 | link | commenti
cinema


sabato, 09 aprile 2011
Pisa: sorrisi e segreti
Pisa è una città a dir poco ideale. La qualità della vita è sopra la media, non è troppo piccola ma definirla “provincia” è già esagerato, è talmente pianeggiante e regolare che il mezzo di locomozione maggiormente usato ha l’inusuale nome di bicicletta. Il mare non è troppo lontano, l’aria è gradevole e pulita, l’Arno porta la giusta umidità, riesce a farsi vivere senza stressare. E’ passato qualche anno ormai dalla mia ultima visita e ricordo un luogo pulito, una popolazione attenta e simpatica, un modo di concepire la vita lontano dalla schematicità milanese, asessuata, assuefatta e ripetitiva. E poi, quell’accento! I toscani, i pisani sembrano allegri a prescindere, danno l’impressione di tenere la vita per gli attributi pur riuscendo a non darle troppa importanza.

Il centro storico entra di diritto nelle “cose da vedere”: nell’arco di pochi metri la vista è inebriata da ciò che è possibile solo lì: quella Torre pendente che miracolosamente riesce a sfidare la gravità rimanendo in bilico racconta la storia di un luogo, di una regione, di un Paese. Giungono dai quattro angoli della Terra per ammirarla, contemplarla, chiedersi come sia possibile. E lei, austera e circondata da un’invidiabile quantità di verde osserva e si chiede il perché di tutta quella meraviglia. Ha ispirato domande e teoremi, film sulla fine del mondo e dubbi sulla forza gravitazionale. E’ fatta così, e i pisani ne nascondono il segreto.

Ricordo il rientro a Milano da quella gita fuoriporta: accolsi con sorriso pisano tutto ciò che la vita e il destino mi fecero parare davanti nella settimana successiva. I first class citizens milanesi mi iniziarono a guardare come avessi la ridarola, chiedendosi cosa mai avessi avuto da sorridere. Li ignorai, lasciandoli soli e tristi dentro i meandri della loro ridicola milanesità.

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viaggi


Stacca la penna!
Me lo diceva e scriveva sempre, alla lettura e correzione dei miei temi la mia professoressa d’italiano del biennio, alle scuole superiori. Me lo ricordo ancora, quando mi capita di scrivere qualcosa in corsivo. “Stacca la penna!”, perchè la mia scrittura già risentiva del mio essere mancino, e non poteva permettersi il lusso di un ulteriore appesantimento, di una serie infinita di lettere senza sosta, piene di continuità e voglia di esprimersi.

Mi guardava quasi con compatimento la prof, occhi grandi e modi spicci, tanto le era chiaro che quel modo di scrivere non rendeva giustizia ai concetti e ai pensieri che si accavallavano nella mia mente all’epoca confusa e disordinata. E io scrivevo e riscrivevo, provavo e riprovavo, ma uno dei pochi appunti che mi si imputava era sempre, puntualmente quello: “Stacca la penna!”. Come fosse un mantra, un dato scontato, un invito a non vivere tutto d’un fiato come stavo facendo in quel periodo irripetibile, pieno di bellezza e paranoie, di invidie e amicizie che sono ancora lì.

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pensieri, milano, sorriso


La scrittura mi salva
Nei periodi pieni tendo a sottovalutarla, salvo poi restituirle tutto il suo valore reale in queste giornate. Mi piace, mi libera, mi fa sentire bene. Buttare disordinatamente giù parole e sensazioni che poi poco a poco prendono forma è impagabile, è un flusso positivo e appagante. Scrivere le parole che non dico mi regala una felicità di riserva, che non ha niente da invidiare a quella vera. E’ una sorta di processo di creazione, che nasce dal di dentro più profondo e si propaga magicamente. E’ diventato un pezzo di vita, e non ne voglio più fare a meno.

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pensieri


Tump tump...tump tump...
Forse è la primavera, forse è tutto quello che ruota intorno al mio contratto che tanto mi sta facendo conoscere realtà impensabili, forse è un riflesso incondizionato, ma il mio cuore è tornato a battere. Dopo qualche tentativo a vuoto e falso allarme, dopo tempi di prese di coscienza, penitenza e pentimento, è tornato a farsi sentire. Batte forte, sincopato e ancora un po’ insicuro, chè siamo ad una ripartenza attesa ma che va detta, sperata a bassa voce. E’ giustificato da mani che si tengono forte, da sguardi chiari e chiarimenti immediati, dalla ricerca reciproca dell’altro e da quella voglia mai sopita, che rende esseri umani. Speriamo non sia un’illusione, speriamo duri. Alè.

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pensieri, lavoro, sorriso


Agata e la tempesta
Ancora e ancora Licia Maglietta. Sa di donna profumata e consapevole, che spegne le lampadine col pensiero, proprio come succede in questo film delizioso, maturo, cosciente. Licia è un perenne raggio di sole, illumina la scena con la sua fisicità prorompente e mediterranea. Sorride con gli occhi, trasmette sogno e ironia. Un po’ sprecata tra le braccia di un Claudio Santamaria che trasuda vacuità, con quella perenne espressione “Chiatti”…alquanto lessata.

Emilio Solfrizzi e Giuseppe Battiston completano una pellicola avvolgente, sorniona. Licia li fa infatuare entrambi, ovviamente. La Maglietta si concede poco, ma è nel novero delle grandi attrici italiane. Silvio Soldini la fa regina e poi amante, sorella e sorellastra, in carriera e allo sbaraglio. Licia se la cava in tutti i ruoli, in tutte le situazioni. Splendida, preparata, da esportazione.

Postato da: Elblondo a 16:10 | link | commenti
cinema


Le acrobate
Treviso, Taranto e il Monte Bianco come mete di speranze e anime che si intrecciano. Freddo e caldo che si contrappongono come le stagioni della vita, in un continuo dare / avere che è dentro ogni essere umano. Un romanzo di formazione dentro ad una regia ispirata al limite della perfezione. Una Valeria Golino agli inizi, un pò bloccata nel complicato ruolo della pugliesotta forzata, senza prospettive né illusioni. Una Licia Maglietta da David di Donatello per interpretazione, intensità, femminilità, ispirazione d’artista. Pellicola splendida e leggera, speranzosa e completa, sognante e malinconica.

Postato da: Elblondo a 11:27 | link | commenti
cinema


Giustizia è fatta
E dopo sei fermate sei di metropolitana in cui non hai fatto altro che tocchicciare lo schermo del tuo I – Phone, curiosando tra gli utilissimi siti di Tuttosport, Ebay ed Eurosport…patatrac, il già nominato I – Phone scivola dalle tue sudate mani e sbatte violentemente sulla mia scarpa, spatasciandosi di faccia sul calpestatissimo e sporco corridoio del treno. Forse qualcuno, in quel preciso istante, era sintonizzato sulle frequenze delle mie speranze.

Postato da: Elblondo a 19:29 | link | commenti
metropolitana, milano, sorriso


Kant, Thomas Jefferson e Vallanzasca
Il sonno della ragione genera mostri.                                    Immanuel Kant
 
Scappo, vado a fare la spesa. A proposito, secondo voi le confezioni di onanismo saranno in offerta?                  La mia collega S.

Rendo grazie a qualunque dio ci sia, per la mia anima invincibile. Sono il padrone del mio destino, il capitano della mia anima.                    Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela, “Invictus”

“Allora, tutto come avevo previsto?” “Sì. Sei più attendibile di un sindacalista”.                               Nell’ordine, io e un mio collega. Voleva farmi un complimento…

Era figa, ma con classe. Del tipo “cretino, mbeh? Che vuoi? Che c’è?”.            Il mio collega A. su Annie Lennox ai tempi di “Sweet Dreams”

Ci ho messo sette anni eh, però alla fine ho capito che Milano una cosa veramente bella ce l’ha: il treno per Lecce.                                Fabrizio Gifuni a Marcello Prayer, “Galantuomini”

Credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose degli eserciti schierati.                      Thomas Jefferson. Lo disse nel 1816…

Voi mi state incriminando per tante cose che io non ho fatto. Per la maggior parte dei delitti che io invece ho commesso non mi avete neanche indagato, e questo la dice lunga sull’incapacità e sugli errori plateali degli organi inquirenti in questo Stato.
Io non sono cattivo. Ho soltanto il lato oscuro un po’ pronunciato.            In entrambi i casi, Kim Rossi Stuart nei panni di Renato Vallanzasca, dall’omonimo film di Michele Placido. La seconda parte della prima citazione mi ricorda qualcuno…bah

Sei decisamente mentale.                          La mia ultima ragazza

Non sei per niente mentale.                     La mia vicina di casa. Le donne…chi le capisce è bravo

Postato da: Elblondo a 17:14 | link | commenti
citazioni


Sol Levante, non tramontare
Torno a scrivere del dramma giapponese. Perché non lo si deve dimenticare, non lo si può derubricare, non è coscienzioso sottovalutarlo. Ho aperto l’ultimo post che trattava il caso con un titolo eloquente ma forse un po’ retorico. Mi si apre il cuore quando leggo che la città più martoriata dalle bombe Nato e da quelle americane in Afghanistan, Kandahar, invia 50.000 dollari alla popolazione giapponese per solidarietà, per far sentire la propria presenza, il proprio dolore. Cifra simbolica, gesto che consiglia riflessione e ammirazione.
 
La strage ancora non è quantificabile, risulta tuttora incomprensibile. La logica nucleare non paga, e sono questi i segnali che devono farci desistere, alla faccia di chi, come Chicco Testa, ancora parla di terremoto e tsunami come prove provate di “sicurezza delle centrali nucleari”. Abbiamo il sole e il vento, abbiamo le energie pulite. Usiamo quelle. E licenziamo da qualunque posto di responsabilità Chicco Testa e la sua (poca e molto sopravvalutata) materia cerebrale, a dispetto del cognome che porta.
 
Dalla dignità di una popolazione che ordinatamente si organizza non temendo mai il peggio non abbiamo che da imparare. Dall’educazione e dalla compostezza post terremoto, post tsunami, durante il pericolo nucleare non abbiamo che da essere comprensivi ed esprimere fratellanza e solidarietà. Forza Sol Levante, forza popolo pieno di menti lucide e sorridenti, non siete soli. Tanto ci avete insegnato, tanto non abbiamo compreso, tanto vi dobbiamo.

Postato da: Elblondo a 11:27 | link | commenti
pensieri


Che fare? Ai blogger l'ardua sentenza
La mancanza di stabilità di questa piattaforma un po’ mi preoccupa. Le magagne e i grossi problemi emersi non più tardi dello scorso fine settimana hanno generato domande e paranoie piccole e grandi in molti utenti. Splinder dovrebbe essere immediata e veloce, di facile utilizzo e comprensione, fruibile e chiara. Purtroppo non è sempre così, la macchinosità di alcuni passaggi è evidente, come la mancanza di immediatezza in visibilità dei blog. C’è chi paventa il cambio di piattaforma e chi fa emergere un’altra, notevole ed inaspettata problematica: un back up dei post è praticamente impossibile e ricominciare da zero per chi ha blog che “vivono” da anni non è esattamente la miglior prospettiva. Eppure i post non sono coperti da diritti d’autore se non esplicitamente segnalato all’interno del blog…

Che fare dunque? Non considerare gli allarmi di chi afferma che Splinder è sull’orlo del burrone e che la fine è vicina continuando a pubblicare e scrivere all’interno di un dominio splinder.com? Lasciarsi guidare dalla paura, gettarsi senza paracadute e abbandonare Splinder al suo destino, migrando verso un concorrente? Ai blogger l’ardua sentenza.

Postato da: Elblondo a 16:57 | link | commenti
pensieri

martedì, 15 marzo 2011

150 volte auguri
Quante ne hai viste Paese mio, e quante ancora ne vedrai. Sei rimasto giovane dentro, nonostante alcuni, vedendosi invecchiare, ti vorrebbero come loro. Le stagioni non ti scalfiscono, ma ti rendono più bello. Sei forte, volitivo, appassionato. Hai un cuore così grande da riuscire a pulsare anche oltre i tuoi confini, fin dentro i petti dei 2nd class citizens. Auguri e lunga vita dunque Belpaese, 60 e più milioni di cuori battono per te.

Postato da: Elblondo a 19:52 | link | commenti
italia


Siamo tutti un pò giapponesi
Le immagini che arrivano da decine di migliaia di chilometri di distanza lasciano immobili, senza parole. Un popolo che si credeva pronto, ma che non aveva considerato la forza immane della Natura che senza preavviso rompe gli argini e cambia la vita. Un’isola di terra sismica per definizione trema come la scala Mercalli non è in grado di spiegarci, per minuti, in un turbine di edifici che ondeggiano, librerie che cascano, popolazione nel delirio. Poi, come se non bastasse, lo tsunami di conseguenza. La sua onda distruttiva e senza dio, che rende acqua qualunque cosa. Infine, il pericolo nucleare, le centrali che si surriscaldano, ciò che resta della vita messo in pericolo da un nemico stavolta invisibile, inattaccabile, che non lascia scampo.

E’ l’apocalisse, è il Giappone che questi giorni rimbalza da un canale a un sito, da una bocca all’altra. Corpi che affiorano dalle spiagge, aeroporti che diventano porti, treni e navi spariti nel nulla, evacuazioni, esseri umani invitati a non muoversi da casa o, se proprio costretti, a usare precauzioni inimmaginabili e inumane. Il nostro 150° compleanno è alle porte, ma in questi giorni siamo tutti un po’ giapponesi.

Postato da: Elblondo a 17:47 | link | commenti
pensieri, televisione


Che fine hanno fatto i Morgan?
Titolo sbagliato. Questo film poteva tranquillamente intitolarsi “Che fine ha fatto Hugh Grant?”. Pochi dubbi: il suo humour inglese una volta in trasferta oltreoceano non graffia, non punge, non fa ridere, ed è fortemente penalizzato, in questo caso, da un doppiatore tricolore dotato di un solo tono monocorde. Affiancargli poi Sarah Jessica Parker, baciata dalla fortuna di “Sex and the City” più che dal talento o da una parvenza lontana di sensualità è un vero affronto, a prescindere. La bionda è insapore, meno attraente di un frigorifero vuoto.

 
Trama prevedibile, che vuole risultare a tutti i costi avventurosa ma riesce ad apparire quasi imbarazzante. Fai una cosa Hugh, snobba Hollywood e le sue commercialate, proprio non ti meritano.

Postato da: Elblondo a 18:35 | link | commenti
cinema


Roberto!
Ogni volta che Roberto Saviano si palesa in televisione lo sguardo è totalmente calamitato dentro i suoi occhi e le sue parole sempre chiare, forti, senza filtro. La sua forza dovrebbe essere la nostra, quella di denunciare ciò che non va, di toglierci dal volto la maschera di ipocrisia che ci rende colpevolmente complici delle magagne, dei ladrocini, del malaffare. Invece, ogni volta sembriamo svegliarci dal torpore, tanto siamo assopiti a causa del bunga bunga e di ciò che ne consegue.

Può essere lui il tanto acclamato papa straniero che il centrosinistra cerca quasi in maniera disperata? Può essere lui l’uomo che ci tira fuori dal turbine di ignominia che ci ricopre? Mi sembra utopico. Saviano è perennemente sotto scorta, non è dato conoscere dove vive, il suo destino è scritto come crudele, probabilmente quando le telecamere si spegneranno, quando il clamore che lo accompagna diventerà ricordo, quando i suoi libri smetteranno di avere quella forza dirompente che hanno. Speriamo il più tardi possibile.

Seppure lo si tiri da una parte e dall’altra, nonostante i suoi occhi si accendano di una luce fulminea quando si trattano certi disvalori da eliminare quanto prima, anche se lo Stato e la sua concezione senza dubbio ne guadagnerebbero, la figura terza non può essere lui. Con buona pace di D’Alema (che comunque, in funzione del suo “enorme” potere, avrebbe messo i bastoni tra le ruote e una scopa…lì anche al buon Roberto).

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italia, politica, televisione


Nuova ossessione
Ho scoperto la Piña Colada. E non riesco più a farne a meno. Mi piacciono i drinks dolci, e quell’unione di cocco e ananas, quella schiumetta di cui godere con la cannuccia han creato una dipendenza. Tanto da ordinarne una durante una serata in Brasserie…ma la Brasserie ha le birre artigianali, quelle coi controfiocchi! No, io volevo una Piña Colada.

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pensieri, sorriso


Metromiracoli
Se nel tragitto in metropolitana da Corvetto a Montenapoleone puoi permetterti di canticchiare “E’ il mio corpo che cambia, nella forma e nel colore, è in trasformazione…” non sei una reincarnazione di Piero Pelù, ma una donna che nell’arco di una manciata di fermate ha cambiato totalmente il suo aspetto grazie ai miracoli del make up diventando, dal brutto anatroccolo che era, una pulzella di un certo livello.

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metropolitana, milano, sorriso


In quale città ti piacerebbe vivere?
Londra ti mette addosso un’immane voglia di scrivere e di malinconia. Vista da lontano sembra impersonale e caotica, incomprensibile e rapida, astrusa e piena. Poi, una volta sull’aereo che ti riporta indietro senti che un posto così potrebbe andar bene per ogni stagione: potrebbe tranquillamente ricordarti un amore, o una persona che odi furiosamente con la stessa forza, la stessa caratterizzazione. La megalopoli europea per definizione incorpora dentro sé un miliardo di sottomondi paralleli, di cose da fare chiunque tu sia, qualunque sia il tuo stile.

L’intreccio infinito delle metropolitane e la loro pulizia estrema, Camden e i suoi colori, Buckingham dove tutto ricorda una Lady nata il mio stesso giorno, la gente con qualcosa da mangiare in mano a qualsivoglia ora del giorno e della notte, la maestosità silenziosa di Tower Bridge e del Big Ben, le pischelle a gambe biotte che sembrano non soffrire i 2 gradi centigradi che a te han già fatto venir fuori dal naso la candela, la VITA, celebrata a ogni angolo, in ogni quartiere, le campagne di un colore che mai più mi è stato dato vedere, di quell’arancione “campagna inglese”, per l’appunto, Windsor e la sua storia.

Ci sono stato in un periodo buio, come fosse stata una fuga programmata, qualcosa che doveva succedere. Mi ha estraniato totalmente, regalandomi energie che ancora centellino dentro, perché Londra è così: se sei abituato a una Milano che prima di dare deve toglierti tutto quello che hai, la capitale inglese ti stupisce dandosi, dandoti, aprendosi senza vergognarsene, incurante degli sguardi di chi fatica ad accettare questa sua facilità.

A una sola, veloce e chiara domanda la mia mente risponde in maniera immediata, senza tentennamenti, sibilando “Londra” da dentro all’emisfero sinistro fino alla mia lingua: “In quale città ti piacerebbe vivere?”.

Postato da: Elblondo a 19:34 | link | commenti
viaggi


Galantuomini
Un’opera d’arte della mia terra, sulla mia terra. Un film sulla Scu e sulle sue diramazioni, e da Bari in giù han capito a cosa mi riferisco. Un territorio azzurro e incontaminato macchiato per sempre da una catena di vendette che si tramutano in criminalità organizzata. Due attori al crepuscolo di una bella carriera dopo anni di gavetta e sottobosco: Fabrizio Gifuni e una sagace, arrogante, cattiva, imperturbabile, negativa, lunare Donatella Finocchiaro, che tanto regala a 100 minuti di pathos e paesaggi, vecchi amori ed eroina. Un regista che sa di cosa parla, essendo nativo di quel Salento tanto bello quanto insanguinato. Film che ti lascia senza fiato per soggetto e ambientazioni. Molto più di un esercizio di stile, poco meno di un capolavoro.

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cinema, puglia


Avetrana, dove non c'è ancora fine al peggio
Pensavamo che il caso fosse chiuso, che i colpevoli fossero in prigione. Pensavamo fosse stato un affare di famiglia, un brutto, nero, atroce caso di violenza perpetrata ripetutamente, tra tinello e cantina. Pensavamo fosse diventato un caso da riporre in un cassetto della memoria triste, infame. Soprattutto, pensavamo che una volta spente le telecamere si fossero fermate anche le indagini.

Non potevamo sapere che l’affare riguardasse una famiglia così allargata, tanto da chiamare in causa fratello e nipote dell’orco. Non potevamo sapere di un linguaggio in codice barbaro e agreste, che chiama in causa i “cavalli scappati” per definire un sottobosco che sta per sfuggire, o è già sfuggito di mano. Non possiamo tuttora sapere se le indagini chiameranno in causa altre persone, chi per collaborazione effettiva,  chi per silenzi omertosi della peggior specie.

Non potremo mai spiegarci una violenza bieca e lurida, conosciuta e silenziata. Non potremo mai dispiacerci abbastanza di un’ignoranza che non conosce lingua ma obbedisce a bisogni primordiali. E non potremo far nulla per cambiare la testa della gente in una zona tanto depressa quanto saccente.

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italia, puglia


Apicella non fa rima con Arcimboldi
Regalare a questo post il tag “musica” è già qualcosa di rivoluzionario, proprio come l’idea del genio che ha pensato che un concerto di tal Mariano Apicella fosse degno del Teatro degli Arcimboldi. Per la cronaca, mi risulta che un programma televisivo di richiamo e successo quale Zelig faccia enorme fatica a far sì che tutti i biglietti disponibili del suddetto teatro vengano venduti. Figuriamoci un concerto del cantore del Capo! Ma con quale ardire, con quale coraggio? Più che la garanzia di una location di prestigio sembra un’occupazione.

E’ di questa settimana il ridicolo aggiornamento sullo stato della prevendita del concertone, in programma il 10 marzo: un biglietto venduto. UNO! Credo che ci sia bisogno di poche altre parole. Tra queste, una domanda, UNA come i biglietti venduti: Mariano o chi per te, che riflessioni ne trai?

Postato da: Elblondo a 16:49 | link | commenti
musica

giovedì, 24 febbraio 2011

Straordinari
Ci fosse una volta che i conti in merito alle mie ore di straordinario tornassero. Ne risultano sempre meno di quelle che ho effettivamente fatto, e il bello è che mica ce le pagano! Ce le fanno mettere da parte per riutilizzarle poi, come ulteriori giornate di ferie. Fatto sta che quando penso siano 8 sono 5 e mezza, e le 2 ore e mezza in più che credevo di avere a disposizione si dissolvono sul volto della segretaria che mi fa “no” col ditino. Queste piccole cose quasi mi destabilizzano, soprattutto se si aggiungono al fatto che al lavoro è un periodo un po’ così, mi sento quasi volutamente incompreso da chi ha fatto e fa di tutto per non comprendermi.

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lavoro


Vecchioni vince il Festival di Sanremo
Ed è come se una sorte di giustizia divina andasse al potere, come se la storia personale diventasse toccabile da un Paese intero. Roberto canta e le sue parole, da “Luci a San Siro” a questa ultima, struggente, reale, realista “Chiamami ancora amore” mi attraversano il corpo e l’anima, perché c’è un’altra voce che copre quella del Professore. La pelle lascia spazio e tempo ai brividi, e quel riecheggiare torna allegro e familiare. “Scrivi Vecchioni…scrivi canzoni…che più ne scrivi e più sei bravo e fai i danè…”.

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musica


"E dillo...e dillo..."
Giovedì mi è preso lo sghiribizzo e ho scritto a Matteo Renzi, sindaco di Firenze. Missiva chiara, domande stringenti, risposta immediata. Ecco come è andata.

Matteo, mi permetto di darti del tu. Sono un ragazzo di Milano, attento alla politica, felice e fiero che figure come la tua emergano nel desolante panorama attuale. Mi permetto di inviarti queste righe come fossero una lettera aperta. Potrai leggerle a breve anche sul mio blog   Testa milanese, cuore salentino   che trovi su www.elblondo.splinder.com
 
Con stima, 
 

“E dillo…e dillo…”
Il tormentone insopportabile di tal Franco Ordine da Foggia diventa frase da suggerire a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, rottamatore, figura emergente di un Pd che non lo farà emergere.
E dillo Matteo, che di questa classe dirigente non se ne può più. E dillo che ti proponi come figura chiave per una rinascita italiana, tutto genio e recupero di credibilità. E dillo che sei quasi super partes per quanti, anche a destra, più non si riconoscono in un Capo che domina la cronaca giudiziaria di un Paese fermo. E dillo che neanche l’opposizione ti garba (alla fiorentina, per l’appunto), piena com’è di gente che ha paura più del post berlusconismo che della fine del mondo. E dillo che l’Italia si merita altro rispetto a ‘sti mille e più (tra deputati, senatori e compagnia cantante) morti di sonno che stanno affossando un Paese che splenderebbe di luce propria, se loro fossero minimamente abili. E dillo che se dei nani ne abbiamo abbastanza, figurati delle ballerine…E dillo…e dillo…Forza Mattè, non ti far obnubilare da chi ti dice che tanto non si può. Tu dillo…e dillo…
 
Caro,
grazie per la mail.
Non mi garba la sinistra che troppo spesso vive in una bolla autoreferenziale, senza alcun contatto con le problematiche reali del Paese. Sono convinto infatti che se il Pd vuole tornare a vincere e a convincere deve innanzitutto dire che idee ha per questo Paese.
Teniamoci in contatto: sto arrivando a Milano dove stasera presento il mio libro (ore 19 Salone d’onore della Triennale), se ci sei, mi farà piacere conoscerti.
Un saluto cordiale, a presto,
Matteo

 
Ovviamente, ci sono andato. Più che la presentazione di un libro mi è sembrato uno spettacolo teatrale. 55 minuti filati di attualità, buone intenzioni e attacchi a chi sembra amico ma poi troppo amico non lo è. Breve chiacchierata, Renzi mi è sembrato accessibile e chiaro, oltre che un buon amministratore con ottime idee. Se la gerontocrazia non lo blocca, ha un futuro nobile davanti a sé.

Postato da: Elblondo a 16:45 | link | commenti
pensieri, italia, politica, teatro


Sai che c'è?
Che ho una fastidiosissima nausea manco fossi una donna incinta.
 
Che la nausea è accompagnata da catarro di un verde malsano.
 
Che la gola brucia un po’.
 
Che dopo un mese e mezzo di schiavismo legalizzato, finalmente oggi al lavoro NON HO AVUTO UN CAZZO DA FARE!
 
Che molte, troppe ragazze mi turbano in questo periodo.
 
Che, forse, avrei bisogno di una ragazza.
 
Che gli ultimi 15/20 giorni sono volati senza darmi un secondo per pensare.
 
Che vorrei fare un milione di cose ma mi ritrovo sempre dentro una vita dove i tempi e i luoghi non mutano mai.
 
Che vedere lumache bavose a forma di uomo mi imbarazza, mi fa sentire freddo, mi fa arrabbiare.
 

 
Che scrivere libera.

Postato da: Elblondo a 19:26 | link | commenti
pensieri, lavoro


Po - po - poooooò
E’ di una decina di giorni fa la notizia che i White Stripes si sono sciolti. E’ il segno dei tempi: lo hanno fatto i Beatles, gli Oasis, i Take That e ora tocca ai coniugi White. Due ragazzi che sembravano e sono passati per anni come fratello e sorella, che in Italia erano durati lo spazio di un secondo grazie a “Seven Nation Army”, il LORO pezzo. Poi, in un giugno neanche troppo lontano, il Capitano della Nazionale di calcio, una volta inquadrato nel tunnel che porta al campo, intona forte e chiaro il motivetto che diventerà l’inno, il tormentone, il mantra, l’urlo di gioia dell’annata di grazia 2006. “Po – po – poooooò”, e gli avversari cadono a terra come pere sotto i colpi di 11 azzurri spinti da 56 milioni di cuori.
Suoni tambureggianti, voce imperfetta, testi orecchiabili. A risentirci, coniugi White.

Postato da: Elblondo a 17:40 | link | commenti
musica


Una proposta per dire sì
Ed ecco che come per magia, da una romanticissima commedia ambientata in Irlanda spunta la degna erede di Nicole Kidman. Rossa come l’ex Mrs. Cruise comanda, meno plastificata, meno imbronciata e maggiormente polivalente dell’illustre collega, Amy Adams regala qualcosa di chimico a questo film prevedibile e lineare nel suo genere, di cui si intuisce ogni sottigliezza con interi quarti d’ora d’anticipo. E’ nata una stella.

Postato da: Elblondo a 14:19 | link | commenti
cinema


Corone e Signorinelli
Il morto di fama per definizione, che tanto per non far nomi si cela all’anagrafe sotto la voce “Fabrizio Corona”, è sconvolgente. Il senza scrupoli ancor prima che senza cervello, il marchettaro, il pappone. Quello che non si fa problemi a mandare la cognata, sorella di cotanta Belen, a sostituire un’altra che no, in quell’hotel a fare le cosacce a 4.000 Euro a notte non aveva più voglia di andarci, scoprendo quasi per caso di avere una sottospecie di dignità e rinfacciando l’inquietante sentimento al succitato Corona (che, dopo aver sentito la parola “dignità”, trafelato al suono sconosciuto si fiondò a cercarla sul vocabolario, dimenticando di non possederne uno).
 
La stanchezza mediatica, processuale, fattuale che porta con sé questi personaggi è palese, e il lato meraviglioso della cosa è che, prossimamente invitati da Signorinelli o a Domenica Cinque, passeranno per vittime del sistema, o per poveri cristi che si barcamenano per sbarcare il lunario, o per i furbetti del momento che sanno che rimarranno impuniti.
 
Di tutto quello che c’è dietro non voglio scriverne, chè allo schifo, allo sdegno, alla mancanza di grazia ci deve essere un limite. DEVE esserci. E se non c’è, PONIAMOLO.

Postato da: Elblondo a 18:25 | link | commenti
italia, televisione


Tutta colpa di Giuda
Film canterino un po’ improbabile, che lentamente ti prende. Sarà per la pesantezza del tema trattato col giusto disincanto, sarà per la dolce facilità che rende carcerati modello “fine pena mai” attori da far invidia a nomi acclamati e sopravvalutati, sarà per una Kasia Smutniak che anche stavolta non si smentisce: calamita di sguardi, talento superbo, destino crudele. Pellicola educativa e facile, da portare nelle scuole medie per instillare i primi dubbi ai ragazzi, generare dibattito e far emergere interrogativi che li accompagneranno a lungo.

Postato da: Elblondo a 14:33 | link | commenti
cinema


Il grigio vince...ma ancora per poco
E’ un inizio febbraio strano, quasi primaverile. Gli sguardi prendono forme diverse, i colori spingono per dominare il grigio pur sapendo che no, ancora non è il loro momento. Le giornate si allungano ma sembrano più corte, e l’azzurro del cielo sembra comunicarci di essere tornato per restare. Che questo lungo, infinito, oscuro invernaccio sia finito?

Postato da: Elblondo a 17:09 | link | commenti
pensieri


La differenza tra musica e rumore
...è sostanziale. Fino ai 18/20 anni ascolti quasi esclusivamente rumore, e il diventare adulto è accompagnato dall’improvvisa consapevolezza che un pezzo house e una marmitta hanno essenzialmente lo stesso suono. E sorridi dei dj “che spaccano”, produttori di fastidiose emanazioni sonore, lavoratori, con sacrificio, nella notte della musica. Facendo finta di dimenticare la musica pop, in Italia mutuata fin dentro al neomelodico più inascoltabile, cresci e scopri la musica da camera, poi la classica, infine, avendo maturato coscienza critica musicale, generi una playlist sensata e personale e la contrapponi al salto di corsia di un tir in autostrada…pardon, a quell’accozzaglia di suoni senz’anima provenienti dall’I – Pod del ragazzotto che si muove come dentro a una crisi compulsiva, riuscendo nell’impossibile impresa di coprire la frenata della metropolitana che entra in stazione grazie all’energia generata dalle vibrazioni delle sue due cuffiette.

Postato da: Elblondo a 18:06 | link | commenti
musica

giovedì, 03 febbraio 2011

Quando bastano gli occhi
Rientro dal lavoro come tutti i santi giorni feriali. Mi siedo stancamente, quasi socchiudo gli occhi. Dopo poche fermate mi risveglio piacevolmente da quell’antipatico torpore che mi coglie in metropolitana. Nel mio vagone, dalla porticina che si apre davanti a me entra una signora attraente, ben vestita, sulla quarantina portati con eleganza e consapevolezza. Mi guarda, mi chiede permesso, si siede alla mia destra. Mi guarda, sorride. La guardo, sorrido. Ci fissiamo, rimanendo per un attimo come interdetti. Finge di scartabellare il quotidiano gratuito, sbirciandomi da dentro il buco tra la sua mano sinistra e la fine della pagina. Poco prima di entrare nella stazione di Montenapoleone mi riguarda, si alza e mi saluta con gli occhi. In piedi, mi sta di spalle e fissa il vetro della porta che riflette la mia immagine. Io faccio lo stesso, scorgendo lei. Esce. Pensavo che si sarebbe recata dritta verso l’uscita, non voltandosi più. Mi sbagliavo. Dopo un paio di passi, una volta all’altezza del finestrino gira la testa di tre quarti e ci fissiamo ancora, in modo inequivocabile. Fino a Porta Romana son rimasto con lo sguardo dentro quel finestrino, e pochi centimetri più in basso la mia bocca era ferma dentro l’espressione di un sorriso che più inebriato non si può. E’ scesa troppo presto, ma è riuscita comunque a cambiarmi la giornata.

Postato da: Elblondo a 20:30 | link | commenti
metropolitana, milano, lavoro


Sopravvivo, fingendo di non ricordare
In questi giorni, i più complicati dell’anno, cerco senza arrendermi un raggio di sole, un motivo stupido per sorridere, un’occupazione che mi tenga la mente in movimento. Mi butto nel lavoro, e in questo periodo ce n’è più del solito, nei dialoghi mentali, nelle pulizie di casa. Sopravvivo alla fine dell’inverno, a queste giornate che mi riportano indietro nel tempo e nella vita vissuta, fingendo di non ricordare come un’infinita serie di mantra ogni singolo accadimento che avveniva esattamente 5 anni fa, come se il tempo fosse un’asticella che si sposta poco a poco, lenta e inesorabile.

Postato da: Elblondo a 22:44 | link | commenti
pensieri


L'uomo che fissa le capre
Storia un po’ faticosa di sciamani, visioni e guerra, che viene più facile da raccontare (ma non da spiegare) grazie a un poker d’assi di livello sopraffino: George Clooney, Ewan McGregor, Kevin Spacey e Jeff Bridges non si risparmiano, e un film dall’intreccio profondo e a tratti scollato se ne giova senza tirarsi indietro. Trama visionaria che a volte va a parare a vuoto, contornata da messaggi forti e chiari: la guerra in Iraq è stata uno sbaglio imperdonabile, gli eserciti troppo spesso si basano su credo da psichiatria, il destino è un filo che accompagna e decide la nostra vita, il fallimento è un’opportunità per risorgere (tematica molto cara a Hollywood e dintorni). Promosso con riserva.

Postato da: Elblondo a 16:57 | link | commenti
cinema


Usciamone con cautela
A volte mi stupisco delle cose che riesco a pensare. In questo periodo è molto forte la sensazione, non da me per l’appunto, che quando il governo in carica cadrà ci sveglieremo da un sonno profondo e pericoloso, che col suo torpore massmediatico è riuscito a nasconderci per interi anni il reale stato del Paese. Credo che il berlusconismo porti con sè la peculiarità fittizia di farci sentire belli e narcisi, nascondendo le palesi problematiche che ci attanagliano. E quindi, quasi magicamente, la disoccupazione non c’è, il potere d’acquisto degli stipendi è alto, le opere pubbliche fanno passi avanti giorno dopo giorno, siamo rispettati e temuti in Europa e fuori, la crisi c’è ma da noi un po’ meno, il sole splende.

Ma è davvero così? Sono praticamente certo che basterebbe un governicchio tecnico per farci risvegliare in condizioni peggiori di Grecia e Irlanda. E ho un po’ paura. Quindi Berlusconi, Carfagna, Mussolini, Rotondi, Gasparri, Brambilla, Capezzone, Bondi forever? Anche no. Ma usciamone con cautela. E senza usufruire del salvagente al veleno di D’Alema e compagnia.

Postato da: Elblondo a 19:55 | link | commenti
italia, politica


Ridateci Mike
Trafugare. Un verbo che risulta freddo e osceno già alla scrittura. Una sorte indegna per chiunque. Una manciata di menti bacate, scervellate al punto da pensare una mossa del genere. Per un riscatto, per quei 5 minuti di gloria che questo tempo così medievale regalerà sicuramente loro. Pensiero frutto della disperazione e della mancanza di orgoglio, che fa rabbrividire e vergognare. Siamo diventati questa roba qua? Speriamo che la selezione naturale ci decimi. E rimangano, a tutti i livelli, solo i valevoli, gli incorruttibili, i valorosi.

Postato da: Elblondo a 18:51 | link | commenti
italia, televisione


Non sono neanche entrato
Vivo ormai da 16 mesi in questa casa, e ancora non posso dare a me stesso la soddisfazione di considerarla del tutto arredata. Manca qualche quadro, o qualche stampa, che con i chiari di luna che sto per descrivere non acquisterò mai.

A Milano il weekend appena passato è stato soleggiato e freddo, come se il sole ancora nulla possa fare contro la folle forza dell’inverno, che tutto distrugge. Sabato mi è sembrato il giorno giusto per fare un salto in un negozio che mi era stato consigliato tempo fa e che vende solo quadri e stampe, dalle parti delle Colonne di San Lorenzo. Beh, sarà perché sto come descritto nel post precedente, sarà perché l’ho visto desolato, vuoto e un po’ costoso, ma dopo una bella e piacevole sfacchinata mi sono fermato davanti alle vetrine, e son tornato indietro. Conseguenze: la casa è ancora spoglia, bianca e inanimata, le stampe che vorrei continuano a giacere nelle cartellette semoventi dei negozi, la commessa delle Colonne ha ancora il mento appoggiato sul parquet.

Postato da: Elblondo a 17:36 | link | commenti
casa, milano, sorriso


Mi guardo dentro e sento...
Freddo. Fuori e dentro. In questo periodo dell’anno è così. Mi chiudo in un rumoroso silenzio, aspettando che passi. Attendo fremente i primi odori di primavera, così lontana, così vicina. Apprezzo la solitudine, le parole intelligenti, gli amici pochi ma buoni. Mi sento solo nella confusione, che mi tira un po’ su il morale. Lascio crescere la barba, non cerco i divertimenti o le serate ma una conversazione logica e un po’ fuori dagli schemi. Aspetto che febbraio abbia inizio, che prenda coraggio e continui la sua furente corsa verso marzo. Per volermi un po’ più bene, per sentirmi meglio. Non più felice, quel percorso è terminato nella maniera più inaspettata e positiva. Ma meglio fisicamente sì. Aspetto il sole e la sua energia. Lo attendo pazientemente. Tanto lo so, lui arriverà.
 

Postato da: Elblondo a 17:11 | link | commenti
pensieri


E' complicato
Se Meryl Streep gioca all’adolescente, tra amori contesi, party e canne, il film non funziona. Se agli adolescenti veri viene imposta un’impronta seduta e anzianissima per far risaltare la vivacità costruita di Meryl, il film non funziona. Se si fa sorridere troppo, ammiccare troppo, sembrare troppo femme fatale la Streep, il film perde in naturalezza, e non funziona. Americanata scialba, sciatta, faticosa, senza capo né coda. Difficile e impervio arrivare al finale, accolto con un sospiro di sollievo. Pellicola brutta, improponibile su qualsiasi mercato.

Postato da: Elblondo a 17:48 | link | commenti
cinema


Se tutto va bene siamo Rubynati
Troppi i fatti delle ultime ore. Troppe le parole, le indiscrezioni, le intercettazioni, lo squallore. L’immagine di un Paese meraviglioso e solare come il nostro viene calpestata, ridicolizzata, imbarazzata da situazioni immaginate, pensate, ma che si speravano lontane dalla realtà. E invece no. E la rabbia nasce dalle piccole cose, dalle case di Milano Due in comodato d’uso alle ragazze disponibili, dalle ore spese in festini e non al servizio di uno Stato che mai come ora avrebbe bisogno di un Capo carismatico e operativo. Soldi e sesso, bunga bunga e deputate, sottosegretarie e minorenni, oro e auto, e chissà quant’altro non ci sarà mai dato sapere. L’istantanea è al contempo inquietante e svergognata, caciarona e malata.

E quanta ragione ha un insigne filosofo quale Massimo Cacciari: diamo per scontato che Mr. B. sia di per sé sempre innocente, inconsapevole per status. Ciò non toglie che la vita, per definizione pubblica, di un capo di Governo, mal si addice alle abitudini di un figuro che a volte gioca al pappone protettivo, altre al cliente bavoso. Seguono imperdibili balbettamenti di lacchè prima affermatissimi e ora in palese difficoltà quali Sallusti, Vespa e compagnia linguacciuta. In questi casi va molto di moda dire che toccato il fondo si può solo risalire. Speriamo che il fondo sia questo.

Postato da: Elblondo a 20:36 | link | commenti
italia, politica


Ora e per sempre
Cronaca di una leggenda chiamata Grande Torino, che ha lasciato un segno indelebile nella storia d’Italia. Undici uomini che dominavano l’universo calcistico della seconda metà degli anni ’40 mettendo le ali al sogno di un’intera nazione, fomentando l’utopia di una rivincita. Un film, un romanzo, una sottostoria avvincente, pensata col cuore, appoggiata su pellicola con leggerezza grazie a un immenso Gioele Dix. Il finale drammatico che tutti conosciamo, che taglia le gambe, affloscia la speranza, spezza una consuetudine di vittorie la cui fama aveva travalicato gli oceani.
 
Un capoluogo piemontese asettico e paesone contiene uno stadio troppo piccolo per quegli anni e troppo grande ora, dimenticato e impotente di fronte all’erba che cresce senza alcuna manutenzione. Una storia di splendore e flashback, di solidarietà antica che si tramuta in arrivismo moderno, facendo tornare indietro i protagonisti ai valori più validi, al ricordo, alla commozione. Un film che tocca diramazioni recondite della mente e del cuore, rendendole sensibili.

Postato da: Elblondo a 10:56 | link | commenti
cinema

sabato, 15 gennaio 2011

Patatine. Fritte? No, minorenni
Per oggi avevo pensato a un pezzo cui avrei sicuramente associato il tag “politica”. Non mi censuro, ma non è il giorno giusto. Non oggi, day after dell’iscrizione nel registro degli indagati per concussione e prostituzione minorile nientepopodimeno che del Capo, che non firmerebbe la lettera di dimissioni neppure fosse in trasferta forzata a Guantanamo. Non oggi, dopo che ieri sera, in rapida successione mi sono volutamente sorbito il Tg4 del buon Emilio, anch’esso indagato, che per la prima volta nella sua storia non ha neppure nominato il Presidente del Consiglio ma ha trattato di politica estera e di maltempo, e un Cicchitto mai così balbettante ospite dalla Gruber. Vivaddio, stavolta la Lega prende le distanze, tacendo all’ennesimo sproloquio di mister B., che vede comunisti ovunque (per inciso, i comunisti non sono neanche più in Parlamento). Che a lui piaccia, e tanto, la patatina, non è un male. Ma la patatina minorenne no Silvietto, quella lasciala perdere. E se proprio non ne esci, ogni tanto strizza per bene il canarino e occupa il tuo tempo libero pensando al Paese.

Postato da: Elblondo a 16:58 | link | commenti
pensieri, politica, televisione


Attestato di stima o licenziamento vicino?
Durante una breve riunione informale tra colleghi, alla presenza della mia capa, oggi è venuto fuori che da quando io lavoro lì è cambiato il clima: alcune persone fanno cose che prima si pensava non avrebbero mai fatto, le donne parlano di sesso come scaricatrici di porto o come si fa tra donne, le giornate passano più velocemente. Tutto questo inframmezzato da apprezzamenti quali “sei un elemento valido, una persona educata e perbene”. O mi stimano per davvero o sto per essere licenziato.

Postato da: Elblondo a 19:26 | link | commenti
pensieri, lavoro, sorriso


Il figlio più piccolo
Uno spaccato di Italia recente, contemporaneo, che rimanda a personaggi ai quali togliere sì i cavalierati di Gran Croce ma anche la cittadinanza. Un tema delicato, adulto, trattato con la giusta fermezza e sensibilità. Una Laura Morante meravigliosamente stordita, affascinante nel suo essere fuori dal mondo in maniera consapevole. Un Christian De Sica che ci prova, ci riprova, ma l’etichetta dell’attore da cinepanettone ti rimane addosso nonostante un cognome così. Un regista come Pupi Avati che ammetto di aver sottovalutato, poco amato, ma che in questo film è particolarmente apprezzabile perché riesce ad uscire dai suoi schemi in modo vincente, da maestro di quest’arte.
 

Postato da: Elblondo a 11:28 | link | commenti
cinema


Dan, butta la pasta!
Ero poco più di un bambino e già le mie orecchie riconoscevano quella voce inconfondibile, quell’accento americano che ogni tanto sbagliava inflessione ma suonava così adrenalinico, così irresistibile. Commentavi il wrestling di Ultimate Warrior e Hulk Hogan, e se quella sottospecie di sport non entrò mai tra le mie passioni, i tuoi modi gentili e il tuo sorriso vero non fecero fatica a toccare i miei bulbi oculari. Dopo un silenzio di diversi anni ti riscopro commentatore del campionato di basket più spettacolare e pazzo del pianeta Terra, senza mai perdere di vista quell’amore finito quando ero ancora troppo piccolo per capire quanto sei stato importante per la pallacanestro della mia città.
Hai atteso con pazienza e con orgoglio fino all’ennesima rifondazione targata Olimpia Milano (che fatico a chiamare Armani Jeans) e ora eccoti lì, di nuovo sul ponte di comando della società più gloriosa, che meriti. 23 anni dopo D’Antoni e Meneghin l’Olimpia è ancora tua caro Dan Peterson, portala dove solo tu puoi, col tuo carisma, la tua sensibilità che fuoriesce da quegli occhi anziani e chiari, il tuo modo di parlare arrotato e ridicolo per noi, che abbiamo imparato a volerti bene per quello che hai dimostrato di saper realizzare e di essere. Forza Dan, tutti con te, come dal 1978 al 1987, anno che si pensava avesse chiuso un ciclo, poggiando una pietra sulla storia.
 

Postato da: Elblondo a 11:15 | link | commenti
milano, televisione


Chiusi per nebbia. A Brindisi
Partenza per la Puglia. Tempo incerto, freddo malefico, tranquillità da vacanza. Il leggero ma presente ritardo del decollo da Linate doveva mettermi sull’attenti, e invece l’ho vissuto come ordinaria amministrazione natalizia. Il viaggio scorreva veloce, sotto i miei occhi passavano luci arancioni e Pepsi gentilmente offerta dalla compagnia di bandiera. Quando dovevamo essere atterrati da un pezzo, mi sorge un dubbio. Avevo come l’impressione che l’aereo avesse spento i motori, e che 180 passeggeri e svariati membri dell’equipaggio fossero immobili, per aria. Questa impressione divenne certezza, poi panico, infine rabbia all’annuncio del pilota: “…Informiamo i gentili passeggeri che abbiamo iniziato le operazioni di abbassamento di quota…(pausa tattica nonché infame)…Prevediamo di atterrare fra circa 15 minuti…A Bari”. Ma io avevo pagato per la tratta Milano – Brindisi! Niente da fare, nonostante i pianti isterici di qualche viaggiatrice la scelta era fatta, si atterrava nel capoluogo di regione. La motivazione suona come un contrappasso per i milanesi doc: l’aeroporto di Brindisi era stato chiuso per NEBBIA. Assurdo. Incredibile. Purtroppo terribilmente vero. Alitalia si riservava di garantire ai passeggeri il trasbordo via pullman da Bari a Brindisi, coi tempi e i modi della compagnia di bandiera. Ovvero: a valigie ritirate, nessuna traccia delle navette.

L’atterraggio previsto per le 21 diventava così un arrivo sottotono, a notte inoltrata, e chissà quali santi avrebbero atteso e riportato a casa dall’aeroporto di Brindisi quei 180 emigranti di ritorno. I miei compagni di viaggio iniziavano a perdere la classica faccia da vacanza. Milano e i suoi stress erano ufficialmente usciti in trasferta. E io devo ringraziare un amico di Sammichele di Bari, che non mi ha fatto mancare la sua disponibilità, una cena coi fiocchi, un letto su cui poggiare la testa e il corpo stressati da un prologo vacanziero un po’ così, una lauta colazione la mattina seguente e infine un passaggio fino all’entroterra brindisino, mai come quel giorno terra promessa.

Postato da: Elblondo a 15:24 | link | commenti
italia, puglia


Ciò che resta della Puglia
La riscoperta del rumore del mare e qualche mancanza inaspettata. Un saluto troppo veloce, troppo sfuggente, troppo poco da me ad una donna che tanto è stata, che tanto sarebbe ancora e che mi ha dato l’opportunità di rimediare giusto l’ultima sera di permanenza, all’ultimo minuto, con una bella chiacchierata. E poi il ritrovarsi gioioso con amici con cui ho condiviso più di quello che voglio ammettere, la pazienza dell’ascolto, le nuove leve che ci rubano spazio e drinks. Un altro modo di concepire il tempo che per 11 mesi all’anno fingo di aver dimenticato. Una benedetta mancanza di campo. Sguardi che dicono più di un milione di parole, cattiverie più gratuite di quelle milanesi, gossip scorretti. Gruppo e solitudine. Letture e films. Milano, rieccomi.

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